Magazine Politica

Il piano di pace israelo-palestinese di Trump appare come una ipotesi negoziale realistica

Creato il 28 gennaio 2020 da Pfg1971

Il piano di pace israelo-palestinese di Trump appare come una ipotesi negoziale realistica

Il piano di pace israelo-palestinese, presentato oggi da Donald Trump alla Casa Bianca, alla presenza del primo ministro israeliano Benjamin Netanyhau e del suo più accreditato rivale, Benny Gantz, non è certamente il meglio che potesse essere elaborato.

Nato dopo tre anni di gestazione e definito con toni trionfalistici dal presidente come the Deal of the Century, l’accordo del secolo, appare nettamente sbilanciato a favore di Israele.

Riconosce a quest’ultimo il possesso degli insediamenti illegali, costituiti in decenni di espansione dei coloni ebrei in un territorio che, secondo gli accordi Onu, avrebbe dovuto essere detenuto dai palestinesi.

Consolida la scelta di Trump di considerare Gerusalemme la capitale di Israele e, in pratica, non fa che sanzionare lo status quo attuale, l’assetto venutosi a creare negli ultimi anni.

Sanziona la nascita di uno stato ebraico, in cui a contare è soprattutto la professione della religione ebraica, a detrimento degli altri credi, ma allo stesso tempo, non esclude la possibilità che, al termine dei negoziati fra le parti, un autonomo stato palestinese possa finalmente vedere la luce.

Promette investimenti per oltre 50 miliardi di dollari della comunità internazionale al fine di favorire lo sviluppo economico del territorio palestinese, imponendo la smilitarizzazione di Gaza e la fine dei lanci di razzi verso Israele.

Non contempla la risoluzione dell’annoso problema del ritorno degli arabi cacciati dalle loro case dopo la nascita dello stato israeliano nel 1948, tuttavia, ad oggi, appare come l’unico piano di pace effettivamente praticabile con l’assetto oggi esistente.

Il piano è anche un tentativo di Trump di sostenere il suo amico Netanyhau nelle ormai imminenti elezioni di marzo prossimo, le terze tenutesi nel giro di pochi mesi, poiché accettando il volume di insediamenti ebraici oggi esistente sul territorio palestinese non può che fare l’interesse dell’attuale governo, tuttavia, la futura prospettiva di un possibile stato palestinese è già stata oggetto di attacchi ad opera delle fazioni ebraiche più oltranziste.

Non sono mancate le prese di posizione negative di queste ultime contro Netanyhau, accusato di aver dato il suo assenso alla nascita di un autonomo stato palestinese (nient’altro che ciò che è stato stabilito da decine di risoluzioni Onu).

È un piano che non può essere visto come un bicchiere mezzo pieno, ma neanche come vuoto.

Probabilmente rappresenta una ipotesi di soluzione realistica e adatta ai tempi attuali.

La leadership palestinese non dovrebbe guardarlo come una occasione persa, ma come una opportunità, l’ultima opportunità, prima della nascita di un unico stato israeliano sull’intera Terra Santa.

Nella situazione di oggi, in cui gli altri paesi arabi, in primis l’Arabia Saudita, hanno ormai stretto legami strategici importanti con Israele, pur non riconoscendolo formalmente, con l’obiettivo di combattere il nemico comune e cioè l’Iran e le sue mire di espansione della sua influenza in Medio Oriente, non è pensabile che questi possano impegnarsi a favore di una causa come quella palestinese ormai passata in secondo piano e soppiantata da altre esigenze più pressanti.   

     

Il piano di pace israelo-palestinese di Trump appare come una ipotesi negoziale realistica

Ritornare alla prima pagina di Logo Paperblog