Il partito nazionale dei fedifraghi

Creato il 29 luglio 2013 da Conflittiestrategie

Se non fossimo governati dal PNF (PARTITO NAZIONALE FEDIFRAGHI) forse saremmo ancora italiani liberi, cioè schiavi solo dei nostri difetti. Ovvero: deboli, depressi, menefreghisti ma non pigri, rassegnati e sottomessi, piegati dalla storia e dalle ideologie di servizio come adesso. Italiani medi ma non mediocri, insomma.
Se non fossimo governati dai politicanti del PNF, burocrati grigi, arrugginiti e rinsecchiti, curvati sotto il peso degli anni e degli inchini, proveremmo ancora a rifarci una vita, a sposarci con gli avvenimenti, ad accordarci ai tempi, a costruire nuovi percorsi, a gettare ponti con la parte del mondo che non vuole sprofondare e preferisce rischiare, resistere, sperare.
Invece, poiché ci siamo innaturalmente “fredifragizzati”, accettiamo che si resuscitino i cadaveri istituzionali, le bolse forme e riforme costituzionali, le leggi elettorali, gli stanchi riti parlamentari, non prima di averli svuotati perché, oramai, siamo incantati dalle sirene partenopee e dalle streghe arcoriane le quali ci attirano sugli scogli europei e sulle rive atlantiche, laddove ci tendono trappole per sottoporci a sacrifici di sangue.
Se fossimo un popolo sano, privo di inutile “grasso” e di un moralismo così “boldrin line”, crederemmo ancora nel nome che individua la cosa e la persona e nella cosa e nella persona che indicano la funzione e la direzione. Ma ci hanno tolto la parola per non farci denunciare cause e responsabili di questo bordello, cioè i sovrani innominabili e gli dèi impronunciabili. Alla fine dell’Italia, come all’inizio di tutto, c’era il verbo: “to badogliate”.
Se fossimo cittadini consapevoli non finiremmo insaccati nel budello della caccia ai dittatori isolati, ai despoti immaginari, ai deportati inventati, rifiuteremmo l’orgia dei diritti umani e delle libertà incivili. Più imbarazzante del gay-pride c’è unicamente il coro del politicamente corretto che si divide in pro-culi e paraculi contro. Finalmente, non ci sarebbe nemmeno tanto fracasso per un ministro nero, che sarebbe un bel segno di progresso epidermico se anche la signora  la smettesse di metterci alla prova per tirare fuori il peggio che c’è in noi.
Se fossimo padroni di noi stessi sbatteremmo la porta in faccia agli esotismi culturali e agli inestetismi congiunturali, con i viaggi premio dell’ONU per chi lancia la bomba e nasconde la mano. Diventare famosi in posa coi bambini denutriti, dopo aver sganciato ordigni sulle teste dei padri e delle madri, con la benedizione degli organismi internazionali, non è pacifismo ma necrofagismo. E tanti applausi per chi è senza fibra e ci fa pure la predica umanitaria con la sua “laura” in vanità e regresso.
Se fossimo stati intelligenti non avremmo mai accettato le larghe intese di chi si è allargato a nostre spese, non avremmo permesso che a rappresentarci fossero i picchiatori sui conti, le camicie inamidate con la coscienza sporca, le bande bancarie e le cricche partitiche eterodirette dall’estero.
Se fossimo stati più attenti, a quest’ora lor signori sarebbero già stati polverizzati e noi non mangeremmo tutta questa polvere. Ma ancora non è detto, dopo il 30 luglio, qualora il Cavaliere dovesse essere condannato, sarebbe la guerra civile. Sui giornali e alla televisione. Gli uomini in carne ed ossa non si muoveranno per i problemi dei guappi di cartone e non crederanno a quest’ennesima telenovela. In Italia non ci siamo mai meritati una vera rivoluzione e anche questa volta non farà eccezione. Ma sui mezzi d’informazione sai che spari, mentre la vita reale continuerà ad andar male pari pari.


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