Il tempo del tragico nella solitudine del quotidiano di Pierfranco Bruni

Da Lalunaeildrago
C'è un senso tragico nel tempo della decadenza. Naviganti anonimi lungo i mari dei destini. Lo scrittore che va oltre la ragione è sempre un uomo solo. La solitudine è l'unica via di mezzo che attraversa lo spazio lungo gli abbandoni e  i sorrisi persi.
Una voce mi ricorda. Sono anni lunghi che i nostri cammini percorrono anche se il tutto sembra corto e le parole accorciano il vocabolario dell'esistere. Allora.
Una voce mi ricorda.
Avrebbero compiuto sessantacinque anni di matrimonio Italo e Maria. Anni. Ho foto che ricamano il vento, e il vento ha coriandoli di foglie nella primavera senza sole. Ma questa può essere un'altra storia? La storia!
Lo scrittore che va oltre la ragione ha echi di bolero nel suono dei giorni e danzatrici con gonne di tango negli occhi. Ma tutto passa. La Ragione è la logica del tempo che si fa consolazione.
Il Mistero non ha consolazioni. Si raccolgono le parole del mistero come se fossero segreti intrecciati alla notte della Grazia. Proprio per questo la solitudine dello scrittore che va oltre la ragione dimentica i ricordi ma focalizza la propria vita nei sentieri della memoria.
C'è sempre un senso tragico nel labirinto della nostra anima. Ma è in questo decadere che si ascoltano i vuoti e le cancellazioni dell'oblio. Se non ci fossero le contraddizioni resteremmo anche senza l'assurdo e i dettagli che l'assurdo recita.
A volte siamo persi. A volte ci si perde. A volte siamo perduti. A volte perdiamo le direzioni e le distrazioni occupano il campo.
Se ci fosse Italo avrebbe festeggiato l'anniversario di matrimonio con la sua Maria.
È triste lasciarsi raccontate dalle nostalgie. Tutto si inventa. Anche la fantasia ha bisogno di altre fantasie per resistere alla realtà. Camminatori. Siamo camminatori di tempo.
È finito il sogno di Giovinezza giovinezza di bellezza... È finita la giovinezza di un sogno di mezza estate... Io non ho più una rotonda sul mare... È passato il tempo della luna di giorno...
Lo scrittore esiste solo nella solitudine. È un rischio nell'indefinibile dell'esistere. Ha senso oggi il senso dello scrittore? Lo scrittore osserva l'anonimo della parola. Vive e vivrà nel male oscuro.
Cosa ci resta? Dialogare con un cane o con una tartaruga. Ma perché dialogare. Non restiamo in attesa. La strada verso la terra promessa  è occupata da un terribile ingorgo. Le altre strade sono chiuse al traffico. Riuscirò riusciremo a trovare la strada di mezzo?
Piove con il sole. Tutto si sconta. Sono diventate ombre gli azzurri. Gli azzurri sono distanze. Forse è un gioco  la letteratura e il gioco è una magia. Il gioco e la magia strappano i capelli al tempo e ciò che resta sono due occhi che non cercano più neppure di specchiarsi in un pezzo di vetro.
La letteratura e lo scrittore. Oltre il mistero il segreto. Il tempo del tragico e il quotidiano che vive di solitudini.