Il Patto Diabolico

Da Bangorn @MarcoBangoSiena

Pensavo alla tematica del patto col Diavolo, molto in voga nel periodo del romanzo gotico, e mai passata di moda. Il patto in cui si cede la propria anima, il proprio IO, in cambio di benefici, ha subito variazioni nel corso dei secoli. Senza cercarne per forza le radici che affondano comunque in età pre-cristiana, ci basta prendere a esempi quello classico della letteratura, da Faust a Dorian Gray, senza dimenticare il monaco Ambrosio del romanzo Il Monaco di Lewis.

Un’illustrazione che raffigura Faust mentre tratta col Demonio

Spesso anch’io ho giocato sulla tematica, ma con delle varianti, senza includere apertamente il difetto maggiore – e sempre espresso dagli altri autori – nel fare questo tipo di contratto: quello che ottieni in cambio della tua anima ha sempre un difetto, e spesso dietro di esso c’è un inganno, proprio come nell’esempio del monaco Ambrosio. Ambrosio, caduto in rovina e imprigionato e quindi destinato a una fine orribile, cede infine alle seduzioni del diavolo e gli cede l’anima pur di uscire dalla prigione. Il demone lo libera, portandolo con sé in volo, ma lasciandolo cadere sulle montagne. Ambrosio non aveva specificato tutto, non era stato preciso nella sua richiesta. È lo stesso difetto che troviamo nella storia di Titone, che chiese agli dei di essere invulnerabile e immortale ma dimenticò di chiedere l’eterna giovinezza, e fu quindi condannato a deperire.

Il patto in un’illustrazione del medioevo

Ed è lo stesso problema che si impara al tavolo giocando di ruolo, quando si scopre l’incantesimo desiderio (sia maggiore che minore) e lo si usa senza riflettere bene. Anzi, anche riflettendo con astuzia, il Master nei panni del Djinn saprà come gabbarvi. Il classico esempio che veniva riportato era quello della richiesta di un’armatura con un moltiplicatore esagerato. Veniva sì concessa, ma talmente piccola da essere contenuta in una mano.

Il patto è fatto

Tornando al pensiero iniziale, ho riflettuto dal punto di vista dell’autore. Se io fossi sul punto di fare un patto diabolico[1], sapendo comunque che:

  1. Di anime ne ho una sola, e sputtanata quella è difficile riaverla
  2. Devo trarne un discreto beneficio, in modo tale da poter lasciarlo come eredità, affinché il mio sacrificio sia di giovamento a chi amo
  3. Alla fine ci sarà comunque la clausola che mi frega

Sicuramente non lo farò per una promessa futura, un guadagno a lungo termine. Se dovessi farlo a scopo di lucro, perché forse solo per denaro accetterei questo compromesso e non per mera vanità, chiederei una cifra consistente, in modo da soddisfare il punto 2.
Non mi interessano pochi spiccioli subito per una gloria futura, se devo vendere l’anima voglio un bel gruzzolo subito, sennò me la tengo.

[1] prendetelo come pensiero per la stesura di un racconto o come un semplice quesito, non mi metterò dentro un cerchio con pentacolo e candele e sangue di capra a invocare Lucifero, anche se dopo aver conosciuto alcuni praticanti cattolici non so più da che parte sta il male.


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