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Il malore di Hillary Clinton e il suo problema di credibilità

Creato il 14 settembre 2016 da Pfg1971

Il malore di Hillary Clinton e il suo problema di credibilità

Il recente malore sofferto da Hillary Clinton durante il quindicesimo anniversario dell’11 settembre, potrebbe avere una influenza non secondaria sulla campagna presidenziale americana.

La motivazione risiede non è tanto nel presunto deteriorato stato di salute dell’ex First Lady, pur importante, ma piuttosto nel fatto che Hillary abbia mentito o comunque non sia stata chiara sulle sue condizioni fisiche.

Infatti, in passato, vi sono stati numerosi esempi di presidenti malati o con situazioni di salute malferme.

Ad esempio, Franklin Roosevelt, poliomelitico e costretto su una sedia a rotelle, ma non per questo non in grado di essere rieletto per ben quattro volte dal 1932 al 1945.

Oppure Dwight Eisenhower, l’ex generale comandante in capo delle forze americane dello sbarco in Normandia, il D-Day del giugno 1944, il quale, nel 1956, pur se reduce da un attacco di cuore, riuscì a farsi eleggere per un secondo mandato contro il democratico Adlai Stevenson.

Lo stesso Ronald Reagan, eletto alla presidenza come il più anziano in assoluto, nel corso dei suoi otto anni in carica, non fu sempre al massimo delle sue capacità fisiche e mentali: spesso cadeva preda di crisi di sonno improvviso, come ad esempio, nel 1982, in occasione di una udienza in Vaticano da Giovanni Paolo II, oppure i suoi collaboratori notavano le prime avvisaglie di quel morbo di Alzheimer che lo avrebbe portato alla morte, ma nonostante ciò, poté essere eletto per due mandati.

Il problema della Clinton è dato dal fatto che ha nascosto quella che è stata definita come una semplice polmonite.

L’ex Segretario di Stato ha sostenuto di averlo fatto poiché pensava che fosse solo un problema passeggero che si sarebbe risolto in poche ore. In realtà così non è stato e le sue immagini di domenica scorsa, malferma sulle gambe e a rischio di caduta hanno fatto il giro del mondo.

Al riguardo il pensiero va a quanto accadde nel 2012, quando ancora titolare del Dipartimento di Stato, fu vittima di una caduta determinata da cause mai chiarite fino in fondo e che la costrinsero ad annullare ogni appuntamento in agenda per vari giorni e la costrinsero anche a portare pesanti occhiali da vista.

Quello che colpisce l’opinione pubblica americana e che potrebbe lasciare segni importanti anche sul suo destino elettorale è la reticenza di Hillary ad affrontare certe tematiche.

Lo stesso discorso vale per l’uso di un server improprio per l’invio delle sue mail come ministro degli esteri statunitense.

È come se la Clinton, proprio in quanto donna, e quindi debole per antonomasia, rispetto all’uomo, voglia continuare a costruire una immagine di sé inattaccabile, inossidabile e lontana da qualsiasi cedimento o mancanza, sempre e comunque.

Una apparenza che però la realtà tende a smentire, spesso in modo impietoso, come accaduto domenica e che proietta nell’inconscio degli elettori americani una figura dell’ex First Lady falsa e poco limpida.

Del resto, la stessa Hillary non riesce a liberarsi da una simile patina di innaturalezza e opacità, basti pensare alle sue risate forzate e finte che esibisce spesso nelle sue apparizioni pubbliche.

Probabilmente, malgrado ciò gli americani, nel segreto dell’urna, premieranno, seppur con una maggioranza risicata, la Clinton, ma solo perché appare come il male minore, rispetto ad un candidato inaffidabile e davvero poco presidenziale come Donald Trump.            

Il malore di Hillary Clinton e il suo problema di credibilità

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