Il tappo è saltato o il vaso si è rotto?

Creato il 25 maggio 2011 da Jitsumu
Giulio Tremonti,  durante la presentazione del Rapporto della Corte dei Conti, ha scherzosamente invitato quanti erano di fronte a lui in platea ad alzare la mano se poveri. Nessuna mano alzata ovviamente. L’intento del Ministro era quello di confutare sarcasticamente la tesi sostenuta dall’Istat nel suo rapporto annuale, tesi secondo la quale un italiano su quattro è a rischio povertà o esclusione sociale. Il quadro dipinto dall’istituto di statistica vede un paese che ha ormai un tessuto sociale completamente disgregato; una società a compartimenti stagni che involontariamente la boutade di Tremonti (che utilizzava nell’occasione un campione statistico un tantino fallace) ha fotografato come meglio non si sarebbe potuto. Il prezzo più caro della crisi lo pagano i giovani e le donne; disoccupati, dequalificati e mal retribuiti. Mezzo milione di posti di lavoro persi in due anni e oltre 800.000 donne costrette a lasciare il lavoro per l’arrivo di un figlio. E a nulla vale il luogo comune rispolverato da Belpietro (e in passato dallo stesso Tremonti) sui giovani “viziati” che non hanno voglia di lavorare e gli immigrati che quindi gli rubano il posto. Gli immigrati fanno molto comodo ai ragionamenti di chi governa quando servono ad abbassare salari e garanzie sul lavoro (per tutti) col ricatto del permesso di soggiorno o quando si utilizza per il beneficio delle aziende e dei padroncini l’asservimento di chi, fuggendo dalla miseria, vede una rivalsa anche in un lavoro sottopagato e che ha i caratteri dello sfruttamento. Questo è un paese che da dieci anni praticamente non cresce, nel quale il divario tra le fasce di reddito si è allargato a dismisura e in cui oltre la metà dei pensionati non arriva a 500 euro al mese. Senza contare il fatto che i giovani la pensione devono soltanto dimenticarsela. E a questo quadro desolante si aggiunge il messaggio della Corte dei Conti che richiede una manovra da 46 miliardi per ridurre il debito e rientrare nei parametri europei. Questo renderà impraticabile per il futuro qualsiasi riduzione delle tasse, mentre il federalismo fiscale sta già comportando aumenti della tassazione da parte di molti enti locali, e significherà nuovi tagli ai servizi che renderanno ancora più evidenti e dolorose le tensioni sociali. Paolo Mieli, parlando ad Annozero, parlava di “tappo saltato” riferendosi alla fine dell’era berlusconiana e ad un rinnovato vento di cambiamento. Speriamo che nel frattempo non si sia rotto il vaso.
By Jitsu Mu
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