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«Il posto più inquinato? non è la strada ma la cucina di casa»

Creato il 27 giugno 2019 da Francesco Sellari @FraSellari

È lì che la concentrazione di polveri ultrafini è altissima: dieci volte quella dell’esterno, anche in città, secondo le ricerche presentate al festival della Scienza Pop alla scuola media Di Donato di Roma

«Il posto più inquinato? non è la strada ma la cucina di casa»

Articolo pubblicato su Corriere.it il 13 giugno 2019. Guarda il Video su Corriere.it

Quando si parla di inquinamento da polveri sottili, le prime immagini che ci vengono in mente sono quelle delle auto incolonnate o delle domeniche con il blocco del traffico. Quanti penserebbero alla propria cucina? E invece sono proprio gli ambienti chiusi a far registrare elevatissime concentrazioni di polveri capaci di penetrare nei nostri polmoni. «Quando si cucina dentro casa si raggiungono concentrazioni 10-15 volte maggiori rispetto alla concentrazioni che abbiamo in esterno», spiega Giorgio Buonanno, ingegnere ambientale, professore presso l’Università di Cassino e la Queensland University of Technology di Brisbane in Australia. In numeri? Se parliamo di polveri ultrafini, fuori dai normali radar di rilevazione in città, fino a 150.000 parti per cm cubo contro una concentrazione media tra le 10 e le 20 mila.

L’esperimento a Roma, Parma e Salerno

Buonanno ha illustrato i risultati di una campagna di monitoraggio su Roma, intervenendo al festival Scienza Pop, una tre giorni di incontri e laboratori presso la scuola Manin-Di Donato, nel quartiere Esquilino. Il monitoraggio ha coinvolto personalmente gli studenti della scuola media. Una trentina, al pari di alcuni coetanei a Parma e Salerno, sono stati dotati di rilevatori di polveri che hanno portato con loro nell’arco di un’intera giornata, con l’impegno di registrare su un diario tutto ciò che facevano: gli spostamenti e i luoghi in cui sostavano. «L’obiettivo era quello di valutare istante per istante la concentrazione – ci spiega Buonanno – e quindi stimare gli ambienti più critici da cui questi bambini ricevono la dose e l’esposizione maggiore. E gli ambienti più critici sono risultati essere quelli chiusi e in particolare la casa».

L’inquinamento casalingo

La rilevazione si è concentrata sulle polveri ultrafini, polveri ben più piccole delle famigerate Pm10. Se in questo caso parliamo infatti di particelle di dimensioni inferiori ai 10 micrometri (millesimi di millimetro), nel caso delle polveri ultrafini parliamo di dimensioni inferiori a 0,1 micrometri (per semplificare: cento volte più piccole). Si tratta di polveri particolarmente insidiose, prodotte ad esempio quando accendiamo il fornello del gas. È chiaro che poi vanno considerati altri parametri come il tempo di esposizione e la dose (quest’ultimo è un valore individuale: quanto un soggetto assorbe in funzione, ad esempio, all’attività che sta svolgendo). Ma queste alte concentrazioni in casa andrebbero considerate come un elemento che aumenta il fattore di rischio e quindi la possibilità di andare incontro a gravi patologie.

Cosa si può fare?

Rimedi? Si può cominciare facendo più attenzione alla qualità dell’aria in casa, usando sempre la cappa quando si cucina e facendo manutenzione ai filtri o dotandosi di sistemi di ventilazione meccanica controllata. L’esperimento sulla qualità dell’aria è un piccolo esempio di ciò per cui è nato il festival Scienza Pop: far “precipitare” le conoscenze scientifiche nella quotidianità delle persone, invitandole a confrontarsi con ricercatori ed esperti. Nei locali di una scuola che da tempo si è distinta per il modo in sui sa aprirsi al quartiere. “Per noi scienza popolare vuol dire scienza coniugata con la partecipazione – spiega Andrea Capocci, dell’associazione genitori della scuola Di Donato – Troppo spesso la scienza è considerata qualcosa che esclude, riservata agli esperti. Vorremmo cercare si superare questa barriera e far capire che la scienza è soprattutto discussione. Gli scienziati arrivano alle loro conclusioni, sempre provvisorie, attraverso la discussione. Non è vero, quindi che la scienza non è democratica perché è fatta di dialogo e confronto. Questa è una scuola pubblica in un quartiere che ha storicamente l’inclusione nel suo dna, e ci è sembrato il posto ideale per creare questo connubio tra scienza e partecipazione”

Scienza-Pop

Scienza Pop si chiude il 15 giugno con un ricco programma di dibattiti e laboratori per ragazzi. Tra gli altri temi sui quali si confronteranno esperti, giornalisti e cittadini: il biologio e le biotecnologie applicate all’alimentazione, algoritmi e intelligenza artificiale, i social network. E l’obbligo vaccinale. Attenzione però “non è un dibattito tra pro-Vax e no-Vax – scrvono su scienzapop.it – vaccinarsi è il modo migliore per difendere la saluta nostra e di chi ci è vicino. Ma qual è la strategia migliore per alzare il livello di copertura vaccinale in modo stabile?”. In chiusura di festival, la lectio magistralis di Giorgio Parisi, fisico e presidente dell’Accademia dei Lincei.

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