Il ritorno di Miracleman

Creato il 22 gennaio 2014 da Paradisiartificiali
A marzo investite bene i vostri soldini, se dovete fare dei tagli e decidere di lasciare sugli scaffali qualche serie Marvel,  DC o Image che sia, se dovete troncare qualche testata per rientrare nelle spese, fatelo, smettete di fumare (mi ringrazierete comunque in futuro), smettete di sfondarvi il fegato in aperitivi quotidiani dove tanto ormai non rimediate più nulla, se non il conto oltre una cirrosi epatica, insomma tagliate qualcosa di superfluo nella vostra vita, perchè finalmente arriva in Italia, qualcosa di fondamentale nel percorso della vostra formazione da nerd, o geek, se vi sentite particolarmente fighi (come me :p)
Dopo anni, ma tanti anni, torna il MiracleMan di Alan Moore, uno dei più importanti capitoli della rivoluzione del fumetto in calzamaglia.
Un successo nato da un plagio
Nel 1939, sulla scia del successo del superuomo pubblicato dalla National Periodical Pubblications (la futura DC Comics), creato dal primo dinamico duo della storia del fumetto, Shuster & Siegel, la casa editrice americana Fawcett Comics, introdusse sul mercato il characters di Captain Marvel (e famiglia), le cui testate arrivarono a vendere fino ad un milione di copie per numero (erano dei quindicinali, fate un pò voi).
Sono più che certo che non avete bisogno che io vi dica chi sia Capitan Marvel, ma adoro propinarvi questi articoli dettagliati quindi state zitti, che una rispolverata vi può fare solo che bene. Maleducati e pure asini.
Bill Parker e Clarence Beck (agli incantevoli disegni) crearono nel 1939 un personaggio che negli anni successivi sarebbe diventato uno dei characters più amati in America (e  -vedremo- non solo!), al pari del Superman di Shuster e Siegel, con tanto di adattamento  televisivo, un telefilm di 12 episodi chiamato The adventures of Captain Marvel, interpretato da Tom Tyler, trasmesso nel 1941 ( di cui vi consiglio la visione su Youtube).
Il giovane Billy Batson, un orfano dopo un fortuito incontro con un misterioso mago chiamato Shazam, viene investito di un immenso potere: pronunciando il nome del mago è in grado di evocare un fulmine magico che lo trasforma nel mortale più potente della Terra.
Il successo fu così assoluto che a Capitan Marvel la Fawcett aggiunse un' intera famiglia Marvel: da Miss Mary Marvel ad Uncle Marvel a Capitan Marvel Junior. Il segreto del successo di questi fumetti era da ricercare nelle trame più semplici ed innocenti, capaci di conquistare un bacino di lettori più ampio e constestualizzato ad un indirizzo più familiare, rispetto al Superman della National Periodical Pubblications, che si rivolgeva a lettori più solitari. O meglio ancora le storie di Capitan Marvel erano un'ottima evasione per i ragazzini, che non avevano molte difficoltà ad identificarsi in un loro coetaneo, capace non solo di trasformarsi, grazie alla magica saetta, in un adulto, ma in un adulto con superpoteri. 
La fortuna editoriale del Capitano e d il suo editore si protassero fino al 1953, anno in cui la National vinse l'ultimo appello di una battaglia legale durata circa un decennio, una guerra combattuta nelle aule di tribunali, in cui la Fawcett sostanzialmente, era accusata di plagio, di aver cioè creato il personaggio di Capitan Marvel copiando in modo spudorato Superman.
In verità tra le decine di imitazioni, Capitan Marvel era quello che meno di tutte meritava una simile accusa, ma evidentemente, la vera causa dell’azione legale era data dal fatto che i fumetti di Capitan Marvel e famiglia minacciarono seriamente la popolarità di Superman.In breve finì che chiusero una dopo l'altra tutte le pubblicazioni della Fawcett Comics con protagonista il Capitano: Whiz Comics chiuse con il numero155, Captain Marvel jr. con  il 119, e Marvel Family con il numero 89. Intanto in Inghilterra il detentore dei diritti di pubblicazione delle Marvel serie della Fawcett era un certo Miller della L. Miller & Son Pub. che nel 1954 in seguito alla chiusura delle publicazioni in america di Capitan Marvel si ritrovò senza materiale da portare nelle edicole inglesi.Fu così che decise di affidare ad un autore già affermato chiamato Mick Anglo, la creazione di un nuovo personaggio che ricordasse il defunto Capitano e ne colmasse il vuoto.Marvelman, escludendo alcune sottili variazioni era pressappoco identico a Capitan Marvel, e forse proprio per questo motivo, raccolse una risposta entusiasta del pubblico inglese, tanto che la sua vita editoriale ( o almeno la prima) durò ben nove anni, dal 1954 al 1963.Billy Batson fu sostituito da Mick Moran, un fattorino del Daily Bugle (ovviamente non lo stesso Bugle che anni dopo avrebbe comprato le foto di un certo Peter Parker), che dopo aver salvato da un' aggressione, l' astrofisico Guntag Barghelt, venne scelto da quest'ultimo come il custode di un immenso potere cosmico, che lo scienziato stesso aveva scoperto nel corso dei suoi studi in un laboratorio segreto.Così il piccolo Mick Moran pronunciando la parola aliena Kimota (atomic sillabata al contrario), era un grado di evocare un fulmine che lo trasformava nel potentissimo MarvelMan.Anglo ben presto ispirandosi alla serie Fawcett introdusse anche nuovi personaggi: come Young MarvelMan e Kid Marvelman, Young Nastyman che era la controparte british di Black Adam, o ancora il Doctor Gargunza, che ricordava nel suo machiavellico modus operandi, il perfido Dottor Sivana.La serie chiuse i battenti in seguito al forte calo di vendite dovuto all' invasione dei nuovi characters della Marvel Comics creati da Stan Lee, i famosissimi supereroi con superproblemi che avrebbero ben presto conquistato i cuori della nuova generazione di lettori.Prima di fare un salto ventennale ed arrivare agli anni '80, per la vostra  inestinguibile sete di sapere, vi segnalo che nel 1966, l'Editoriale Europa, pubblicò in italiala testata MarvelMan, un albo gigante di 48 pagine in bianco e nero con copertina a colori, che raccoglieva le avventure firmate da Anglo e di cui furono pubblicati meno di 10 numeri.
Alan Moore e l'edizione Panini.
Ho provato a contattare il sig. M. M. Lupoi per avere qualche notizia extra riguardo la testata di prossima pubblicazione, ma molto gentilmente non mi si è cagato di pezza, quindi dovremo arrangiarci con quello che abbiamo appreso navigando in rete.cominciamo col dire che dopo il 1963 Marvelman cadde nel dimenticatoio fino al giorno in cui Derek Skinn della Quality Communications rilevò i diritti di pubblicazione di MarvelMan, e commissionò al giovane Alan Moore  la sceneggiatura di una rivisatzione in chiave moderna del vecchio personaggio della golden age inglese.Moore fu scelto proprio in base alla sue stesse dichiarazioni durante un intervista rilasciata alla Society of Strip Illustrators, che chiese a molti autori inglesi quali fossero i loro progetti o le loro ambizioni. In quella sede, Moore disse che avrebbe scritto volentieri una nuova serie di storie per il vecchio personaggio di Mick Anglo. Skinn già redattore di quella che sarebbe poi diventata la rivista contenitore che avrebbe serializzato il rivoluzionario V for Vendetta, Warrior, non si fece scappare l'occasione ed assunse Alan Moore, allora già un giovane e dotato autore, affiancandogli per i disegni Alan Davis e Garry Leach.
Il metaumano è nato qui
Dimenticate tutto quello che pensavate di sapere sulla nascita del metaumano, del concetto più adulto di superpotere, del rapporto tra questi superesseri ed i comuni umani, resettate le vostre informazioni, e date una nuova paternità a questi concetti rivoluzionari. E' Moore il primo autore che si misura con questa decostruzione, è sempre lui, il bardo che introduce quasi in sordina in questa rivista, le linee guida che caratterizzeranno il fumetto supereroistico degli anni '90-2000.La revisione del concetto del supereroe comincia proprio nelle pagine di A Dream of Flyng che presumo sarà contenuto nel primo numero della nuova pubblicazione Panini, è semplicemente un piccolo gioiello. Il Mick Moran di Alan Moore è un individuo adulto, stanco, terribilmente anonimo, spaventosamente umano, che non ha alcun ricordo del suo passato di supereroe, ma che torna prepotentemente nei suoi ricordi durante l'attentato terroristico ad una centrale nucleare. La bellezza del Marvelman di Moore (che sarà ribattezzato Miracleman solo in seguito, quando l'americana Eclipse Comics ne acquisterà i diritti per la pubblicazione su suolo americano, cambiamento che verrà fatto per preservare l'appetibile serie da eventuali ritorsioni della Marvel comics in merito all'uso del nome) risiede proprio nello spiazzamento del superuomo in un mondo realistico, dove le sue doti sono viste per la prima volta con scetticismo e terrore dalla popolazione, il cinismo e il terrore di Liz nei confronti delle nuove qualità superumane del suo compagno, è terribilmente attuale se pensiamo che si tratta di materiale del 1982.Siamo anche di fronte ad una rivoluzione grafica, i disegni di Davis e Leach sono, o tendono al realismo, ulteriore punto di divisione dal tratto scanzonato della serie di Anglo, così simile stilisticamente al suo cugino  americano Capitan Marvel. Un tratto che rafforza la certezza che Mick Moran si trova in un mondo diverso da quello dove ha vissuto le prime gloriose ed al tempo stesso innocue avventure, racconterà a Liz, in una meravigliosa prosa che solo il Bardo può elaborare per un fumetto:
"Liz per favore lo so che può sembrare stupido adesso, ma negli anni '50 aveva senso, almeno così ricordo io." In poche didascalie il solito geniale autore, descrive tutto l'anacronismo del personaggio della golden age, inserito nella disillusa realtà dell'inghilterra degli anni '80.E qui ci fermiamo con gli spoiler,  mi limito a dire che non vi ho mai ordinato nulla, mi sono sempre limitato a caldeggiare questa o quella lettura. Per Miracleman la situazione è ben diversa. Dovete assolutamente fare in modo di averla o quantomeno di leggerla, e vi garantisco che ve ne innamorerete.per ora ci fermiamo qui, ma torneremo sull'argomento soffermandoci di più sulle tormentata storia editoriale di questo piccolo capolavoro, per ora soliti baci ai pupi.

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