Magazine Diario personale

Il posto senza nome

Creato il 26 agosto 2018 da Povna @povna

E così, hanno ricalcolato (del resto, quello che li unisce è anche questo). Capita infatti, così come previsto, che l’anno 2018 segni, per la ‘povna e Thelma, e quindi anche per loro amici tutti, la fine del paese-che-è-casa. La ‘povna ha passato la prima parte dell’estate a traslocare la sua Casa laggiù, e poi l’Agriturismo dello zio Matto (due operazioni che sono state, per molti motivi, diversamente pervasive e topiche), ma loro amici del nord si erano organizzati per tempo, e sapevano che – courtesy of Bertina e Canta che ti passa, che li hanno guidati passo passo nella scelta – a fine agosto li aspettava, in un posto nuovo, la loro settimana, come sempre.
Perciò, in un sabato di agosto, dopo giorni di #cisivedeingiro e ordine, la ‘povna ha preso un treno regionale, poi un altro e ancora un altro, che la hanno portata, pazienti e affidabili, nel luogo di un appuntamento deciso con giorni di anticipo. Lì si è trovata con Piton, con Thelma e con BibCan, che ha percorso con il suo cocchio a cavalli i 50 km circa che li attendevano per arrivare nel Posto senza Nome, località PoggioSusino, il luogo scelto per questa prima volta, da lunghi ventisei anni da che si conoscono, per sostituire il paese-che-è-casa.
Il Posto era stato valutato con giudizio, perché fosse giusto e accogliente, dunque piano piano, mentre arrivavano alla spicciolata spicciola, la ‘povna e gli amici del nord si sono dedicati a sistemare le loro nuove cucce, recuperando gesti perenni a rimodellare un contesto che era insieme nuovo e vecchio; e la loro settimana è cominciata.
La ‘povna non ne vedeva tanti da troppo tempo, a incorniciare un anno tosto e segnato, a sua volta, dal suo personale nostos nella piccola città. E poi (ma non è meraviglia) è stato tutto come sempre: i risvegli a scacchiera, e le lunghe colazioni sotto il portico, le sue vasche in piscina in cima all’alba, la cura di pasti, uno per uno, di una bontà buonissima, qualche partita a King (nelle quali la ‘povna ha perso molto, ma ha tenuto fede a una promessa), le passeggiate per fichi e more, intorno al poggio, le tante conversazioni sparse riannodate dentro il filo che li unisce, i loro liberi Oompa Loompa (anche loro uguali, e pur diversi) che si riaccrocchiano in giro e fanno banda.
Ci sono stati (novità) alcune gite fuori porta, una passeggiata a cavallo (e pazienza se la ‘povna si è rivelata come sempre una carta moschicida per insetti), letture letterarie (e anche teatrali, nella notte), e discussioni da pifferaio magico, un torneo di ping pong, nel quale lo sceneggiatore ha dispiegato, saggio, i suoi sacchetti di giustizia poetica, perché ci sono cose che si ripetono, eguali e pur diverse (si chiama linea d’ombra).
La ‘povna ha abbracciato tutto questo dal suo osservatorio sghembo, felice come sempre, per quella settimana privilegiata e unica, di essere, semplicemente, dove sta (ma i narratari li ha scelti con cura, e sono stati giusti). Il loro tempo insieme è stato, anche questo come sempre, lento, denso, e inesorabile, in quel privilegio unico di farsi, l’uno per l’altro, cura, libertà e sostanza.
Il secondo sabato è arrivato come sempre troppo presto, con la sua serie di partenze all’alba che hanno segnato la fine del vecchio, e anticipano il benvenuto al nuovo anno che verrà.
La ‘povna ha chiuso la sua borsa da viaggio, e poi, una per una, le tante porte di quella casa gentile e utile. Poi BibCan la ha riportata al punto di partenza, dove ha ripreso, uno per uno (ma non era in camicia da notte), i tre treni e le sette ore che la separavano dalla piccola città. L’esperimento è riuscito (ma in realtà non c’era dubbio). E se la primavera non è più maledetta, anche l’inverno, chissà, non sarà troppo di scontento. La ‘povna rientra nella sua casa vuota e in ordine, e pensa, un po’ nostalgica, al buio che dice già settembre (ma l’estate non finisce, ancora, ricorda Amica, e la ‘povna se lo terrà per detto). Il suo centro si riduce, raggomitolato in un zaino. Eppure, centrato e centrale come resta, non può che essere così.


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