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Il mondo ai confini del mondo - Lyngenfjord 2019

Creato il 30 marzo 2019 da Mapo
Lyngenfjord, fine marzo 2019
"Quando non può lottare contro il vento e il mare per seguire la sua rotta, il veliero ha due possibilità: l'andatura di cappa che lo fa andare alla deriva, e la fuga davanti alla tempesta con il mare in poppa e un minimo di tela. La fuga è spesso, quando si è lontani dalla costa, il solo modo di salvare barca ed equipaggio. E in più permette di scoprire rive sconosciute che spuntano all'orizzonte delle acque tornate calme. Rive sconosciute che saranno per sempre ignorate da coloro che hanno l'illusoria fortuna di poter seguire la rotta dei carghi e delle petroliere, la rotta senza imprevisti imposta dalle compagnie di navigazione. Forse conoscete quella barca che si chiama desiderio."
Henri Laborit - Elogio della fuga
Per qualche motivo che mi sfugge i primi uomini che si insediarono qui, nel golfo sul fiordo dove sorge ora Lyngseidet, dovranno aver pensato che fosse una buona idea costruire una manciata di case in questa sottile striscia di terra incastrata tra le montagne e il mare grigio.Il nord della Norvegia è la raffigurazione divina di un ossimoro palese: a una prima occhiata si potrebbe facilmente scambiare per una gigantesca Valgrisanche sorpresa con i piedi a mollo nel golfo di Olbia. L’orizzonte, nei pochi momenti di cielo terso, è dominato ovunque da montagne sontuose puntellate da bianchi nevai, che si gettano a capofitto tra le onde gelide e salate. La temperatura media dell’acqua durante la stagione invernale è di circa 2 o 3 gradi anche se ampie zone del fiordo ghiacciano come laghi alpini, liberando piccoli iceberg che viaggiano alla deriva. Le barche dei pescatori, dall’aspetto precario e lunghe appena pochi metri, ondeggiano placidamente mentre procedono verso il largo in cerca di merluzzi, salmoni e prelibati “pesci rossi”. Una di queste ormeggia regolarmente proprio sotto casa, davanti al piazzale innevato che fa posto anche alla pompa da benzina. Questa sera gli ho allungato una banconota ricevendo in cambio di 3 Kg di filetto di merluzzo fresco pescato poche ore prima. L’uomo, sulla sessantina, aveva il naso a patata, le mani indurite del gelo, un grosso impermeabile arancione simile a quello dei dipendenti della società autostrade e un aggeggio simile ad un grosso telefonino con cui pesare il pesce. Non parlava una parola di inglese ma quando gli ho scattato una foto ha afferrato una testa di merluzzo e ne ha spalancato le fauci mettendosi in posa.
Il mondo ai confini del mondo - Lyngenfjord 2019
La strada statale qui è un lungo serpente innevato che segue pedissequamente la costa irregolare, il traffico è pressoché inesistente e tutte le macchine vestono appositi pneumatici che evitano pericolose sbandate. Ai lati della corsia, spazzaneve instancabili accumulano tonnellate di neve mentre in paese le signore anziane vanno a fare la spesa spingendo slitte di legno su cui caricano i sacchetti. Mentre provo a fare l’equilibrista per non cadere sulla rampa d’accesso alla casa – completamente ghiacciata – una di loro mi supera ridendo e facendo un cenno di saluto con la mano. All’ingresso del paese un gigantesco babbo Natale alto più di 5 metri, incurante della data sul calendario, da il benvenuto ai pochi alpinisti e pendolari che scendono dal rumoroso traghetto che fa da spola tra i due lati del fiordo. E’ un grosso mostro di metallo grigio che apre la bocca per inghiottire le macchine, mentre gli autisti salgono sul ponte sferzato dal vento per fare fotografie al fiordo nell’aria gelida. I più saggi attendono all’interno la fine della traversata divorando hot-dog e bevendo caffè nero.
Il mondo ai confini del mondo - Lyngenfjord 2019
Alloggiamo in una casa di legno sulla collinetta dietro al porticciolo, probabilmente una delle più antiche del paese. Si tratta della vecchia sede del telegrafo, come testimonia un grosso cartello di legno appeso all’esterno con una scritta a caratteri cubitali. Da fuori sembra una semplice villa a due piani come ce ne sono molte qui nei dintorni. Verniciata di bianco, con il tetto spiovente, un piccolo terrazzino invaso dalla neve e un grosso pennone sulla cima del quale sventola senza pace la bandiera norvegese. Dentro si ha l’impressione di essere appena scesi da una macchina del tempo: niente televisione, niente wi-fi, una stretta scala a chioccola di legno verde che porta alle camere dei piani superiori e uno spazioso soggiorno con tre sedie a dondolo, un camino, un vecchio mobile scrittoio sormontato da un telefono antico e persino un grammofono perfettamente funzionante (se non fosse per la puntina!). Per una buona mezzora cerchiamo l'interruttore per accendere il lampadario che campeggia sopra il tavolo da pranzo prima di accorgerci che fa luce con delle candele. Ad ogni finestra, come in quasi tutte le abitazioni in questo angolo di Norvegia, brilla una lampada a luce calda, ben visibile da fuori attraverso le ampie vetrate. Le pareti sono rivestite da centinaia e centinaia di libri, quasi tutti in norvegese. Riconosco i classici di Shakespeare, una lunga biografia di Stalin, parecchie monografie di medicina, una copia della bibbia e persino il libretto rosso di Mao. Mentre penso che non basterebbero gli inverni di una vita per leggerli tutti, avverto comunque la tentazione di chiudermi qui, in questo posto alla fine del mondo a godermi il mio letargo di carta, guardando distrattamente fuori dalla finestra la neve che copre come una coltre il susseguirsi dei giorni.
Il mondo ai confini del mondo - Lyngenfjord 2019
“Quella casa avrà circa 2 secoli” – ci spiega il barista dell’unico bar di Lyngseidet che – combinazione! – è anche il fratello del proprietario. Ha una pancia di tutto rispetto che straborda dalla camicia a quadretti, occhi e capelli chiari come si confà ad un vero lappone e ride delle previsioni del tempo mentre ci serve un gin-tonic da una bottiglia prodotta nella distilleria locale. E’ la distilleria più a nord del mondo – recita un cartello – e questo è sufficiente per renderla un’attrattiva turistica di tutto rispetto in un luogo dove senza sci ai piedi si rischia ogni giorno di essere preda della claustrofobia o – peggio – di dover fare i conti con sé stessi. Oggi il tempo è a dir poco variabile e la cosa più semplice da fare è mettere le pelli agli sci e risalire i 700 metri di dislivello della collina dietro casa. Il percorso si snoda su una mulattiera che si riconosce appena sepolta sotto metri di neve, facendosi strada tra un fitto bosco di pini (prima) e di betulle (poi) sino a un ampio panettone sferzato dal vento gelido. Anche se non splende il sole da qui la vista è magnifica e si perde fino all’orizzonte senza raggiungere la fine di questo fiordo interminabile. Sulla cima c’è una piccola capanna di legno in cui ci si può sedere seduti intorno al fuoco. Tiriamo fuori qualche ceppo di legno dallo zaino e accendiamo la fiamma al centro della stanza, fa molto fumo ma c’è un gran tepore che insieme a un bicchiere di thè caldo aiuta a riprendere le forze prima della breve discesa.
Il mondo ai confini del mondo - Lyngenfjord 2019
Il giorno dopo facciamo due passi sul lungomare quando ci coglie quella che alle nostre latitudini nessuno stenterebbe a definire una bufera di neve. Ci sono solo 3 negozi: uno è un emporio di vino e liquori dentro il supermercato che apre 6 ore la settimana, un altro un improbabile negozio di piante e soprammobili con una giovane commessa tatuata perennemente in maniche corte e il terzo un gigantesco negozio di attrezzature sportive da montagna. Ci si trova qualunque cosa, da pesanti sacchi a pelo colorati per passare le gelide notti artiche fino a kit di pulizia per gli sci. La titolare è una ragazza un po’ corpulenta con dei lunghi capelli scuri raccolti in una coda. Ha un pile rosa e quando ci vede entrare completamente fradici ci corre incontro per prenderci i cappotti e infilarli in una specie di gigantesco phone che ce li restituisce dopo 10 minuti completamente asciutti. Nel frattempo ci racconta del figlio dodicenne che conosce a memoria tutti i nomi e i giocatori delle squadre italiane, che anni fa giocava nella nazionale femminile under18 norvegese e che ora abita qui al nord perché dopo anni di vita a Tromsø non ne può più delle grandi metropoli (“non so come fate voi in Italia, siete soli soltanto alla toilette, e a volte nemmeno lì”).
Il mondo ai confini del mondo - Lyngenfjord 2019
In fondo alla via c'è un edificio con l'insegna più luminosa delle altre: è un solarium. Si paga con una cassa automatica stile parcheggio e ci si sdraia per 12 lunghissimi minuti dentro lettini di plastica che simulano le radiazioni solari. In questo momento è deserto ma mi immagino le lunghe code dell'inverno artico quando il sole non sorge mai.Guidiamo fino alla fine della strada, bruscamente interrotta da una montagna che chiude come un sipario una conca da cui si diparte un ghiacciaio che arriva quasi sino alla spiaggia. Siamo fermi in un parcheggio a guardare fuori dal finestrino, fuori c’è una bufera di neve e l’unica cosa che riusciamo a distinguere con facilità è un cartello appeso appena fuori con il simbolo di un pesce e un numero di telefono. Rispondono i padroni della casa di fronte che hanno adibito il garage alla vendita di pesce appena pescato. Appoggiato sullo zerbino di casa c’è un fucile a pompa carico che immagino serva per gli animali notturni. C’è un grosso congelatore sistemato appena dietro due motoslitte con le gomme chiodate. In veranda il padre apre quello che sembra un semplice armadio, ne esce una folata di fumo dall’odore penetrante e dentro, appesi come abiti all’ultima moda appesi agli ometti, ci sono filetti di salmone messi ad affumicare. Sono di poche parole, ma otteniamo comunque un discreto sconto prima di andare via.
Il mondo ai confini del mondo - Lyngenfjord 2019
La mattina dopo si torna a sciare, il vento non è abbastanza forte da precludere l’ascesa alla vetta del Rørnestinden, un’imponente pala che domina il golfo. 3 paia di pantaloni, 5 strati di magliette e maglioni, due paia di guanti e 3 i calzini: ho addosso praticamente tutta la valigia che ho portato fin qui. Dall’alto si vede tutto il fiordo con le sue isole vere e quelle false, create dai chiaroscuri dei raggi di sole che filtrano attraverso le nuvole incendiando la superficie dell’acqua. Sulla traccia di ritorno sulla neve incontriamo due dozzine di bambini, tutti biondissimi, con gli sci ai piedi. Avranno 3-4 anni e sono a spasso con la maestra del kindergarten che qui, in barba ai nostrani consigli della nonna di “non prendere freddo!”, li porta a spasso tra i boschi quando la colonnina di mercurio è stabilmente intorno allo zero. Si buttano nella neve ridendo, come se non avessero peso e sostanza, ignari di cosa voglia dire aver l’ansia di vivere o la paura di morire.

 
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