Il necrologio del dittatore Chávez

Creato il 07 marzo 2013 da Ilbocconianoliberale @ilbocclib

Non fanno in tempo a circolare le prime notizie sulla morte del lider maximo del Venezuela Hugo Chávez ed ecco che emergono dalle ceneri della sconfitta elettorale della partigiana magistrocrazia di Rivoluzione Civile gli onori e gli elogi nei confronti della sua figura e del suo operato. Il tutto sulla base di slogan e aforismi riportanti analogie tra fascisti e serpenti, sempre nell’ottica di un concetto per cui si può essere anche più fascisti di Mussolini, ma basta citare l’antifascismo e si diventa comunisti. Una cosa di cui non ne capirò prima di tutto la logica sottostante e secondo le differenze. Perché Chávez del fascismo è forse l’emblema più significativo. Di un fascismo non propriamente di mussoliniana origine, inteso come conquista violenta del potere, in esplicita eversione delle leggi, ma che poggia le sue basi su un regime totalitario socialista. Un socialismo che relega i cittadini al rango di sudditi e li rende passivi di fronte a qualsiasi decisione governativa, imponendo loro servizi, adempimenti e spese di cui non hanno mai fatto richiesta: un intero sistema di governo che è stato legittimato e preservato con immagini cariche di demagogia e con un utilizzo della propaganda che tristemente ricorda quelle dei regimi totalitari. 
Hugo Chávez, eletto democraticamente nel 1998 dopo un tentativo di golpe nel 1992, è il padre delle cosiddette Missioni Bolivariane, che prendono il nome dal libertador Simon Bolivar, l’eroe della liberazione latino americana. Con l’idea-forza della complementarietà contro la concorrenza, dello sviluppo autonomo con redistribuzione versus crescita senza regole, il chavismo, si basava infatti su una serie di politiche nazionaliste, di nazionalizzazione di imprese strategiche e non, di opposizione al libero mercato, di regolamentazione e restrizione cambiaria come scudo per impedire la fuga dei capitali o l’esportazione di tutti gli utili delle multinazionali, di accordi con Cuba e Fidel Castro contro il libero mercato, di protezione sociale generalizzata, assistenza sanitaria e istruzione finanziate soprattutto dalla gestione delle risorse petrolifere. 

A qualcuno sembrava il sorgere di un modello alternativo e sostenibile di crescita economica e sociale, basato su una democrazia partecipativa che pianificava ed eseguiva politiche lungo l’asse del socialismo di concerto con il Governo centrale. Per molti il ripresentarsi di qualcosa di bollito. 
Il Venezuela che Hugo Chávez lascia in eredità è un paese in cui prevalgono insicurezza e violenza, con alcune città venezuelane nella Top list per omicidi e assassini. 
È un paese in progressivo impoverimento, la cui causa principale trova spiegazione nella perdita di potere d’acquisto causata dall’inflazione più alta di tutta l’America Latina. Sì, ancora più alta di quella argentina kirchneriana! 
È un paese che negli ultimi dieci anni ha perso il 40% delle sue imprese industriali, mentre un milione di venezuelani di classe media e medio alta sono emigrati. 
È uno dei paesi con il più alto tasso di corruzione.
E’ un paese in cui prevale il senso della dittatura, la persecuzione e la censura del pensiero, la mancanza di libertà, di espressione e di realizzazione individuale, di diritti umani e civili, in nome del Socialismo o muerte! Il popolino, quello di origine cubana che vive nei ranchitos, prega per lui, perchè ha avuto un pezzo di pane. Perché, si sa, Mussolini ha fatto anche cose buone.

                                                                                                                                                                                                                                                  Luca Guadagni


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