il signore al bar

Da Patalice

La tazza del caffè macchiata di rossetto scarlatto gli parve sensuale, con un ché di peccaminoso.

Avrebbe voluto raccontarle della reunion della mattina, della promozione della figlia di Stagioni, dell'incarico per acquisire nuove filiali in tutto il paese, dell'aumento di entrate previsto con l'ausilio dei nuovi titoli, ma avrebbe ricevuto uno sguardo stanco, annoiato e disinteressato, lui si sarebbe alterato, lei avrebbe sfoderato l'abito da Povera ragazza indifesa, e vittima e carnefice si sarebbero delineati in breve.

"Hai un profumo diverso" disse invece, lei parve sorpresa, con uno sguardo di maliziosa immoralità, spostò la mano dal croissant, ritraendola per mettersi un dito dallo smalto rosso davanti alle labbra, "Te ne sei accorto".

La voce roca di lei ancora aveva la capacità di squartare la sua rigidità, sciogliendo la sua parvenza ferrea, e si trovò eccitato solo da un pensiero, aperto e spalancato, un pensiero che sapeva cosa fare e dove andare a parare.

Si rigirò tra le mani il bicchiere vuoto di spremuta di agrumi, e la fissò con un sorriso aperto ispirato e stanco: "Sei ancora bella, ancor più bella di quanto non potessi immaginarti quando ti ho incontrata."

"Lo dici con stupore, anima mia...."
"No, stupore no, lo dico con sgomento piuttosto, com'è che la natura con te è così dannatamente generosa, mentre si prende gioco di me, che ho la tua età e potrei sembrare tuo padre?"
"Meriti?"azzardò lei arricciando la bocca dai denti immacolati.
"Meriti? Perché meriti?" chiese piegando il Sole 24ore che non stava leggendo.
"Io non ho coscienza sporcata da nulla, perché non faccio nulla, ho il grande pregio del mio tempo e della mia vita... mentre tu, anima mia, tu te la sporchi in continuazione lavorando con lo sporco, ho il merito scelto di non farlo, tutto qui."

Guardò la moglie dalla pelle ebano, la sua provocante figura, la facilità con la quale regalava ai posteri la sua semplicità affettata e si sentì più vecchio di quanto non fosse.

Lei amava lo stile di vita che lui le concedeva, apprezzava i regali abbondanti e frequenti, adorava i viaggi paradisiaci e l'indipendenza totale concessale dal lavoro che lui faceva; di contro lui stravedeva per la bellezza che sprigionava la compagna e le aveva perdonato sia l'assenza di figli che l'abbondanza di lamentele.

Lui faceva sesso frequente con altre donne, nessun'amante fissa che facesse ripercussioni, o che mostrasse velleità carrieristiche o ambizioni di chissà quale natura, banali incontri fissati in club rispettabili e ben frequentati, dove fare ottimi incontri, anche lavorativi, era ordine del giorno.

Lei faceva iniezioni di collagene sapienti, un chirurgo discreto, una clinica vicina ma non troppo, risultati sempre apprezzabili ma mai invasivi al punto tale da far pensare ad altri che accadessero, fantasmi di episodi che potevano essere addotti, ma che non ricevevano certezza in alcun modo.

Andava bene così e lo sapevano.

Erano una coppia rodata, stavano insieme da tantissimo, si erano scelti e cullati, viziati e visti diventare "grandi", e lo sapevano.Erano consci che l'amore fosse un'altra cosa, ma non erano nemmeno lontanamente falsi e tendenziosi nei pensieri e negli atteggiamenti, si sceglievano ogni giorno, perché stare insieme era la cosa da fare, e la facevano con impegno encomiabile, come erano encomiabili loro due."Questo weekend potresti andare a Sestrierre ad aprire la casa, un giro autunnale per i fasti invernali, che ne dici?", spostò il peso da un fianco all'altro con sensualità e senza sciatteria alcuna, "Vieni con me?" chiese in un sospiro pesante. 

Lui sorrise da dietro gli occhiali spessi "Vorrei. Ti farebbe piacere?" la incalzò cercando un minimo di romanticismo.Mangiò la foglia velocemente, in quel gioco di situazioni e di malizia "Molto. Farà freddo lassù, non mi va di spaccare legna per scaldarmi..." Lui guardò il Cartier che aveva al polso, e poi guardò lei bastonato "Tanto mi aspetta la pedicure, vai..." Lui si alzò, le baciò la testa spostando gli occhiali sulla testa, e chiese al cameriere di chiamarle un taxi.La osservò dalla strada, mentre si accendeva una sigaretta coprendola dal vento, era bella davvero quella dannata donna.La sua rovina avevano pensato in molti, un gran culo avevano detto altri.Lui sapeva solo che era bella, com'era bella la loro casa in montagna.E quella al mare.E le loro due auto.Ed il guardaroba di lei, e quello di lui.Per fortuna, o purtroppo loro erano rovinosamente graziati da Dio.

Potrebbero interessarti anche :

Possono interessarti anche questi articoli :