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Il tartaro, nemico dell’igiene orale

Da Terapixel @terapixelblog

Il tartaro, nemico dell’igiene oraleLa salute dei nostri denti dipende fondamentalmente da una regolare e corretta igiene orale, solo in questo modo si può prevenire o perlomeno ridurre la formazione di placca, vera nemica non solo della loro estetica, ma spesso anche della loro vita.

Dopo ogni pasto i residui di cibo ricchi di sali minerali, vengono attaccati dai batteri e tendono a depositarsi intorno ai denti sotto forma di una pellicola che aderisce perfettamente.

Se trascurata nel tempo il suo colore varia dal giallo al marrone, fino al nero, quando appunto inizia a calcificare, diventando tartaro.

La sua rimozione è molto difficile, spesso si richiede l'intervento di un dentista, è importante provvedere ad eliminarlo se non si vuol incorrere in dolorose gengiviti, infiammazioni che possono minare la mobilità dentale, causando addirittura la caduta del dente stesso.

Le cause della sua formazione dipendono i gran parte da una scarsa igiene dentale, ma anche il Ph della saliva gioca un ruolo importante.

La sua composizione può agevolare o peggiorare lo sviluppo del tartaro, le persone con un Ph troppo alcalino sono più soggette a questa problematica, di conseguenza non dovrebbero mai trascurare di lavarsi i denti subito dopo ogni pasto.

Da non sottovalutare anche il tipo di alimentazione che si segue, ci sono infatti degli alimenti che danno una mano a detergere meglio i denti, come quelli ricchi di fibre, mentre quelli contenenti zuccheri sono assolutamente da evitare o perlomeno ridurne il consumo.

L'arma più efficace per contrastare la formazione di placca e di conseguenza del tartaro, è indispensabile oltre allo spazzolino ed un buon dentifricio, l'uso del filo interdentale ed un rinfrescante collutorio.

Il tartaro aderisce in maniera tale che difficilmente può essere rimosso con il semplice spazzolino, quindi oltre ad una quotidiana pulizia orale è sempre consigliabile sottoporsi a regolari visite di controllo ogni 6 - 12 mesi o meno a seconda della velocità con cui il tartaro si deposita. Ulteriori informazioni sul sito Idropulsori.it


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