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“Il mondo salverà la bellezza?” di Salvatore Settis: amerai la Terra come te stesso è il nuovo comandamento

Creato il 28 febbraio 2015 da Alessiamocci

“Da Ippocrate a oggi è sempre la preoccupazione per la propria salute che ha indirizzato sull’ambiente lo sguardo e le cure degli uomini”.

 

Fra le novità in libreria mi ha colpito una piccola edizione, avente per titolo una domanda che tante volte ci siamo posti. “Il mondo salverà la bellezza?” è il nuovo saggio di Salvatore Settis, archeologo e storico dell’arte nato a Rosarno, in provincia di Reggio Calabria, nel 1941.

L’opera, pubblicata da Ponte alle Grazie nel 2015, ha attirato la mia attenzione anche per la bella copertina di Simona Maluzzani. Su uno sfondo ocra, si staglia un viso di donna, personificazione della Terra, con la sua flora e la sua fauna a fare da orpelli, posto in evidenza come faremmo noi stessi con un normale evidenziatore azzurro.

E così anche le parole del titolo sono evidenziate in azzurro, a ricordare che questi sono appunti di un intervento che il professor Settis ha presentato nella tenuta di Zelata di Bereguardo- siamo a Pavia- il 25 gennaio 2014, in occasione di un corso annuale dove venivano discussi temi riguardanti il mondo sociale ed agricolo. Presente anche Giulia Maria Mozzoni Crespi, Presidente onorario FAI, che ha scritto la prefazione.  Dire che ci troviamo di fronte ad un breve trattato sull’ecologia, sarebbe riduttivo. L’opera tratta varie tematiche, quali la filosofia, la medicina e il sapere antico, con numerose citazioni di personaggi che hanno contribuito a rendere grande la storia.

L’autore esordisce mettendoci a conoscenza della necessità di far convergere l’etica collettiva con quella individuale. Così come è necessario che anche l’approccio laico e quello religioso trovino un punto d’incontro per agire in maniera sinergica.

Sono sfide senza precedentiscrive Settis,mai la Terra che ci nutre è stata messa in pericolo come lo è oggi”.

La riflessione si sposta quindi dal bene del singolo, a quello dell’intera collettività, ovvero ad un utile comune. In quella che viene definita una vera e propria “cannibalizzazione dell’ambiente e dei paesaggi” da parte dell’uomo, ecco che fa capolino la domanda tanto abusata: la bellezza, salverà il mondo?

È una frase che Fedor Dostoevskij fa pronunciare al principe Myskin, il protagonista del suo romanzo, “L’idiota”, considerato uno dei massimi capolavori della letteratura russa. Ebbene, quella frase che noi oggi utilizziamo, quasi fosse un mantra consolatorio, viene ribaltata da Salvatore Settis. La bellezza non salverà il mondo se noi non salviamo prima la bellezza.

La speculazione edilizia, la spietata cementificazione del territorio senza che vi sia alcun rapporto con la crescita demografica che, come tutti sanno, è pari a zero, impediscono al suolo di respirare e lo sigillano senza che esso abbia esercitato le sue funzioni ecologiche di sistema.

La massima del Vangelo “Ama il prossimo tuo come te stesso”, viene anch’essa modificata. Sarebbe meglio dire: “Amerai la Terra come te stesso”. Si tratta di riconoscere, una volta per tutte, la superiorità del futuro sul presente; la necessità di orientare le nostre azioni di oggi in base a quello che desideriamo per il futuro. L’uomo ha un grande compito, che spesso lo spaventa e lo fa ritornare a rifugiarsi nella banalità del contingente. Egli è custode della memoria del passato, nonché l’artefice del progetto per il futuro. Il concetto viene quindi da sé, che progettare un futuro migliore per i posteri vuol dire progettarlo anche per migliorare il nostro presente.

È il pubblico interesse che ci autorizza ad agire contro le devastazioni ambientali.

Stiamo vivendo come se avessimo a disposizione una Terra e mezza; ma ne abbiamo una sola”, sono le dure parole dell’autore, riguardo al selvaggio scempio che l’uomo sta perpetrando sul Pianeta in cui vive.

L’uomo è diventato un Prometeo irresistibilmente scatenato, al quale la scienza conferisce forze senza precedenti e l’economia imprime un impulso incessante”.

Facendo leva sul fatto che ogni generazione dovrebbe rendersi responsabile nei confronti di quelle che verranno, per non macchiarsi di “fratricidio” non rimane che farsi custodi delle sorti della Terra.

Un discorso bellissimo da ascoltare, ma difficile da attuare, data la natura propriamente egoistica dell’uomo, e la sua sete di ricercare la felicità sempre nell’attimo. Occorrerebbe invece la pragmatica lungimiranza di saper guardare al futuro.

 

Written by Cristina Biolcati

 


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