Il Santuario della Madonna di Pietralba in Alto Adige

Creato il 09 gennaio 2014 da Nonsoloturisti @viaggiatori

Maria di Weißenstein, buona come il pane.

Una Madre misericordiosa, prodiga di grazie verso i suoi figli e tanto buona da “mangiare”. Non si tratta di un’eresia, ma di ciò che accadde davvero, nella seconda metà del Settecento, nell’imponente santuario altoatesino della Madonna di Pietralba, noto anche come Maria di Weißenstein.

Secondo alcuni agiografi e storici trentini, infatti, all’epoca il numero di pellegrini che si recava nel luogo di culto, noto da quasi due secoli, era così elevato da far realizzare una copia della statua taumaturgica della Maria Addolorata, custodita nel tempio, perché l’originale si stava deteriorando, consunto dai baci dei fedeli.

Ma non solo: c’era chi, invece di sfiorare con le labbra la scultura della Vergine, la scalfiva con i denti e ne conservava in bocca una piccolissima scheggia che portava a casa e mescolava nell’impasto di pane e focacce, affinché tutta la famiglia potesse godere della grazia di Maria. Senz’altro un rito apotropaico, che affonda le radici nei primi culti pagani dove la materia si mischiava all’evanescente. Questo è, però, solo una manifestazione della devozione che altoatesini e ladini nutrono da secoli verso la Madonna di Pietralba.

Il santuario, collocato a 1520 metri, tra le verdi piane dei paesi di Nova Ponente e Monte San Pietro (Bolzano), è il più frequentato della regione. Sono una cinquantina all’anno i pellegrinaggi organizzati che portano migliaia di persone in uno dei luoghi più incantati dell’Alto Adige, da dove con un unico sguardo si abbracciano le cime di Corno Bianco, Latemar e Marmolada.

Chi si trova in vacanze da queste parti – d’inverno, magari, perché scia nei vicini comprensori di Obereggen o Pampeago dello Ski Center Latemar (60 chilometri di piste nere, rosse e blu che si distendono tra le province di Bolzano e Trento), o d’estate, invece, perché si gode trekking, golf e tour in mountain bike – in genere non manca di visitare il sito religioso sorto all’incrocio tra alcune delle più belle vallate dolomitiche.

La storia del Santuario della Madonna di Pietralba è un misto di verità e leggenda. Il complesso, che dal 1753 presenta i prospetti austeri e gli interni barocchi che vediamo oggi, nasce nel 1553. Il fondatore è Leonardo Weißensteiner, il proprietario di un maso di Pietralba, afflitto da malattia mentale a cui apparve diverse volte la Madonna che lo guarì e gli chiese di erigerle una cappella. Durante lo scavo delle fondamenta, Leonardò trovò una statuetta della Madonna raffigurante la “Pietà” e, conclusa l’edicola, la collocò al suo interno perché fosse venerata.

Da allora all’invocazione della Madonna, rappresentata dalla miniatura in alabastro di una Maria Addolorata (misura appena 20 centimetri d’altezza compreso il piedistallo) che tiene sulle ginocchia il Figlio deposto dalla croce, sono attribuite migliaia di grazie.

La fama di Maria di Pietralba si sparse in fretta e, da subito, l’affluenza dei pellegrini fu tale che già nel 1561 venne costruita una seconda cappella, che poi nel 1638 cedette il posto alla chiesa esistente. Dal 1718 il santuario venne affidato ai frati dell’Ordine dei Servi di Maria che vi affiancarono il monastero che creò l’assetto attuale: convento in direzione nord-sud con la parte centrale formata dalla facciata della chiesa, ornata da un tiburio e due torrette e raggiungibile da una grande scalinata.

La basilica in stile barocco venne completata nel 1654 e racchiuse la cappella originaria di Leonardo. Tra il 1719 e il 1722, Johann Martin Gump, architetto di corte a Innsbruck, e il suo collega Agostino Maria Abfalterer diedero l’impronta attuale al santuario. Nel 1753, poi, Giuseppe Dellai definì il suo aspetto barocco.

Nel 1787 l’imperatore d’Austria Giuseppe II fece chiudere santuario e convento. Tutti i beni di Pietralba furono confiscati dal governo a favore del fondo per il culto e tutto fu messo all’asta, compresa la statuetta della Pietà. Le tre torri della chiesa furono abbattute. La soppressione comportò anche la dispersione degli ex voto. Chiesa e convento, però, furono risparmiati grazie alla sensisbilità del compratore Johann Gugler di Bolzano.

Nel 1885, dopo che il complesso  riconquistò il suo splendore, seguì la ricostruzione della raccolta degli ex-voto che oggi ammontano a più di 4000. Purtroppo, in seguito a vari furti, gli oggetti più preziosi non vengono esposti a favore di foto, dipinti e ricami di ringraziamento a Maria.

Dove si trova Pietralba?


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Informazioni utili

Il santuario è aperto tutto l’anno dalle 7.30 alle 19. Il fascino di Maria di Weißenstein è immutato nei vari mesi dell’anno, ma è molto suggestiva la Processione dell’Addolorata ogni terza domenica di settembre.

A Pietralba in auto: autostrada A22 del Brennero; uscita Bolzano nord, direzione Val d’Ega e poi Nova Ponente. Oppure sempre sull’A22 uscita Egna/Ora, direzione Cavalese, quindi Aldino.


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