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Il ritorno di Adrian: show datato, Celentano non sorprende più

Creato il 09 novembre 2019 da Iltelevisionario

Adrian, il cartone animato, scritto e diretto da Adriano Celentano, è tornato in onda giovedì 7 novembre su Canale 5, dopo 9 mesi di stop. La serie d’animazione è preceduta questa volta da uno “show” di un’ora con lo stesso Adriano Celentano, dal titolo Adrian Live – Questa è la storia. La prima puntata dello spettacolo ha registrato 3 milioni 869 mila spettatori, pari al 15,42% di share. Invece il cartone Adrian è stato visto da 1 milione 859 mila spettatori, pari al 10,44% di share, confermando lo scarso interesse del pubblico (gli ultimi tre episodi della serie, andati in onda tra gennaio e febbraio scorsi, avevano avuto una media di 2 milioni 150 mila spettatori pari al 10,49% di share).

Celentano ha “illuminato” Canale 5, ha dichiarato, in uno slancio entusiastico (e non poteva essere altrimenti), il direttore di rete Giancarlo Scheri:

Celentano è tornato e ha illuminato Canale 5 con la sua energia, il suo talento, la sua personalità. Fra i suoi show, “Adrian Live – Questa è la storia…” svetta tra i più iconoclasti e visionari, e va ad aggiungersi ai tanti primati di un artista che ha sempre anticipato tempi e mode. Ieri, con Gerry Scotti, Piero Chiambretti, Paolo Bonolis, Massimo Giletti e Carlo Conti, ha parlato di TV. Con Ligabue ha duettato. Con il cartoon, introdotto da un intenso Alessio Boni, ha messo a fuoco i suoi pensieri per salvare il Pianeta. Un inedito melting pot che ha reso Adrian Live un grande spettacolo. Un evento che la rete ammiraglia Mediaset ha regalato, con orgoglio, al suo pubblico

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7 novembre 2019 #Adrian

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Aldo Grasso scrive sul Corriere della Sera che la tv di Celentano è irrimediabilmente vecchia e nostalgica:

Si resta disarmati di fronte all’ingenuità o alla sprovvedutezza di Celentano. O alla sua determinazione: perché lavora così alacremente per distruggere il suo mito? Davvero è ancora convinto che siano sufficienti la sua presenza in scena, i silenzi, un appannato carisma per fare uno show? Mentre da una parte è appena andato in onda Fiorello e dall’altra c’è X Factor, possibile che non ci sia un amico che lo dissuada dal mettere attorno a un tavolo sei persone che fanno tv a parlare di tv? Effetti di involontaria comicità: da una parte ci sono alcuni conduttori che si esprimono come studenti del corso di scienze delle comunicazioni, dall’altra siamo al discorso da bar (banalità e piaggeria), tanto che a un certo punto si sente la necessità di far entrare Ilenia Pastorelli, con camminata sexy (e monologo incorporato). Sembrava una versione oratoriale di Sbandati o una versione colta delle cinque sfere della D’Urso. Idee confuse e acque torbide sembrano sempre profonde. Il dramma di Adriano è questo: quando parla ti auguri che ci dia presto un taglio e canti, ma quando canta ti convinci che è meglio quando parla. E inevitabilmente arriva la predica contro gli spettatori che non hanno amato il cartoon Adrian. Difficile trovare uno che dica: forse ho sbagliato, forse ho promesso molto e dato poco… No, la colpa è degli altri: «Nelle prime quattro puntate, mi avete condannato perché sono stato poco presente senza minimamente pensare ad Adrian. Pensate che mi comporterò in modo diverso stavolta? Non avete capito niente, allora… Farò come la volta scorsa e vi do un motivo per cambiare canale: me ne vado!». Finta uscita di scena, sipario. È una tv, quella di Celentano, irrimediabilmente vecchia, nostalgica. Va in onda uno spezzone di Francamente me ne infischio (Rai1, 1999), dove Adriano parla con Ligabue dell’allarme legato alle risorse idriche e si capisce la forza di Techetechetè.

Anche per Alessandra Comazzi tutta l’operazione è apparsa datata, come scrive su La Stampa:

A volte bisognerebbe avere il coraggio di abbandonare anche le buone idee. Come tutte le persone dotate di forte personalità, Adriano Celentano, nato nel 1938, sulla breccia da tempo immemorabile, è in grado di suscitare ammirazione sconfinata e irritazione altrettanto. E in fondo gli ascolti per il suo ritorno in tv, su Canale 5, con il programma montato intorno all’amatissima animazione Adrian, attestano la divisione. Nonostante la la soppressione della pubblicità, audience solo media, quasi 4 milioni di spettatori, 3 milioni 869 mila per l’esattezza, 15,41 di share. Ma gli spettatori precipitano con la storia animata, un milione 859 mila, 10,44 di share. Progetto partito addirittura nel 2009 per Sky, che poi non l’aveva realizzato: il Grande Protagonista a cartoni, ma giovane, non cantante ma orologiaio aspirante eroe, con la faccia sghemba e le movenze molleggiate e i temi suoi. Disegni di Milo Manara, sceneggiatura di Vincenzo Cerami e degli studenti della scuola Holden, musiche di Nicola Piovani. Questa volta la materia è stata spiegata meglio da Alessio Boni: eppure, nonostante il lavoro di qualità e gli argomenti non datati, è apparsa datata tutta l’operazione. Ci furono giorni in cui si aspettava con trepidazione le sparate di Celentano al Fantastico del 1987, quando Bruno Gambarotta lo accudiva come un infante e lui faceva quello che voleva. Parlava, stava zitto, non rispettava i tempi televisivi e pure aveva successo. Ma, appunto, di che cosa stiamo parlando? Della notte dei tempi, prima dell’arrivo di internet, dei social, della tv multipiattaforme. Un’era geologica fa. C’erano ancora i dinosauri. E un po’ Celentano lo è, un dinosauro. Questo «genio assoluto, uno che ha saputo trasformare l’assenza in presenza» come dice Chiambretti, chi avrebbe ancora potuto incantare? Dunque ascolti decorosi, e in fondo, ce ne fossero di programmi così, nell’annaspante tv generalista. Lui si è permesso di invitare Bonolis, Conti, Scotti, Giletti, Chiambretti, e di lasciarli parlare seriamente. Si è permesso di far fare un monologo sull’omofobia a Ilenia Pastorelli in abiti succinti. Si è permesso di essere in forma e di cantare benissimo, a 82 anni. Si è permesso gli amati temi alti. Si è permesso di fare satira su se stesso, costruendo una finta fuga dalla diretta, offeso perché nessuno voleva capire il suo Adrian. Forse avrebbe voluto fuggire davvero.


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