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Il mistero della mancata proroga del 41bis. Scalfaro e Ciampi sostengono la tesi umanitaria

Creato il 17 marzo 2011 da Iljester
17 marzo 2011 | Giustizia, Politica | Permalink

Il mistero della mancata proroga del 41bis. Scalfaro e Ciampi sostengono la tesi umanitariaGira e che ti gira, le domande sulla presunta trattativa tra lo Stato italiano e la mafia rimangono ancorate alle dichiarazioni di Giovanni Conso, nel 1993 ministro della giustizia. I due padri della patria e del centrosinistra, Scalfaro e Ciampi, all’epoca responsabili di governo, sentiti dai PM, non ricordano quasi nulla dei fatti: un po’ l’anzianità e un po’ la distanza nel tempo alimentano le loro personali amnesie e contribuiscono a un’unica certezza: forse la mancata proroga del 41bis è frutto di un atto umanitario dell’allora ministro della giustizia nei confronti dei detenuti mafiosi. Lo ipotizza Scalfaro: «Oggi, avendo recentemente appreso tale notizia dagli organi di stampa, posso soltanto supporre, pur non avendo nessuna conoscenza in merito, che quella decisione sia stata presa dal ministro Conso per ragioni di umanità nei confronti dei detenuti».
Una versione della storia buonista che però non soddisfa le legittime domande: ci fu o no, nel 1993, una trattativa Stato-mafia? I due ex presidenti della Repubblica, all’epoca ministri, in un qualche modo smentiscono; smentiscono soprattutto di avere mai saputo, nell’esercizio delle loro funzioni, di una presunta trattativa tra Stato e mafia. Per loro probabilmente non ci fu, e la decisione di Conso di sospendere il 41bis fu una decisione dettata dal grande senso di umanità dell’allora ministro della giustizia.
Un affare intricato questo della trattativa (vera o presunta) tra Stato e mafia; una trattativa che si consumò all’indomani delle stragi di Palermo e Capaci e che non manca mai di coinvolgere Berlusconi (ormai quest’uomo è coinvolto in tutti i misteri d’Italia), il quale però nel 1993 non era ancora sceso in politica. Ciononostante, la fabbrica del petitismo mafioso non manca di renderlo partecipe del grande gioco oscuro. L’ultimo a metterlo in partita è stato Giovanni Brusca (un «grand’uomo»), che sostanzialmente rivela che in un’ottica di trattativa con lo Stato italiano, la mafia tentò di arrivare a Craxi tramite Berlusconi, utilizzando Dell’Utri e lo stalliere Mangano. Gli obiettivi vennero cristallizzati nel famoso papello di Ciancimino: attenuazione del carcere duro, chiusura delle carceri dell’Asinara e Pianosa e aggiustamenti del maxiprocesso.
E in effetti, alcune misure furono attuate: il 41bis non venne rinnovato, e le carceri succitate furono chiuse e consegnate alla storia. Se queste misure furono o no il frutto di una trattativa scellerata, questo certamente io non lo so e saranno i magistrati ad accertarlo. Una cosa però è incontrovertibile. Per quanto si speculi sull’argomento, e per quante insinuazioni si facciano, vi è solo una certezza storica: tra il 1992 e il 1993 – epoca in cui si sarebbe sviluppata la trattativa tra lo Stato italiano e la mafia – a reggere le nostre istituzioni non c’erano né Berlusconi né Craxi. Il primo era ancora un imprenditore, ancora lontano dall’agone politico, mentre il secondo era un politico ormai in rovina, fuggito ad Hammamet a causa di Mani Pulite. Al Governo c’erano altri personaggi e altre forze (molte delle quali oggi quasi scomparse). Entrambi escludono oggi qualsiasi trattativa, e alcuni loro esponenti dichiarano di non averne mai saputo nulla, ritenendo in particolare che la sospensione del 41bis fu una decisione umanitaria.
Ora, se questa è la verità, sarà la storia (e la giustizia) a consacrarla. Però se venisse scoperto che la famosa trattativa tra Stato e mafia ci fu, potremo dire che fu soprattutto una responsabilità di chi ci governava all’epoca e non già di chi ci avrebbe governato dopo, come invece tentano di farci credere. E questo al di là delle ragioni politiche che la determinarono. Non credete?

Fonti: Il Giornale, Lettera43

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Tags: 41bis, berlusconi, brusca, carcere duro, ciampi, conso, craxi, dell'utri, mafia, mangano, scalfaro, stragi 1992, trattative stato mafia
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