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Il mio nome è Thomas

Creato il 07 febbraio 2019 da Lumiere @LumiereFratelli

Il mio nome è Thomas

Il mio nome è Thomas – Italia 2018 – di Terence Hill

Drammatico – 96′

Scritto da Francesco Carabelli (fonte immagine: comingsoon.it)

Un anziano rider decide di partire per il deserto dell’Algeria alla ricerca di sé stesso. Troverà sul suo cammino una giovane esuberante e stralunata che lo porterà a scoprire più profondamente il significato della vita.

Terence Hill torna alla regia e a recitare come attore in un film per il grande schermo dopo oltre venti anni. I risultati sono buoni. Fatto salva la prima parte che ha un’impostazione molto televisiva da fiction, nella seconda parte ambientata nel deserto dell’Almeria, l’attore da vita ad una riflessione sul senso del vivere e si confronta con il suo passato, ritornando nei luoghi nei quali ha girato i suoi primi film di successo.

Ad accompagnarlo in questa avventura su due ruote, una giovane attrice (Veronica Bitto),  qui alla sua prima esperienza da protagonista, ma che da prova di sicurezza recitativa, oltre a mostrare freschezza ed un’innata capacità di immedesimazione nella parte di una giovane dei nostri. tempi, capace di uscire fuori dagli schemi costituiti.

A fare da fil rouge alle vicende vi è la riflessione sul mistero Cristiano, stimolata dalla lettura delle Lettere dal deserto di Carlo Carretto. Il regista Terence Hill si ispira a questo libro, la cui lettura gli è stata consigliata dalla moglie, testo che, a suo dire ha aperto la via ad una interpretazione del mistero Cristiano, che trova la sua piena realizzazione nel pontificato di Papa Francesco.

La bella ambientazione nel deserto ci permette di godere di bellissimi panorami e toccanti notti stellate, che incantano lo spettatore.

Guidata da una tristezza di fondo, la pellicola apre tuttavia ad un messaggio di speranza anche per chi soffre, speranza legata alla realtà dell’infinito che si può pregustare nel cielo stellato (come non ricordare il motto kantiano a questo proposito). Un domani diverso, che va oltre il dolore e la morte, è una realtà concreta già oggi.

Pur nella limitatezza di alcune scelte stilistiche e nella semplicità di realizzazione che richiama in parte le più recenti esperienze seriali di Terence Hill come attore, si tratta comunque di un buon prodotto, apprezzabile per la capacità di spingere lo spettatore a riflettere, cosa che un buon film dovrebbe fare per far uscire lo spettatore dalla sala con un bagaglio culturale più ampio; in questo caso il film dona anche allo spettatore sollievo all’anima e uno spirito nuovo di apertura verso il mondo.

L’amicizia tra Thomas (Terence Hill) e Lucia (Veronica Bitto), amicizia (ϕιλία) che sfocia in amore ( più vicino all’ἀγάπη Cristiano che non ad ἔρως) è un bell’esempio di come dovrebbero essere i rapporti tra uomini e, in particolare tra uomo e donna, nel rispetto reciproco pur nella differenza di esperienze e nella differenza biologica che li contraddistingue.

Nel corso delle vicende raccontate per immagini non manca lo spazio per un amarcord con una scena di scazzottate, come nei migliori film di Terence Hill.

La dedica a Bud Spencer, da poco scomparso, è quindi d’obbligo, anche per i luoghi in cui il film è stato girato.

Un’ora e mezza di serenità e leggerezza anche grazie alla scelta di un buon cast, in cui spicca la giovane attrice Veronica Bitto.

Si attende un seguito….

Voto 7


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