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Il monumento al cagnolino Werter nel parco del Castello di Racconigi

Creato il 25 maggio 2016 da La Civetta Di Torino @CivettaTorino

Ricordo benissimo la prima volta che ho visitato Racconigi (CN). Ho trascorso un’intera mattinata con il Cavalier Servente esplorando il parco che si estende dietro al Castello Reale. Senza una meta precisa ci siamo inoltrati per i sentieri serpeggianti fiancheggiati da vari fiori di campo e da alberi altissimi. Tutto era silenzio e pace, solo ogni tanto qualche scoiattolo frettoloso ci tagliava la strada. Mentre io ammiravo le bellezze che ci circondavano, il Cavalier Servente (da valoroso eroe qual è) combatteva strenuamente contro le zanzare che tentavano di insidiarci soprattutto nei pressi del lago…

Il Castello Reale di Racconigi, residenza estiva dei principi di Savoia-Carignano

Il Castello Reale di Racconigi, residenza estiva dei principi di Savoia-Carignano

Parco del Castello di Racconigi

Veduta del parco del Castello di Racconigi

Quello che mi ha colpito di più passeggiando per questo parco è stato un piccolo monumento bianco, un po’ sporco e rovinato dal tempo. Così lo descrive l’abate Tomaso Valperga di Caluso nei suoi Versi Italiani del 1807:

“Il simulacro di un cagnolino scolpito dal petto in su (…) interrompe la selvaggia amenità di un solingo sentiero”

Il solingo sentiero si può percorrere ancora oggi e il simulacro rappresenta l’amato cagnolino della principessa di Savoia-Carignano Joséphine di Lorena-Armagnac.

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La fine del solingo sentiero e il simulacro del cagnolino

Joséphine (o Giuseppina, 26 agosto 1753 – 9 febbraio 1797), di nobile stirpe francese, sposò a quindici anni Vittorio Amedeo, il quinto principe di Savoia-Carignano. Sua zia fu la sfortunata principessa di Lamballe. Fu la nonna di Carlo Alberto e quindi la bisnonna del primo re d’Italia, Vittorio Emanuele II. Joséphine era una donna molto colta: avida studiosa e lettrice, scriveva moltissimo per suo diletto personale. Era intelligente, acuta e curiosa. Diceva di sé: “Io non so restare senza far nulla. Amando istruirmi, non amo meno divertirmi”.

Ludwig Guttenbrunn, Ritratto di Joséphine, 1786, Castello di Racconigi

Ludwig Guttenbrunn, Ritratto di Joséphine, 1786, Castello di Racconigi. Scriveva la principessa: “Il mio viso è il riflesso della mia anima”

Joséphine fece del Castello di Racconigi, e soprattutto del parco, il suo rifugio. Nel 1787 affidò a Giacomo Pregliasco la trasformazione di parte dei giardini alla francese della residenza in un parco all’inglese. Il Pregliasco, architetto paesaggista e abile scenografo, ideò per la principessa spazi evocativi di mondi antichi e fantastici (l’Eremitaggio, la Grotta di Mago Merlino…) immersi in una natura selvaggia in apparenza, ma in realtà progettata con estrema precisione. Il parco divenne così un luogo simbolico di comunione con la natura, ma anche un angolo dove studiare e meditare, in conformità allo spirito romantico che andava sviluppandosi proprio in quel periodo.

Progetti di Giovanni Pregliasco per il monumento a Weter. Dal libro: Noemi Gabrielli (a cura di), Racconigi, Istituto Bancario San Paolo 1972

Progetti di Giovanni Pregliasco per il monumento a Werter. Dal libro: Noemi Gabrielli (a cura di), Racconigi, Istituto Bancario San Paolo 1972

Joséphine possedeva un cane che chiamò Werter, in riferimento al tormentato personaggio creato dalla penna di Goethe nel 1774 diventato simbolo del Romanticismo. A lui fu dedicato nel 1790 il monumento nel parco di Racconigi: Werter è raffigurato in cima ad un piedistallo, a mezzo busto, con le sue zampette ormai monche sollevate. Sui lati del piedistallo sono state incise quattro frasi, in quattro lingue diverse (italiano, francese, greco e latino), ideate da Tomaso Valperga di Caluso, intellettuale molto amico della principessa.

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Iscrizione in italiano: “Verter sono io di Gioseffina ancora lieto a lei presso ognora e già i vezzi miei blandi e la mia fede han qui eterna mercede – 1790″ Iscrizione in latino: “O Pan o Satiri o Driade intrecciate corone a questo divin cagnolino più vaga bellezza fu con esso al vostro coro aggiunta” (Traduzione da: Giuseppe Casale, Guida al castello e parco di Racconigi, 1873)

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Iscrizione in francese: “I miei lineamenti e la mia fedeltà la mia ventura sì degna d’invidia mi hanno meritato sia di questa vita l’onore dell’immortalità” Iscrizione in greco: “Questo Verter fu un altro Anubi del Niliaco più felice vivendo ebbe in sorte il letto della Dea come anche la statua” (Traduzione da Casale, op. cit.)

Inizialmente pensavo si trattasse della tomba del cagnolino, o quanto meno del suo cenotafio. Ma, informandomi meglio, ho scoperto che la scultura venne eseguita quando Werter era ancora vivo e vegeto… poco importa, a me piace pensare che dopo la morte del suo inseparabile amico, Joséphine abbia voluto deporlo ai piedi di questo monumento nel parco di Racconigi, il luogo più caro e vicino al suo cuore.

Werter

Werter

Teresa Pregliasco, miniatura con il ritratto di Joséphine e Werter, 1792-97, Castello di Masino (TO). Dal catalogo della mostra: Un giardino per Joséphine, 2007, Castello e Parco di Racconigi

Teresa Pregliasco, miniatura con il ritratto di Joséphine e Werter, 1792-97, Castello di Masino (TO). Dal catalogo della mostra tenutasi nel 2007 a Racconigi: Un giardino per Joséphine

Testi e immagini © Manuela Vetrano. Chiedere il permesso per l’utilizzo di questo materiale a: info@lacivettaditorino.it

Approfondimenti
Leggi anche:
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Animali: L’elefante e il re
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