Il regno dei lupi di George R.R. Martin. Capitolo 1: Arya

Creato il 19 novembre 2013 da Martinaframmartino

Copertina giapponese del primo volume in versione hardcover della prima metà di A Clash of Kings.

Prosegue l’opera di sparpagliamento dei personaggi operata da George R.R. Martin. Ricordiamo che all’inizio del Trono di spade tutti, tranne Daenerys, erano a Grande Inverno. Tyrion vi è arrivato dopo una manciata di capitoli, va bene, ma comunque è lì che lo abbiamo conosciuto, e per lungo tempo abbiamo avuto due focus importanti proprio a Grande Inverno e ad Approdo del Re. Nel Regno dei lupi ripartiamo con Jon alla Barriera, in missione verso Nord, Bran a Grande Inverno, Catelyn a Delta delle Acque, Tyrion che ha combattuto al fianco del padre ora diretto ad Approdo del Re, dove c’è pure Sansa, Arya che sta lasciando la città e Daenerys sempre al di là del mare. Ned è morto, ma ci sono due nuovi punti di vista. Mastro Cressen è durato poco, lo spazio di un prologo, ma mica si può lasciare Stannis troppo a lungo fuori scena, giusto? E poi c’è l’altro, e vedremo la sua funzione.

Arya sta fuggendo con Yoren. Lo ricordate il Guardiano della notte, vero? La prima volta io ho faticato abbastanza, non dimenticate che per me sono trascorsi ben 15 mesi fra la pubblicazione del Grande inverno e quella del Regno dei lupi, mesi che io ho trascorso aspettando senza neppure sapere se Mondadori sarebbe andata avanti a pubblicare la saga. Avevo ben in mente il precedente del 1995, quando aveva abbandonato La Ruota del Tempo di Robert Jordan al terzo romanzo, per mai più riprenderla, perciò fino a quando non ho saputo con certezza che Il regno dei lupi sarebbe stato pubblicato, un mese prima che questo avvenisse, non ero affatto tranquilla. I nuovi lettori che si lamentano ora dell’attesa fra un libro e l’altro non hanno idea di cosa sia stata l’attesa passata.

Yoren aveva incrociato nel loro viaggio fino alla Barriera Tyrion e Jon, li aveva accompagnati lì e poi era sceso fino alla locanda con il nano. Dopo la cattura del Folletto da parte di Catelyn lui, che in teoria non si sarebbe dovuto schierare dalla parte di nessuno ma che come molti Guardiani della notte sente forte il legame con la famiglia Stark, era partito al galoppo per Approdo del Re per avvisare Eddard di quanto fatto dalla moglie. Quando era arrivato Ned stava parlando con Arya, fresca reduce dal suo giretto nei sotterranei e nei vicoli della città. Ecco dove l’ha vista, e come ha potuto riconoscerla. Nella serie televisiva Dan Benioff e D.B. Weiss hanno voluto far compiere un ultimo gesto importante a Eddard facendogli indicare Arya in modo che Yoren potesse salvarla, per Martin la cosa è molto più casuale.

Arya comunque aveva bisogno di un aiuto per lasciare la città, da sola non ce l’avrebbe mai fatta. E così si ritrova pure una scorta armata, dettaglio che non fa mai male. La ragazzina ora è costretta a fingere di essere un maschio, le identità divengono meno definite. In sua compagnia ci sono un mucchio di ragazzini scalcagnati, tre criminali della peggior specie e Toro. Lo sappiamo chi è, vero? L’elmo parla per lui: Gendry, il figlio bastardo di Robert Baratheon. Proprio un bel gruppo.

Intanto abbiamo una rivelazione importante: Ned doveva andare alla Barriera. Avevamo lasciato Varys con la sua offerta e la sua minaccia, e l’avviso di pensarci perché il giorno dopo sarebbe arrivata Cersei. Non avevamo mai sentito la risposta di Ned, anche se il fatto di averlo visto confessare un tradimento che non aveva commesso era una dimostrazione abbastanza evidente che la sua scelta era stata di salvare il collo della figlia. Non per sé ma perla ragazzina aveva accettato il disonore, solo che non era bastato. Joffrey lo voleva morto, ma era il solo? Se rileggiamo la scena della decapitazione scopriamo che hanno provato a fermare Joffrey, senza riuscirci, il sommo septon, Varys e Cersei. Ditocorto non ha fatto nulla mentre non è ben chiaro se Pycelle fosse presente oppure no. Quanto a Janos Slynt, che non ha voce in capitolo, è più che solerte nell’eseguire l’ordine.

Per Toro, che è un fabbro, la cometa ricorda il lavoro, una lama appena uscita da una forgia. Per Arya è Giaccio, la spada del padre, il colore del sangue e il desiderio di vendetta. Attenta, lupacchiotta, stai camminando su un filo sottile.



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