Dopo anni, ma tanti anni, torna il MiracleMan di Alan Moore, uno dei più importanti capitoli della rivoluzione del fumetto in calzamaglia.
Nel 1939, sulla scia del successo del superuomo pubblicato dalla National Periodical Pubblications (la futura DC Comics), creato dal primo dinamico duo della storia del fumetto, Shuster & Siegel, la casa editrice americana Fawcett Comics, introdusse sul mercato il characters di Captain Marvel (e famiglia), le cui testate arrivarono a vendere fino ad un milione di copie per numero (erano dei quindicinali, fate un pò voi).
Sono più che certo che non avete bisogno che io vi dica chi sia Capitan Marvel, ma adoro propinarvi questi articoli dettagliati quindi state zitti, che una rispolverata vi può fare solo che bene. Maleducati e pure asini.
Bill Parker e Clarence Beck (agli incantevoli disegni) crearono nel 1939 un personaggio che negli anni successivi sarebbe diventato uno dei characters più amati in America (e -vedremo- non solo!), al pari del Superman di Shuster e Siegel, con tanto di adattamento televisivo, un telefilm di 12 episodi chiamato The adventures of Captain Marvel, interpretato da Tom Tyler, trasmesso nel 1941 ( di cui vi consiglio la visione su Youtube).
Il giovane Billy Batson, un orfano dopo un fortuito incontro con un misterioso mago chiamato Shazam, viene investito di un immenso potere: pronunciando il nome del mago è in grado di evocare un fulmine magico che lo trasforma nel mortale più potente della Terra.
Il successo fu così assoluto che a Capitan Marvel la Fawcett aggiunse un' intera famiglia Marvel: da Miss Mary Marvel ad Uncle Marvel a Capitan Marvel Junior. Il segreto del successo di questi fumetti era da ricercare nelle trame più semplici ed innocenti, capaci di conquistare un bacino di lettori più ampio e constestualizzato ad un indirizzo più familiare, rispetto al Superman della National Periodical Pubblications, che si rivolgeva a lettori più solitari. O meglio ancora le storie di Capitan Marvel erano un'ottima evasione per i ragazzini, che non avevano molte difficoltà ad identificarsi in un loro coetaneo, capace non solo di trasformarsi, grazie alla magica saetta, in un adulto, ma in un adulto con superpoteri.
La fortuna editoriale del Capitano e d il suo editore si protassero fino al 1953, anno in cui la National vinse l'ultimo appello di una battaglia legale durata circa un decennio, una guerra combattuta nelle aule di tribunali, in cui la Fawcett sostanzialmente, era accusata di plagio, di aver cioè creato il personaggio di Capitan Marvel copiando in modo spudorato Superman.
In verità tra le decine di imitazioni, Capitan Marvel era quello che meno di tutte meritava una simile accusa, ma evidentemente, la vera causa dell’azione legale era data dal fatto che i fumetti di Capitan Marvel e famiglia minacciarono seriamente la popolarità di Superman.In breve finì che chiusero una dopo l'altra tutte le pubblicazioni della Fawcett Comics con protagonista il Capitano: Whiz Comics chiuse con il numero155, Captain Marvel jr. con il 119, e Marvel Family con il numero 89.
Alan Moore e l'edizione Panini.
Ho provato a contattare il sig. M. M. Lupoi per avere qualche notizia extra riguardo la testata di prossima pubblicazione, ma molto gentilmente non mi si è cagato di pezza, quindi dovremo arrangiarci con quello che abbiamo appreso navigando in rete.cominciamo col dire che dopo il 1963 Marvelman cadde nel dimenticatoio fino al giorno in cui Derek Skinn della Quality Communications rilevò i diritti di pubblicazione di MarvelMan, e commissionò al giovane Alan Moore la sceneggiatura di una rivisatzione in chiave moderna del vecchio personaggio della golden age inglese.Moore fu scelto proprio in base alla sue stesse dichiarazioni durante un intervista rilasciata alla Society of Strip Illustrators, che chiese a molti autori inglesi quali fossero i loro progetti o le loro ambizioni. In quella sede, Moore disse che avrebbe scritto volentieri una nuova serie di storie per il vecchio personaggio di Mick Anglo. Skinn già redattore di quella che sarebbe poi diventata la rivista contenitore che avrebbe serializzato il rivoluzionario V for Vendetta, Warrior, non si fece scappare l'occasione ed assunse Alan Moore, allora già un giovane e dotato autore, affiancandogli per i disegni Alan Davis e Garry Leach.
Il metaumano è nato qui
"Liz per favore lo so che può sembrare stupido adesso, ma negli anni '50 aveva senso, almeno così ricordo io." In poche didascalie il solito geniale autore, descrive tutto l'anacronismo del personaggio della golden age, inserito nella disillusa realtà dell'inghilterra degli anni '80.E qui ci fermiamo con gli spoiler, mi limito a dire che non vi ho mai ordinato nulla, mi sono sempre limitato a caldeggiare questa o quella lettura. Per Miracleman la situazione è ben diversa. Dovete assolutamente fare in modo di averla o quantomeno di leggerla, e vi garantisco che ve ne innamorerete.per ora ci fermiamo qui, ma torneremo sull'argomento soffermandoci di più sulle tormentata storia editoriale di questo piccolo capolavoro, per ora soliti baci ai pupi.