Il tempo del rimpianto

Da Blanca Persaltrove

Lo facevo per me di guardarti passare, attraversando lo sguardo che lanciavi al mondo. Non facevo nemmeno da filtro, io vetrino opaco che non offendeva il tuo occhio né lo attirava con un luccichio.
io come vetro sabbiato, muto e segreto.Mi attraversavi e per me era come fare l’amore, e nemmeno lo sapevi.
E stavo ad aspettare, ogni mattina, di vederti da lontano. Un puntino che s’ingrandiva, per la via, vestito di chiaro, giovane e bello, libero e Dio delle mie innocenti speranze.
Mi bastava la tua ombra per rasserenarmi. Mi bastava per cambiare il corso della giornata. Se c’eri, io c’ero.
Esistevo, anche se non mi vedevi, anche se mi perdevo nel grigiore.
Identità separate, rette parallele che mi ostinavo a voler fare incrociare, ma che intimamente sapevo divise. La mia illusione da cullare.
Poi la Nostra Primavera, con il verde tenero dei tuoi occhi al sole, color di prato e di acquamarina, specchi magici per la mia caduta.Quando la siepe che da mesi ci separava inspiegabilmente si è aperta un varco, per permetterti di vedermi, io credetti nell’Infinito. Io e te, in quel modo astruso, in quel mondo astruso.
Io e te col nero dei nostri capelli lunghi – non tagliarli mai e non cambiare - io con la sciarpa variopinta, tu col grigio del fumo, io sporca di colori e tu con il rosso della brace accesa.
Bevevo il tuo viso di un gusto estraneo, riempivo gli occhi delle tue gambe goffe e studiavo in segreto le mani magre.
E scoprirti in ogni sfumatura, vederti da vicino e imparare a non boccheggiare – chissà se ho mai respirato, in tua presenza – mentre mi accompagnavi lungo le tue strade, mi aprivi porte nuove, mi proteggevi da ogni male. E nulla di più che questa immensità tra noi.
Tu cauto, stupidamente cauto. Tu e la tua gentilezza, più dolorosa dell’indifferenza che mi attendevo. Tu e il tuo sguardo pacato, a calmare la furia della mia giovane fronte aggrovigliata di pensieri. Le tue parole calme, le tue frasi scritte, la musica e le canzoni che m’insegnavano la mia stessa vita e quello che sono divenuta.
Violentavi la mia anima e non facevi male.
Risvegliandomi. Dandomi una ragione, indicandomi la via. Nemmeno una bussola, ci serviva.
Tu eri il mio tutto ma nel tempo sbagliato. Tu correvi ed io avevo gambe troppo corte e temevi che mi stancassi – o ti rallentassi, chissà – e ti ho lasciato andare.
Desideravo scottarmi del tuo sole, io l’eclissi che desideravi. Verrà quel tempo, abbiamo pensato allora.
Me lo chiedo ancora adesso, quando ti vedo passare, se lo ricordi mai. Se hai un rimpianto.
Il tempo ha gravato su di te, ha gettato acqua sul fuoco dei tuoi sogni, lasciandomi falce di luna affilata, attorniata di stelle che non merito. Al buio di quel sole che diceva di non meritarmi.
Ti leggo, non potendoti parlare, e ritrovo negli scritti quel che eri. Sempre tu ma maledettamente solo.
È tardi per dirti che hai sbagliato.

Quanto male mi hai evitato?
Quanto bene hai perso?


World’s translator