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Il mondo che non c’era. L’arte precolombiana nella collezione Ligabue

Creato il 01 febbraio 2018 da Artesplorando @artesplorando

arte precolombiana

Arriva a Venezia la grande mostra della Collezione Ligabue che racconta in oltre 150 opere la vita, i costumi, le cosmogonie delle culture Meso e Sudamericane prima di Colombo: dagli Olmechi ai Maya, dagli Aztechi agli Inca: Il mondo che non c’era. L’arte precolombiana nella Collezione Ligabue”, importante esposizione dedicata alle civiltà che avevano prosperato per migliaia di anni nel continente americano prima dell’incontro con gli Europei. Il 12 ottobre 1492 Cristoforo Colombo approda sulle coste delle nuove terre, che lui crede siano le Indie. In ogni caso il mondo che non c’era; il contatto con un nuovo continente. Giudicato da Claude Lévi Strauss l’evento spartiacque nella storia dell’umanità.

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Perché sconvolge quella visione culturale fondata sull’asse Roma-Grecia-Oriente. Bisogna attendere le esplorazioni di Amerigo Vespucci per capire che i territori scoperti da Colombo non sono isole indiane al largo di Cipango (Giappone) ma un Nuovo Mondo, un nuovo continente, chiamato in suo onore America. La mostra allora, promossa dalla Fondazione Giancarlo Ligabue, vuole raccontare le antiche culture della cosiddetta Mesoamerica: gran parte del Messico, Guatemala, Belize, una parte dell’Honduras e del Salvador. Il territorio di Panama, le Ande (Colombia, Ecuador, Perù, Bolivia fino al Cile e all’Argentina). Dalla cultura Chavin e Tiahuanaco, fino agli Inca. Una parte della collezione di Ligabue costituisce il centro della mostra, curata da Jaques Blazy, specialista delle arti preispaniche della Mesoamerica e dell’America del Sud.

arte precolombiana
Collezione che include molti reperti a dir poco, interessanti. Dalle rare maschere in pietra di Teotihucan, la città più grande della Mesoamerica, primo vero agglomerato urbano del Messico Centrale, ai vasi Maya del periodo classico; le loro decorazioni e le loro iscrizioni forniscono preziose informazioni sulla civiltà e la scrittura di questa popolazione. Dalle statuette antropomorfe della cultura Olmeca: i pittori Diego Rivera, la moglie Frida Kahlo e vari artisti surrealisti la trovarono affascinante, alle sculture Mezcala. Semplici e misteriose nello stesso tempo fino al punto da suggestionare lo scultore Henry Moore.

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E ancora. Le statuette policrome di ceramica cava della cultura di Chupicuaro il cui apogeo si pone tra il 400 e i 100 AC. In mostra si può ammirare la Grande Venere con le mani congiunte sul ventre. Urne cinerarie della Zapoteca. Oggetti inca. Straordinari manufatti in oro. Siamo in presenza di culture ignorate se non annientate dai Conquistadores che uccisero e razziarono desiderosi solo di accumulare ricchezze materiali.

Sono molti gli spunti tematici che la rassegna offre. Compresi i debiti che l’Europa ha nei confronti del Nuovo Mondo. Basti pensare ad alcuni alimenti, le patate il pomodoro il cacao, per citarne alcuni, che arrivano sulle nostre tavole attraverso la mediazione della cucina spagnola. Senza tralasciare il gioco con il pallone di gomma. Le opere in mostra e le raffigurazioni sul tema ci fanno scoprire come fosse profondamente radicato nella ritualità mesoamericana.

Fausto Politino

Laureato in filosofia, iscritto all’ordine dei pubblicisti di venezia e già collaboratore del Mastino di Padova. Ora scrivo per la Tribuna di Treviso. Potete seguirmi su Twitter: PolitinoF.

La mostra

VENEZIA. ARTE PRECOLOMBIANA. Fino al 30 giugno 2018. Venezia Palazzo Loredan. Sede dell’Istituto Veneto di Scienze Lettere e Arti.

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