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Il mio “ritardo dell’assimilazione”: ciò che unisce il Portogallo, l’Argentina e tanti altri…

Creato il 26 febbraio 2014 da Sarettajan @girotrottolando

Sono 6 i km che separano la nostra vecchia fattoria ia-ia-oo dalla spiaggia dove realizziamo il sogno di migliaia di turisti pinguinomani: incontrare i famosi pinguinetti di Magellano (se volete saperne di più su questi nanetti bianchi e neri leggete il mio precedente articolo Il mio amico Pingu di Magellano ). Il tragitto è tutto uguale: bassi cespugli spinosi immersi in una spessa coltre di polvere, scossa ogni tanto solo dal passaggio di una pecora o di un guanaco. Fino alla salita. Lì qualcosa cambia: appare l’oceano, fratturando il deserto stepposo senza alcun preavviso. I turisti, che nel frattempo si sono distratti in chiacchiere su orche, balene, leoni marini e altri esseri  fino ad allora mitologici, divenuti d‘improvviso realtà a Valdés, rimangono storditi, quasi indignati da questa maleducata apparizione. Se non fosse così blu forse non si scandalizzerebbero tanto.  Ma lo è. Il suo blu non fa parte di nessun arcobaleno, non si trova in nessuna tavolozza di colori, neanche la più surrealista, e per questo risulta offensivamente irreale, cose da non crederci questi argentini hanno addirittura cambiato il colore del mare… Si guardano tra loro disorientati, aspettando che arrivi da un momento all’altro qualcuno che faccia click e chiuda il livello di Photoshop in cui si ha esagerato con la saturazione. Non gli quadrano i conti.

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Volevate una foto dell'oceano al di là della salita vero??è no, per nulla al mondo potrei rovinarvi la sorpresa!!Accontentatevi di un pinguinotto di Magellano appena uscito all'acqua!

In realtà si tratta di un mix di pulviscolo, atmosfera, latitudine e altre nozioni climatiche noiose che noi non gli raccontiamo per poter godere, dallo specchietto retrovisore, delle loro bocche spalancate che farebbero invidia a Il grido

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di Munch e dei loro goffi movimenti in cerca della macchina fotografica, sempre quando ormai è troppo tardi…

Ecco, oggi quell’oceano dipinto a mano era pieno di nervose onde bianche e quando mi sono arrampicata per quella impervia salita,con la nostra 4×4 che ci fa sembrare più Indiana Jones che guide turistiche, mi sono persa le smorfiette giubilose retrostanti perché mi ha colpito un ricordo improvviso, quello del Portogallo. Un violentissimo déjà vu.

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Carrapateira, Portogallo

Subitamente la vocetta inopportuna nella mia testa, che in tema di viaggi interviene impertinentemente e senza chiedere permesso, esclamò acutamente, con quel tono da bimba dispettosa dell’asilo: “E’ passato quasi un anno da quando hai visitato il Portogallo e non hai ancora scritto niente, sos una vaga!!!” Ancora più insopportabile in bilingue…

Pigra io????Shhhh, zitta que estoy laburando!” le risposi scocciata e il punto interrogativo sulle facce dei turisti mi riportò subito alla realtà…vagli a spiegare che il mio piccolo grillo parlante interiore non è sintomo di schizofrenia, ma solo un animaletto che si nutre di viaggi e parole mai sazio e molto pretenzioso…In fondo non so nemmeno io se c’è molta differenza tra follia e sanità…

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Odeceixe, Portogallo

In tutti i modi, ho smesso di litigare con me stessa e durante la successiva ora ho rimbambito la coppietta in viaggio di nozze con aneddoti romantici sulla monogamia dei pinguini e altri un po’ meno romantici su come il Petrel, un enorme volatile,  gli stacchi la testa per mangiarseli.

Poi, ritornata alla base, mentre divoravo un piatto di tortellini che non so per quale misterioso cambio linguistico qui chiamano cappellettini,  ho spulciato tutte le categorie del mio blog e la insopportabile vocina persecutrice aveva ragione… Assente. Il Portogallo era totalmente assente. Neanche una parolina piccina picciò. Com’era potuto succedere???

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Cabo Sao Vicente,Portogallo

Esperta in “scaricamento colpe”, ho subito attribuito quest’assenza ingiustificata all’allora imminente viaggio in Argentina che assorbiva, o per meglio dire, risucchiava senza scrupoli, ogni minuto libero della mia mente. Un’aspirapolvere cerebrale. Persino mangiare un pasticcino diventava una scusa per pensare al mio futuro viaggio qui, da quest’altra parte del mondo (ho circa 20 scatti di questo pasticcino un po’ inquietante, più simile a Joker che a un dolcetto, in diverse posizioni sulla cartina dell’Argentina. Questa si che è schizofrenia.)

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Questa spiegazione non mi soddisfaceva. Come le posizioni del pasticcino. Si, sicuramente il pensiero onnipresente dell’Argentina ha fatto la sua parte ma c’era dell’altro… Chi vuoi fregare Sara?? Non siamo mica più a scuola quando dichiaravi di essere stata rapita dagli alieni o che era morta per la ventesima volta tua nonna (tra l’altro per fortuna ancora entrambe vivissime!!)  per giustificarti di non aver studiato!  La verità la sai benissimo. Gli hai perfino dato anche un nome: ritardo dell’assimilazione. Cioè, mentre sono rapidissima ad assorbire i grassi del ciambellone o  del dulce de leche, non sono altrettanto brava ad assimilare gli eventi della mia vita, per lo meno non quelli contro cui mi si scaravento in stile meteorite, ovvero la maggior parte. E questo comporta un ritardo in saperli condividere.

Accelerata nel vivere e ritardata nel assimilare ciò che vivo… D’altronde ognuno ha i suoi problemi.

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Ilha deserta, Portogallo

Ma oggi non era giornata di comprensione (mica è sempre Domenica direbbe la mia finta nonna morta) e appena scoccate le 5 del pomeriggio mi ci sono messa di punta. Anziché tornare per la milionesima volta alla colonia dei pinguini a verificare le mie teorie frikkettone sulla loro vita in comunità, anziché scocciare gli elefanti marini con l’ennesimo servizio fotografico, anziché correre (e quasi sempre cadere) per la steppa con la mia bicicletta gialla, cantare alla civetta che tanto non mi risponde, andare a Punta Norte a richiamare le orche con l’armonica (prima o poi verranno), ascoltare le vecchie storie di Cacho, ridere delle stupidaggini di José, aiutare Carol con l’italiano, insegnare senza alcun risultato al mio cane a non rubare le uova di gallina, insegnarle quindi a scappare velocemente dal fattore derubato, inseguire armadilli, appostarmi ad aspettare volpi, litigare con l’unico pappagallo della penisola, inventare sistemi di filtraggio dell’acqua salata per fare contenti i miei capelli ormai salmastrati… insomma anziché dedicarmi alle milioni di occupazioni che assorbono i miei tutt’altro che noiosi giorni in fattoria, ho deciso di autoclausurarmi in camera per scrivere.

Il mio “ritardo dell’assimilazione”: ciò che unisce il Portogallo, l’Argentina e tanti altri…

Il "Nene", così chiamano il fattore di San Lorenzo, qui mentre ritorna la sera accompagnato dai suoi due border collie che controllano che le pecore non si disperdano (e nel frattempo Lara...)

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E questo è il nostro pappagallo...E' arrivato qui tanti anni fa e per qualche ragione ha deciso di non tornare più nel suo ambiente, con i suoi simili e di rimanere a vivere con le galline del Nene...Solo... Non parla. Peccato, mi sarebbe piaciuto conoscere la sua storia…

Bene, ora sono qui seduta e mi sento come quando dal dentista devi tirar fuori la lingua, obbligata a sputare finalmente fuori il rospo…Ma le parole iniziano a vacillare, le dita a scoordinarsi. Ricordarmi del Portogallo mi fa sentire troppo la mancanza di qualcuno e quando si è cosi lontani è meglio resistere agli attacchi di malinconia acuta, potrebbero essere fatali…Speriamo che la vocina si accontenti di qualche foto…

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Praia Dona Ana, Portogallo

Allora forse potrei parlare finalmente di come sono finita a lavorare in Patagonia, no?? Potrebbe essere terapeutico tornare indietro nel tempo e frugare nella memoria per cercare quel momento in cui ho pensato per la prima volta all’Argentina, il momento in cui ho deciso di partire, quello in cui ho deciso di rimandare e quello in cui ho avuto il sentore che forse non sarei più tornata… Così potrei finalmente prepararmi una risposta sensata alla domanda più comune che mi fa il 99% dei turisti, battuta sola da “Ma i pinguini non dovrebbero vivere sul ghiaccio???”.  La domanda è proprio: “Come cazzo sei arrivata qui???” (scusate, ma a volte gli eufemismi non rendono)
Io ogni volta gli racconto una storiella diversa, così, per non annoiarmi. Una volta sono arrivata qui con una nave mercantile proveniente dal Giappone, un’altra volta mi hanno trovata sulla spiaggia priva di memoria e nessuna sa nemmeno come mi chiamo (questa generalmente la invento quando non ho tempo), un’altra volta sono una figlia di pirati arrivata qui con il suo pappagallo (si, è proprio quello lì appollaiato sul mulino), una stagista schiavizzata mandata per punizione nel deserto patagonico a fare fotocopie, una turista priva di bussola persa da mesi che nessuno reclama in patria o un’ammaestratrice di cani venuta specificatamente per un caso difficile di cagnolina mangia-uova-di-gallina…

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Una delle tante galline derubate...

Le persone mi sorridono e capiscono allora che la storia vera è troppo lunga o complicata per poterla raccontare. Non sanno che in realtà ancora devo metterne insieme i pezzi… So che sono qui da 6 mesi, che faccio la guida, che mai in vita mia avevo visto qualcosa di simile a tutto ciò che c’è nella Penisola di Valdés, che tra un mese circa finirà la stagione lavorativa e io ancora non tornerò a casa…

Conosco bene questo presente e posso addirittura immaginare qualcosa del futuro, ma non ho ancora idea di com’è cominciato tutto. O semplicemente  per adesso preferisco non ricordarmelo.  Chiamatelo come volete: memoria selettiva, ritardo dell’assimilazione, mancanza di tempo per riflettere o fottutissima paura di rivangare il passato. Il risultato è come nei sogni: ti ci ritrovi dentro, ma non sai mai come ci sei arrivato.

Ed io ancora non voglio svegliarmi.

mapa ubicacion penísnsula valdés Il mio ritardo dell’assimilazione: ciò che unisce il Portogallo, l’Argentina e tanti altri…

Guardate la penisola: vedete il pinguinetto in alto quasi sulla punta, vicino all'orca?E' lì che sono..


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