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Il neurologo Zampolini: «non sono credente ma dico no al testamento biologico»

Creato il 04 aprile 2011 da Uccronline

Il neurologo Zampolini: «non sono credente ma dico no al testamento biologico»Quando si parla di bioetica c’è una falsa percezione: da una parte i cattolici e dall’altra i laicisti. In realtà le cose sono molto più complesse. Esistono credenti e sedicenti “cattolici” (senza alcun consapevolezza del termine) che sostengono testamento biologico (apertamente) ed eutanasia (meno apertamente) come Ignazio Marino e non credenti che sono “contro”, come ad esempio Mauro Zampolini, direttore del Dipartimento di riabilitazione Asl 3 della Regione Umbria e dell’Unità gravi cerebrolesioni all’ospedale di Foligno.

Intervistato da Avvenire, Zampolini parla a 360° delle questioni più scottanti: eutanasia, Eluana Englaro, testamento biologico, Dichiarazioni anticipate di volontà, alimentazione e idratazione, stati vegetativi ecc.. Subito sostiene che «ogni essere umano ha il diritto di poter scegliere come vuole morire, ma per le persone in stato vegetativo il problema si complica e un obbrobrio come quello della volontà presunta accaduto con il caso Englaro non deve più accadere». Si ritiene «un uomo di sinistra e un non credente, ma tutto questo non c’entra: parlo come medico che da sempre si occupa di cerebrolesioni gravissime. Chi da decenni segue queste cose sa molto bene che uno stato vegetativo è una persona a tutti gli effetti, un paziente con una gravissima disabilità ma ben vivo. E allora stare intorno al suo capezzale a discutere se cibo e acqua siano una terapia francamente è solo un escamotage per non chiamare le cose con il loro nome: diciamo chiaro che il vero obiettivo è l’accompagnamento alla morte».

IL TESTAMENTO BIOLOGICO E’ PERICOLOSO: TANTI CAMBIANO IDEA. Secondo l’esperto, «sostenere che alimentare e idratare un disabile non autosufficiente è una terapia significa voler percorrere una scorciatoia verso un accompagnamento lento e doloroso alla morte per fame e per sete». Anche lui sottolinea l’enorme pericolosità del testamento biologico, poiché «non possiamo non sapere che in generale per tutti i pazienti incapaci di comunicare c’è un problema oggettivo che riguarda la volontà espressa in passato. Non a caso tanti malati di Sla – ovvero pazienti lucidi fino alla fine – che un tempo avevano dichiarato di non voler essere salvati, quando invece stanno per morire chiedono la tracheotomia. Lo stesso avviene molto spesso con le neoplasie… Insomma, quando una persona entra davvero nella condizione di malattia grave, anche se prima aveva chiesto di morire alla fine sceglie di vivere». Lo avevamo dimostrato raccontando una storia come esempio, quella di Richard Rudd (cfr. Ultimissima 15/7/10).

ELUANA ENGLARO. La “volontà presunta” non lo convince per nulla: «Nel caso di Eluana Englaro c’era un padre che diceva “mia figlia in passato ha detto che avrebbe preferito morire”. È una prospettiva grave, che potrebbe porre scenari molto problematici: chi è che presume le volontà altrui? Su quali basi? Posto anche che a farlo sia una brava persona, chi può escludere che nel frattempo il paziente abbia cambiato idea, o che quelle parole dette un tempo siano state buttate lì senza una vera cognizione?»

IGNAZIO MARINO. Una frecciatina al medico e politico Marino: «Alcuni colleghi con cui dialogo spesso e volentieri hanno il difetto di non chiamare le cose col loro nome. Così capita che Ignazio Marino dica di non volere l’eutanasia, ma la sospensione di cibo e acqua sì… L’evento finale è lo stesso. Se si vuole parlare di eutanasia, almeno si abbia il coraggio di proporre metodiche più adeguate».

NEGLI STATI VEGETATIVI C’E’ COSCIENZA. In Ultimissima 29/3/11 abbiamo visto come la scienza abbia dimostrato che gli Stati Vegetati (S.V.) non sono irreversibili e c’è la persistenza di uno stato di coscienza. Zampolini, quotidianamente a contatto con questi pazienti, lo conferma: «Per noi che da molti anni riabilitiamo gli stati vegetativi, la questione è lampante: sono tutt’altro che dei “vegetali”, non sono mai del tutto distaccati dall’ambiente, sono sensibili a suoni, voci, situazioni di pericolo e molto altro. Le più recenti ricerche dimostrano la presenza di una coscienza anche minima, ma noi lo abbiamo sempre saputo a partire dalle nostre osservazioni cliniche. Sono persone che percepiscono quanto avviene loro intorno, ma non possono comunicarlo: si parla di una “coscienza nucleare”, un nucleo di coscienza per cui elaborano e ributtano fuori le cose più semplici, ecco allora i famosi sorrisi o le espressioni di paura che davvero si vedono sui loro volti». Lo stato vegetativo è un passaggio transitorio che va dal coma a un successivo miglioramento. Zampolini cita uno studio «condotto sui 50 centri italiani di gravi cerebrolesioni raccogliendo i dati di 2.600 persone, e di questi un quarto arriva in stato vegetativo ma solo una minima parte ci resta. Io mi sono fatto un’idea empirica: che tutti gli stati vegetativi col tempo evolvono in stati di minima coscienza. Di questo occorre dibattere seriamente, non di togliere cibo e acqua!». Inoltre le tecniche di riabilitazione e di supporto alla vita sono sempre più efficaci e i casi di sopravvivenza aumentano: «Io lo vivo nei ricoveri quotidiani: giovani che ci arrivano con un’emorragia cerebrale e che cinque anni fa sarebbero morti ora ce la fanno, e poi giungono da noi per la riabilitazione».

A Foligno, racconta «la famiglia viene accolta, li rendiamo attivi e coscienti rispetto al problema, teniamo le riunioni tra medici alla loro presenza, e tale strategia è sempre vincente. Questo aiuta a non rifiutare con spavento la disabilità, a non fare scelte sbagliate, a non staccare i sondini ma a stare loro accanto per cogliere quei segnali di vita che sempre ci sono. E per fare questo nessuno è più addestrato dei familiari più cari».


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