Magazine Cultura

Il nuovo dei PROSTITUTE DISFIGUREMENT è un atto di resistenza culturale

Creato il 09 settembre 2019 da Cicciorusso

Il nuovo dei PROSTITUTE DISFIGUREMENT è un atto di resistenza culturale

Un giorno Piero pubblica sul gruppo un articolo di Kerrang! che parla di come il death metal stia finalmente affrontando il problema della sua misoginia, che è un po’ lo stesso problema di misoginia che avevano i thriller vecchia scuola da Hitchcock a Dario Argento (dei quali andrebbe quindi bruciata ogni copia, che diamine), per non parlare del problema dell’antisemitismo in Dostojevski, dell’islamofobia nella Divina Commedia o di quell’insopportabile insistenza sugli stereotipi regionali italiani nelle commedie con Lino Banfi. Tanto per farmi male, lo leggo e ci trovo una dichiarazione di Chris Andrews dei Devourment, per gli amici “Capitan Piscio”, il quale dice che, sì, al giorno d’oggi queste cose non vanno più bene e infatti nei testi di Obscene Majesty il sesso delle persone sottoposte alle orrende torture descritte non è specificato e questo è di sicuro un grande progresso verso un mondo più tollerante, inclusivo e gender neutral oppure in quattro anche scribai con cofandina, come antifurto, per esempio.

Qua uno potrebbe ribattere: “Bella minchiata, ma allora tutti i gruppi black metal satanici stupramadonne? Mica chi li ascolta poi va in giro a sacrificare toporagni a Baphomet”. Eh, la cosa divertente è che, su mille persone che ascoltano black metal, il coglionazzo suggestionabile che poi si mette davvero a giocare con grimori e pentacoli o peggio c’è – bambini di Satana docunt. Invece non ho mai saputo di un tizio che è diventato un serial killer di prostitute per colpa dei testi dei Cannibal Corpse. Ma ciò non conta: la cosa importante oggigiorno è non offendere e non far incazzare nessuno, minoranze o minorati che siano. Ammetterete che non offendere e non far incazzare nessuno è esattamente la base filosofica sulla quale è nato l’heavy metal, o sbaglio?

Nel mirabile articolo di Kerrang! leggo pure che Chris Andrews ha iniziato a riflettere su ‘ste cose grazie a un articolo di Vice (questo non ve lo linko, abbiate pazienza) che denunciava come la misoginia dei testi death metal che parlano di mignotte squartate sia una cosa davvero inaccettabile, signora mia, ché il death metal deve essere tollerante e inclusivo sennò posterdati per due anche un pochino antani in prefettura. Io pensavo che Chris Andrews non leggesse Vice ma preferisse passare il suo tempo libero andando con una cassa di Lone Star al poligono di tiro, quello fico davanti a Taco Bell dove ci stanno le sagome con la faccia di Bin Laden. E invece non solo legge Vice ma si fa pure influenzare dalle corbellerie degli araldi del Kali-Yuga che ci scrivono quando potrebbero trovarsi un’occupazione più utile alla comunità come spurgare i lavandini intasati dal vomito nei motel o radere ani in un dipartimento di proctologia.

Il nuovo dei PROSTITUTE DISFIGUREMENT è un atto di resistenza culturale

Ora qua potrei tirar su un discorso serio e approfondito su tutta ‘sta faccenda ma davvero non ce la faccio più, quindi preferisco esorcizzare il tutto sparandomi a tutto volume il nuovo disco dei Prostitute Disfigurement, il cui primo pezzo si intitola, a mo’ di dichiarazione d’intenti su politicamente corretto e affini, Fight a Transvestite, il che mi ha fatto venire in mente quella volta che il Messicano mi spiegò come non si debba mai litigare con i travoni perché di solito sono bravissimi a fare a mazzate. E bravissimi con le mazzate sono pure questi olandesi, che hanno tirato fuori quello che forse è il loro miglior lavoro di sempre. All’inizio avevano il problema di avere una voce troppo sturalavandini che non c’entrava moltissimo con un suono che, rispetto al resto della scuola brutal olandese, era molto influenzato dal thrash metal. Prendete il secondo, Deeds of Derangement, che con un cantato meno fognario sarebbe un mezzo capolavoro. Poi col tempo avevano aggiustato un po’ la mira ma perso in compattezza: il precedente From Crotch to Crown, risalente ormai al 2014, non era proprio memorabile.

La buona notizia è che i cinque anni di riflessione sono serviti. Complice una formazione rinnovata per tre quinti (dei membri originali sono rimasti solo il cantante Niels Adams e il bassista Patrick Oosterveen), i Prostitute Disfigurement non sono mai stati così in forma. Adams è diventato più, ehm, espressivo; la chitarra solista ha un gusto melodico inatteso (Happily to the gallows, la devastante Kinderfresser con le sue ripartenze alla Dying Fetus); c’è una vaga componente Morbid Angel che fa la differenza rispetto a molti gruppi analoghi e tutti i brani hanno un tiro micidiale: poco più di mezz’ora senza un attimo di respiro per nove coltellate al basso ventre che faranno la gioia di tutti gli appassionati di frattaglie. In campo brutal death, Prostitute Disfigurement è già tra i dischi dell’anno. Speriamo solo che, mo’ che andranno in tour, non si ritrovino picchetti delle femministe ai concerti e campagne di boicottaggio online dei soliti scribacchini illuminati, che ormai non mi stupisco più di nulla. (Ciccio Russo)


Ritornare alla prima pagina di Logo Paperblog