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Il Pentagono ti ricerca

Creato il 16 settembre 2019 da Albertocapece

Il Pentagono ti ricercaLe cadute dal pero sono di solito rovinose, ma in ogni caso fastidiose: adesso si è scoperto dopo circa mezzo secolo che il Pentagono foraggia molte università italiane il Cnr e numerosi centri studi per ricerche che hanno attinenza in ambito militare. Se volete potete leggere qui i dati specifici, ma è da ormai da tempo immemorabile che vi sono questi contatti e semmai la cosa interessante è che via via questi finanziamenti sono andati sempre crescendo sia nel nostro Paese che in tutta Europa e in molti altri luoghi come la Corea del Sud e il Giappone. Si tratta ovviamente di ricerche molto settoriali che di per sé servono a poco, ma sono soltanto tessere di un puzzle che poi viene ricostruito a Washington. Tuttavia già negli anni sessanta scoppiò una forte polemica sul fatto che la ricerca europea fosse  impegnata dai contratti del governo federale americano, anche se in quel caso volti ad impedire una ricerca militare autonoma che tra l’altro nelle condizioni politiche del tempo poteva finire nelle mani dell’arci nemico sovietico. Poi tutto è stato silenziato, mentre dalla dissoluzione dell’Urss in poi università, laboratori e centri studi sono stati via via sempre più impegnati per aiutare a dare vita ai progetti del Pentagono, mentre i governi sovvenzionavano, sia pure in piccola misura i nuovi piani di armamento, vedi F35 . Del resto non potrebbe essere diversamente visto che in Usa  il 30 per cento abbondante di tutti i progetti di ricerca appartengono al settore militare e il 40% degli scienziati e degli ingegneri è impegnato in questo settore, anzi il 50 per cento se ci si limita a fisici e ingeneri.

La ragione di questa escalation è dunque molto semplice: gli Usa non sono più in grado di sostenere con le loro sole forze le ricerche necessarie ad alimentare il famelico complesso militar industriale, così potente da imporre le proprie visioni alle amministrazioni civili: per questo gli Usa sono costretti ad importare ricercatori da ogni dove e a finanziare sempre più studi all’esterno, anche se la sensazione è quella  di una costante perdita di terreno e di una vistosa riduzione di gap tecnologico che in qualche caso entra persino in territorio negativo. Le ragioni di tutto questo hanno diverse cause tra le quali  ne spiccano due: il drammatico declino di qualità dell’istruzione scolastica, tra le peggiori nel mondo sviluppato come frutto della privatizzazione selvaggia e il modello stesso  della way of life americana corretta al neoliberismo che sottrae precocemente le intelligenze brillanti alla ricerca e le depista verso altre attività assai più redditizie. L’insieme di queste condizioni unito al mantenimento di una forza militare mai smobilitata dalla fine della seconda guerra mondiale e ormai la voce più significativa dell’economia Usa, provoca la necessità di disseminare la ricerca in tutto il mondo “amico” ridotto a colonia.

D’altro canto però il business insisto nei meccanismi del complesso militare, il cortocircuito tra politica e affari, la comparsa di gruppi monopolistici che riducono la spinta all’innovazione, la legge assoluta del profitto fa sì che più soldi si pompano nel sistema più questo tende ad essere inefficiente rispetto alle risorse utilizzate: si è calcolato che negli ultimi 20 anni oltre 50 miliardi di dollari siano stati bruciati in progetti poi non attuati o rivelatisi fallimentari e una cifra enormemente superiore sia stata spesa per strumenti bellici inutili o palesemente mediocri. A questo si aggiunge un fenomeno relativamente nuovo, ovvero il fatto che le ricadute tecnologiche per così dire civili, si sono azzerate, mentre comincia ad essere vero il contrario, ossia che il sistema militare insegua affannosamente le realizzazioni civili. Valga come esempio il fatto che molti dei sistemi informatici in campo militare soffrono di obsolescenza. Ciò fa sballare il tradizionale rapporto che si era instaurato nel dopoguerra tra spese militari e ricadute economiche sul settore produttivo, oggi praticamente limitata all’imposizione agli alleati di sistemi d’arma che i singoli Paesi non solo sarebbero in grado di sviluppare da soli, ma anche meglio.

Quindi non c’è nulla da meravigliarsi se il Pentagono spende per la ricerca anche in Italia, anzi questi investimenti saranno destinati ad aumentare col tempo e con la progressiva scomparsa di ogni idea di sovranità.

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