Il ritmo del sud: Charleston e Beaufort

Creato il 20 giugno 2014 da Paola Annoni @scusateiovado

La lemon curd è droga. Quando poi ci metti intorno anche uno dei muffin migliori che ti sia mai capitato di afferrare… Beh, può essere l’ago della bilancia che ti ribalta l’immagine della città.

Ma partiamo dall’inizio.

Dopo essere andati nella deliziosa Amelia Island, e più precisamente nella chiccosa Fernandina Beach dove il vento ti gela l’anima e i mosquitos ti divorano fin la testa mentre sei sul pontile a goderti un tramonto mozzafiato (inconvenienti a parte è un posto che merita una visita), siamo partiti di buona lena per cambiare stato, attraversare un pezzo di Georgia e inciampare nella cittadina più educata d’America: Charleston, South Carolina.

Ci si può passare volando su Altanta, o salendo come abbiamo fatto noi dalla Florida… Ma anche affrontando un “coast-coast” come stanno facendo due nosti amici che hanno scelto uno dei tanti voli low cost su New York per poi scendere verso sud. Da qualsiasi lato si arrivi, questa cittadina merita una tappa, come la sua vicina Savannah. Ma partiamo dall’inizio.

Ore di macchina ci hanno notevolmente affamati e la guida ci aveva fatto sgolosare sulle delizie locali, quindi, arrivati a Charleston, ci siamo buttati subito alla ricerca di gamberi e pollo del capitano.

Scegliamo Homini’s, un locale dall’aria chic e dalla fila lunga che solitamente, è un buon segno.

Ci sediamo fuori, nella speranza che il vento si calmi e che non ci becchiamo un raffreddore  in vacanza al caldo e ordiniamo quello che suggerisce Lonley Planet.

Grits (che poi è polenta bianca non salata) con gamberi, un antipasto misto, il pollo del capitano (volatile con salsina al pomodoro e mandorle che ricorda un po’ l’indiano).

Premesso che sono l’unica che si è lamentata… Beh, che delusione!

La parte migliore temo sia stato assaggiare i famosi boiled peanuts ( da queste parti li fanno bollire, a volte con le spezie e se li mangiano così, poltigliosi… E devo ammettere che non sono male).

No refill delle bevande, porzioni scarsine e un malumore decisamente pronunciato per le aspettative deluse.

Gianni, che mi conosce piuttosto bene, ha pensato bene di portarmi di peso in uno di quei posti che mi fa girare la testa e non è né un negozio di scarpe, né un negozio di vestiti: un bakery dove fanno cupcake!

La pasticceria si chiama Sugar e per quanto l’ho promossa dovrebbe assumermi come promoter.  L’aria retrò e un team di ragazze simpatiche si sono aggiunti a dei cupcake straordinari.

Se dico che sono i migliori mai mangiati nella mia vita, sembra incredibile, ma non sto esagerando.

Li avrei provati tutti, uno dopo l’altro… Noci pecan, vaniglia, cocco… I cookies… Avevo proprio bisogno di quello, di un po’ di dolcezza e di partire col piede giusto in una città in cui si respirava già aria buona.

Charleston è deliziosa e passeggiabile,  è un’immersione totale in un altro secolo, è una musica diversa, e un ritmo lento che accompagna i tuoi passi verso il vecchio sud, fatto di case coloniche e voci nere.

Sì perché qui si è fatta la storia della schiavitù e dell’America peggiore, e viene raccontata bene nell’Old Slave Mart Museum.

Tutto il quartiere storico è da vedere, tutte le ville sono così belle che ti chiedi se sono tutte dei picoli musei, in effetti alcune lo sono, una delle idee che mi era balenata in testa era quella di prenotare uno dei walking tour per la città, ma i tempi stretti fregano sempre.

E poi il vento sul lungo mare che ti accompagna nella passeggiata… E poi la mia Charleston finisce qui. Bloccata, ferma, immobile. Un attacco di cervicale. Nausea. Sono proprio una sfigata. E quindi mi sono guardata le foto di Gianni e ho ascoltato i loro racconti.

Tutte le attrazioni di Charleston sono bene chiare sulla guida (acquario, museo della città ecc), ma sono i percorsi alternativi, gli angoli nascosti e il cibo goloso che ti rende curioso un posto.

E quindi ecco, consiglio Sticky Fingers per la cena, se vi piacciono le ribs: quello è il paradiso delle costine e delle salse BBQ… Ce ne sono di tutti i tipi, così come i piatti sono praticamente infiniti. Ovviamente abbiamo scelto qualcosa per provarli tutti: il sampler (un pezzo per ogni tipo)  è stato una scelta decisamente azzeccata. Ecco, magari non vestitevi di bianco o di seta, perché, anche se è un’idea a tratti romantica, farsi il bagno nella salsa BBQ è un ricordo che può diventare indelebile.

Come la padella che mi sono fatta io.Per esempio.

La mattina dopo, uscendo dalla città, ho obbligato tutti a fare tappa in un piccolo parco fuori città, non segnalato sulla LP, che in realtà è una chicca da non perdere: la Angel Oak.

Una quercia millenaria con una superfice di 5000 mq (ho fatto la conversione 7 volte, sono 17.000 piedi, è corretto… Ed è pazzesco) a dir poco imponente. Il mio consiglio è di andarci la mattina presto, quando ancora non ci sono le comitive che intralciano le foto. Alla fine negli Stati Uniti è la natura a farla sempre da padrona. Enorme, spropositata, bellissima. In pratica occupa un parco da sola.

Per non farci mancare nulla siamo andarti a fare un giretto a Beaufort, nonostante fossimo vestiti più o meno come se dovessimo andare a Marina di Massa fuori stagione: in questo paesone, spesso set di film ambientati nel sud, tutti vanno in giro con collane di perle e polo di Fred Perry e i negozietti, anche quelli più scrausi, sono ad un livello così alto da metterti un pochino a disagio.

In effetti, tutto sembra un set: case coloniali, magnolie ricoperte di tillandsia (quella vegetazione che rende tutto un salice piangente), giardini ordinatamente fioriti. Per fortuna ci ha salvato il Sgt White. Cos’è? Un posto favoloso, un diner di quelli che vedi spesso nei film e poco nella realtà, dove la campanella suona quando entri ed una Mami di colore ti accoglie con dolci parole.

Non è per dire, è vero. Entri in questo ristorantino fuori mano, il cui proprietario è un ex marine in pensione, ed una ventata di buon cibo e un accento del sud così forte che ti chiedi se sei stato teletrasportato in Louisiana ti accolgono, e la botta finale arriva solo quando scegli il tuo confort food in dosi massicce, la tua limonata o il tuo sweet tea (sapete che solo nel sud si beve sweet?). E il tutto per 7 dollari. Sette. Sgt. White, promosso a pieni voti. Se vi lasciate prendere la mano potreste anche arruolarvi nel corpo dei marines visto che c’è un banchetto con tutta l’informativa e il locale è ovviamente a tema.

A proposito di Marines, proprio a Beaufort c’è il campo di addestramento più famoso di tutti gli States: quello di Full Metal Jacket. Esaltatissimi ci siamo messi in marcia per vedere il museo all’interno del campo… Ecco, magari sulla guida potevano specificare che ci vogliono più di un’ora di controlli per entrare nell’area militare. “Più di un’ora”… Quindi poteva volerci anche tutto il pomeriggio. Delusissimi ci siamo diretti a Savannah, offesi dall’intoppo come Palla di Lardo. Ecco, forse perché dopo aver mangiato dal Sgt. White mi ci sentivo, come Palla di Lardo.


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