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Il sussurro del mondo – Richard Powers

Creato il 26 settembre 2019 da Linda Ferrando
Il sussurro del mondo – Richard Powers

Prendete nove personaggi, un romanzo che inizialmente sembra una raccolta di racconti e una costruzione temporale sapiente che copre tutto il Novecento: è così che nasce un grande romanzo, vincitore del Premio Pulitzer 2019. Il sussurro del mondo inizia con nove storie di personaggi molto diversi tra loro che la sapienza di Powers riuscirà a ricollegare in modo esemplare. In principio può sembrare impossibile intrecciare storie così diverse tra loro ma un elemento in comune è sempre presente: gli alberi. Alberi e foreste condizionano profondamente le vite dei personaggi rendendoli veri e propri paladini per la difesa del pianeta.

Abbiamo quindi Nicholas Hoel, artista ambientale a cui corrisponde il castagno americano; Mimi Ma legata al gelso; Adam Appich, studente di psicologia, e il suo acero; Douglas Pavlicek, pilota abbattuto nella guerra del Vietnam, si salva cadendo su un baniano; Neelay Mehta genio dell’informatica è costretto su una sedia a rotelle dopo essere caduto da una quercia; Patricia Westerford, botanica visionaria scopre un sistema di comunicazione delle piante grazie ad un faggio.

Nessuno vede gli alberi. Vediamo la frutta, vediamo le noci, vediamo il legno, vediamo l’ombra. Vediamo gli addobbi o il bel fogliame caduto. Ostacoli che bloccano la strada o che rovinano la pista da sci. Luoghi scuri e minacciosi che devono essere sgombrati. Vediamo rami che stanno per sfondare il nostro tetto. Vediamo un prodotto agricolo destinato alla vendita. Ma gli alberi – gli alberi sono invisibili.

Il tema ambientale e naturalistico è reso al meglio, senza forzature, senza frasi fatte. Al romanzo stesso Powers dona una struttura ad albero: il libro è infatti diviso in 4 macro-capitoli denominati Radici, Tronco, Chioma e Semi.

650 pagine di romanzo trascorrono veloci perché gli avvenimenti sono tanti, le storie sempre più intrecciate e il climax crescente coinvolge. Non resta più molto tempo per salvare gli alberi, le grandi foreste vergini e il pianeta: lo sanno i protagonisti e lo sa il lettore che, spinto a proseguire nella lettura, resterà con l’amaro in bocca e tanti spunti di riflessione.

«I suoi alberi sono molto più socievoli di quanto Patricia sospettasse. Non ci sono esemplari isolati. E neppure specie separate. Tutto nella foresta è la foresta. La competizione non può essere separata dalle infinite fragranze della cooperazione. Gli alberi non lottano di più delle foglie su un unico albero. A quanto pare, in fondo la maggior parte della natura non sparge sangue come un animale feroce.»

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