Il risveglio della Terra: altri terremoti in vista?

Da Pensierospensierato @P3nsi3ro
Oggi non sto esattamente bene...ho un raffreddore pazzesco, e questo si traduce in un'assoluta poca voglia di scrivere qualcosa.
Però non ho nemmeno voglia di annoiarmi, così ho deciso di navigare placidamente tra le pagine del web alla ricerca di qualcosa di interessante.
Non il mio passatempo preferito, cercare su google immagini foto di ville settecentesche o ottocentesche e immaginarmi storie su di esse. Mi sono detta che era il caso di fare qualcosa di più produttivo. 
Così mi sono messa a cercare sul web qualche interessante notizia riguardo le catastrofi naturali, e in aprticolare sui terremoti. Nelle ultime settimane, infatti, l'Italia, da Nord a Sud, è stata colpita da numerosi sismi, con una magnitudo media piuttosto rilevante. 

Dal 25 settembre ad oggi, 453 sono stati i terremoti registrati dall'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV). Di questi, ben tredici avevano una magnitudo compresa fra 2.5 e 2.9, quattro di magnitudo fra 3.0 e 3.4, quattro di magnitudo fra 3.5 e 3.9 e infine due terremoti hanno registrato una magnitudo 4.1 e 4.2.
La zona maggiormente interessata rimane l'Appennino Centrale, fra Marche, Umbria e Abruzzo dove la magnitudo rimane comunque al di sotto del 2.5.
 

Dal 28 settembre è iniziata una nuova sequenza sismica nel Pollino, al confine fra Basilicata e Calabria, zona interessata da uno sciame sismico che ebbe inizio più di un anno fa, e qui sono stati registrati tre terremoti maggiori del grado 3 Richter e un centinaio di eventi minori. Anche in Sicilia Nord-Orientale e nel Mar Tirreno Meridionale, al largo della Calabria e della Sicilia, oltre che la parte ionica al largo di Siracusa, continuano a registrare terremoti.
 
Nella zona dell'Emilia, già messa a durissima prova, non si registrano terremoti dalla sera del 29 settembre e l'ultimo registrato è di M 2.0. Il dato è notevole, poichè dal 20 maggio a oggi questo risulta essere il periodo più lungo privo di scosse sismiche.
 
Per una zona quieta, un'altra che si è ridestata. Alcuni terremoti sono stati registrati in Piemonte al confine italo-francese, nella zona di Cuneo, nelle Alpi Cozie di cui il più importante è stato registrato il 3 ottobre alle 11.20 ora italiana, di M 3.9.
 
Come si vede dal grafico, la zona ha intensificato la sua sismicità proprio nell'ultimo periodo.

Anche la Valle del Trebbia ha manifestato una certa sismicità, negli ultimi giorni. Dopo un periodo di riposo di sei mesi, improvvisamente un sisma di 4,5 ha riportato alla mente che anche questa è una zona altamente sismica. E infatti i terremoti continuano, anche se con magnitudo minore. 

Significa forse che i terremoti si stanno spostando a Ovest?

Non è possibile dirlo con certezza, ma quel che più mi ha colpita è stata la dichiarazione di Giampaolo Giuliani, ricercatore su precursori sismici e terremoti ai Laboratori Nazionali del Gran Sasso,che ha detto:

Stiamo vivendo una realtà sismica fuori dalla norma da ormai un anno, o meglio da tre anni, e ancora non si è calmata. Anzi, attendiamoci altri eventi da qui alla fine dell’anno. Come diciamo da tempo, ormai ogni zona della penisola va considerata a rischio sismico e la scossa del 3 ottobre in Piemonte ne è l’ennesima prova. L’attività sismogenetica in corso si propaga dal Nord Italia lungo tutta la dorsale appenninica fino alla Calabria. Solo oggi, nella zona di Mormanno, vicino al Parco del Pollino, si è registrata una ventina di eventi sismici. Nell’ultimo mese se ne sono avuti oltre 1.600. Sempre dal primo ottobre a oggi, anche il Centro Italia è stato interessato da 1.500 eventi sismici, anche se di bassa intensità.
Cosa sta succedendo alla nostra Terra?
Continua Giuliani:
L’intero pianeta sta vivendo una fase sismica vivace, lungo tutta la fascia del Tropico del Capricorno e soprattutto lungo la cintura di fuoco del Pacifico, dall’Indonesia all’India.

FONTE: afinews.it
Segno che le cose stanno cambiando. 
Il Pianeta Terra potrà anche avere 4,5 miliardi di anni, ma questo non significa che, di tanto in tanto, non possa prenderci alla sprovvista con una sorpresa sconvolgente. 
È quel che è successo l’11 aprile, con due massicci terremoti nell’Oceano Indiano al largo della costa dell’isola indonesiana di Sumatra, lontano dalle consuete zone a rischio. 
Ora gli scienziati dicono che le fratture del fondale marino sono parte di un evento che si sospettava da tempo potesse accadere, ma non era mai stato osservato prima: lo scisma di una placca tettonica. Il primo dei terremoti, di magnitudo 8.7, è stato 20 volte più potente del tanto anticipato “Big One” californiano e ha spezzato una complessa rete di faglie in profondità, sui fondali oceanici. 
La violenza del sisma ha anche innescato scosse di assestamento insolitamente importanti a migliaia di chilometri di distanza, quattro delle quali al largo della costa occidentale del Nord America. “Sono rimasto a bocca aperta”, ha detto Thorne Lay, professore di geoscienze presso la UC di Santa Cruz. “È stato qualcosa che non avevamo mai visto“. In un primo momento, Lay si era domandato se il codice del computer che aveva impiegato per analizzare i terremoti fosse sbagliato
Alla fine, lui e altri scienziati si sono resi conto che avevano documentato la rottura della placca Indo-Australiana in due parti, un processo epocale che ha avuto inizio circa 50 milioni di anni fa e continuerà per altre decine di milioni di anni. Lay e altri scienziati hanno messo online i loro risultati sulla rivista Nature
 
La maggior parte dei grandi terremoti si verificano lungo i bordi delle placche, dove l’una si sovrappone all’altra adiacente e sprofonda nel mantello terrestre, un processo chiamato subduzione. I terremoti dell’aprile, però, si sono verificati al centro della placca, e ha coinvolto una serie di placche trascorrenti, che sono quelle che scivolano orizzontalmente, in parallelo rispetto alle altre. Gli scienziati dicono che la scossa principale da 8,7 ha rotto quattro faglie. Il sisma è durato 2 minuti e 40 secondi – la maggior parte dura pochi secondi – ed è stato seguita da una seconda scossa principale, di magnitudo 8.2, due ore più tardi
A differenza del terremoto di magnitudo 9.1 che ha colpito la stessa regione il 26 dicembre 2004, creando uno tsunami letale, quelli dell’11 aprile non hanno causato una distruzione paragonabile a quella. Questo perché gli spostamenti orizzontali non provocano massicci spostamenti in verticale dell’acqua degli oceani, come succede invece con i sovrascorrimenti delle faglie. Il tipo di faglie coinvolte nei terremoti di Sumatra sono il risultato di forze monumentali, alcune delle quali hanno spinto l’India verso il centro dell’Asia milioni di anni fa, sollevando le montagne dell’Himalaya. Man mano che la placca Indo-Australiana continua a scivolare verso nord-ovest, la parte occidentale della placca, di cui fa parte l’India, sfrega contro quella dell’Asia ed ad infilarvicisi sotto.
Ma la porzione orientale della piastra, che contiene l’Australia, continua a muoversi senza incontrare quel genere di ostacoli. Questa differenza esercita pressioni di schiacciamento (compressione) nell’area in cui si sono verificati i terremoti. 
Questi due terremoti sono famosi anche perché hanno innescato potenti scosse di assestamento a migliaia di chilometri di distanza. Anche se i terremoti più importanti sono stati noti per questo fenomeno, di solito la magnitudo non eccede i 5,5. I terremoti dell’11 aprile, invece, hanno prodotto scosse di assestamento superiori a 5.5 nei sei giorni seguenti; tra questa, una di magnitudo 7. 
Si sono avvertite scosse a distanze comprese tra i 6.000 ed i 12.000 chilometri dagli epicentri. Fred Pollitz, un geofisico dello US Geological Survey di Menlo Park, in California, autore di uno degli studi, ha detto che i terremoti erano estremamente efficaci nella trasmissione di onde sismiche in tutto il mondo. Ha aggiunto che sebbene il terremoto più grande dei due è il numero 10 nella classifica dei terremoti più forti misurati a partire dal 1900, nessun altro sisma ha innescato così tante forti scosse di assestamento a così grande distanza.  
È il terremoto più potente mai registrato in quanto a capacità di mettere sotto pressione altre faglie in giro per il mondo.
FONTE: terrarealtime

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