Il presentimento

Da Paolo Statuti

   Domenica ore 8.00. Giulio P., impiegato statale, allunga la mano e preme il pulsante che azzittisce la sveglia, poi richiude gli occhi, vorrebbe dormire ancora un po’. Il silenzio del giorno di festa invade la stanza assieme al chiarore che filtra attraverso gli sportelli della finestra. Trascorso qualche minuto, Giulio si rende conto che almeno per il momento non riuscirà a riprendere sonno, e allora si mette a pensare, fissando supino il soffitto.

Viveva solo. Era divorziato e i figli erano rimasti con la madre, non dava confidenza ai vicini di casa e di amici ne aveva pochi, e per giunta erano eternamente occupati. La domenica quindi per Giulio era un giorno particolarmente noioso e scialbo. Non sapeva come ammazzare il tempo e desiderava che trascorresse il più presto possibile.

Quella domenica tuttavia era iniziata in modo diverso. Fissando il soffitto si sforzava di ricordare cosa aveva sognato. Pur non riuscendo a ricostruire il sogno, rivedeva abbastanza chiaramente frammenti di immagini, dettagli di scene – sconnessi, accavallati, senza un filo logico: una lampada accesa…una scala…un libro impolverato…, ma dalla nebbia del subconscio emergeva sempre più distinta un’insolita fiducia, un senso di conforto, una vaga promessa di felicità, e tutto ciò si trasformava nella percezione di un presagio, nella sensazione che quel giorno sarebbe successo qualcosa…sì, proprio quella domenica!

«Forse tra un’ora…tra due…questo pomeriggio…questa sera…sento che oggi accadrà qualcosa, qualcosa che porterà finalmente un’aria nuova nella mia vita…»

Lentamente ma risolutamente una dolce speranza stava prendendo il posto della rassegnazione, dell’apatia, una speranza tanto più lusinghiera, quanto più era in grado di colmare il vuoto interiore.

Giulio si alzò…«forse la prima occasione si presenterà quando aprirò la finestra…» La strada era semideserta, qualche rara macchina sfrecciava rombante e frettolosa verso una destinazione prestabilita, uno svago festivo, verso un sollievo dalle fatiche e dagli affanni di tutti i giorni…«ecco, sta arrivando il tram…a quest’ora sarà semivuoto, vediamo chi scende alla fermata…è gente che non conosco…quella donna bruna col soprabito color pesca sembra ancora giovane, nel modo di camminare somiglia molto a Clara, forse anche lei ora è sola, il marito la tradisce…oh, magari fosse Clara, da quanto tempo desidero rivederla, da quando mi lasciò dicendomi: «ho deciso di sposarmi, anch’io voglio crearmi una famiglia, cerca di dimenticare…addio e buona fortuna»…«ora potrebbe tornare da me delusa, amareggiata, in cerca di conforto e di calore…vieni, non essere triste…ci ameremo come un tempo…» La donna attraversa la strada, lui la segue con lo sguardo inquieto e il cuore in tumulto e la vede entrare nel portone dello stabile accanto.

«…Forse però Clara potrebbe rifarsi viva con una telefonata, la giornata è lunga…aspetterò, dovrebbe avere ancora il mio numero di telefono…»

Verso le 9.00, mentre sta bevendo il caffè, suonano alla porta. Giulio è ancora in pigiama. «Chi può essere? Che sia il postino con un telegramma?» Si avvicina alla porta in punta di piedi, guarda attraverso lo spioncino e vede la faccia della vicina, apre.

- Buongiorno, signora.

- Buongiorno, mi scusi, non avrebbe un po’ di sale? Sono rimasta senza e oggi è chiuso.

- Sì, certo, venga, si accomodi.

- No, no, aspetto qui.

- Come vuole, vado a prenderlo…(«il sale…che scocciatrice!»)…ecco, signora.

- Grazie tante, domani glielo renderò, mi ha fatto un grande favore.

- Sciocchezze, non si preoccupi, arrivederla…(«che idee, vuole restituirmi il sale! Al diavolo lei e il sale!»).

Alle 11.00 squilla il telefono. «Forse è…oppure mio figlio, sono due mesi che non mi chiama».

- Pronto, c’è Maria?

- Maria chi? Qui non c’è nessuna Maria.

- Mi scusi, a quanto pare ho sbagliato numero.

«”Sbagliato”… e me lo dice con quella calma, con quella indifferenza, non si rende conto di avermi profondamente deluso!»

Giulio camminava da una stanza all’altra ripetendosi di continuo: «devo avere fiducia, accadrà qualcosa, ma non posso sapere quando, la giornata è lunga, devo aspettare…» Ma intanto le ore passavano inesorabili, indifferenti alle sue attese.

All’improvviso decise di uscire per fare una passeggiata. «Andrò alla villa a respirare un po’ d’aria pulita…» Si fermò all’edicola e acquistò una copia della rivista che aveva promesso di pubblicare un suo racconto. La sfogliò impaziente e con un po’ di batticuore, lesse il sommario, la sfogliò di nuovo – niente, non era uscito neanche quella settimana. Giulio si considerava uno scrittore occasionale, uno che scrive per evadere dalla noia quotidiana, per scavare nelle tenebre della realtà alla ricerca di uno spiraglio di luce da trasmettere a se stesso e agli altri. Le difficoltà di ordine economico, la mancanza di condizioni adatte e di tenacia, gli impedivano tuttavia di uscire dall’anonimato  e di raggiungere risultati concreti e soddisfacenti.

Sognava qualcuno che gli desse nuovi stimoli, che lo incoraggiasse a scrivere, una sorta di mecenate e quella domenica, iniziata con un promettente presentimento, poteva essere la giornata buona…«Forse quella vecchietta seduta sotto il pino è ricca sfondata e non le resta molto da vivere…potrei risultarle simpatico e poi chissà lei potrebbe ricordarsi di me nel testamento, lasciandomi un bel gruzzolo, “affinché si dedichi serenamente alla creazione letteraria, senza l’assillo dei problemi quotidiani”». Così immaginava che fosse scritto nel testamento. La vecchietta lo fissava probabilmente senza neanche vederlo, poi si alzò e appoggiandosi al bastone si diresse a fatica verso il cancello della villa.

Giulio decise di tornare a casa. Accese il televisore. Negli ultimi tempi guardava la TV sempre più di rado. I programmi non lo soddisfacevano e in generale li considerava una perdita di tempo. Stavano trasmettendo la cerimonia di consegna di un importante premio letterario. Non conosceva lo scrittore premiato. Il romanzo che aveva ottenuto l’ambito riconoscimento aveva uno strano titolo: “Giardino di nuvole”…«chissà dove si trova questo giardino…» – pensò.

Le ore continuavano a trascorrere. L’orologio a pendolo stava sonando. Contò nove rintocchi. Dunque erano già le 9.00 di sera e ancora non era successo niente di particolare che giustificasse il suo presentimento. Voleva leggere, ma non riusciva a concentrarsi, quel pensiero fisso lo ossessionava, si sentiva defraudato di qualcosa a portata di mano che gli stava sfuggendo per sempre. La tranquilla attesa di un evento probabile si stava trasformando in pretesa, in esigenza di certezza assoluta, e al tempo stesso in una sensazione d’impotenza e inutilità.

«Non devo rassegnarmi, c’è ancora tempo, fino a mezzanotte c’è ancora tempo…in tre ore possono succedere tante cose…». In quel momento bussarono alla porta. Aprì come un automa, senza nemmeno chiedere chi fosse, e si trovò davanti il figlio della portiera – un ragazzino di una decina d’anni. Sembrava impacciato e timidamente gli disse:

- Mi scusi, mia madre mi manda a dire che per tutta la giornata di domani mancherà l’acqua, quindi è meglio fare un po’ di provvista.

Era rimasto come paralizzato dallo stupore:

- L’acqua…l’acqua…sì, va bene, grazie…

Richiuse la porta. Sorrise con sarcasmo e andò nel bagno per riempire la vasca. Fissava il getto che scrosciava impetuoso simile a una cascata, una cascata che lo travolgeva, sbattendolo sulle rocce di un torrente immaginario.

Si sedette prendendosi la testa tra le mani. «Che mi sta succedendo? Devo controllarmi, devo restare calmo…». Andò in cucina a prepararsi la cena.

Il resto della giornata trascorse veloce verso la sua consueta conclusione, senza ulteriori illusioni. A mezzanotte di quella domenica che avrebbe dovuto portare un’aria nuova nella vita del nostro eroe, egli già dormiva, sognando forse un’altra occasione di felicità. Prima di addormentarsi però aveva pensato: «Fortunatamente domani è lunedì, comincia un’altra settimana di lavoro, il tempo bene o male passerà, del resto non sarò l’uomo più felice della terra, ma non sono neanche il più infelice…solo vorrei poter cancellare dal calendario tutte quelle insopportabili domeniche…».

     Paolo Statuti