Cosa facciamo e cosa succede, in realtà, con il “tempo” umano? "Lasciamo" qualcosa per il dopo? O "chiudiamo" qualcosa? Prendiamo, solo, atto dell’incompiutezza di ogni costruzione, progetto o esperienza umana, escludendo altre possibilità? O ci accorgiamo – di nuovo – di avere ancora – nonostante tutto - la possibilità di rispondere affermativamente alla domanda: c’è ancora qualcosa per dopo? Cosa “facciamo” a ogni giro di boa (come all’inizio di un nuovo anno) del nostro tempo? Lasciamo qualcosa? “Ci” lasciamo ancora qualcosa? Siamo ancora in grado di credere che ci sarà qualcosa (o qualcuno)?
Il Tempo – in realtà - ci lascia sempre qualcosa; per questo, il tempo è ciò che c’è di più “umano” nello svolgersi ciclico della natura! Perciò “merita una lode”! Forse per questo siamo ancora capaci – nonostante tutto - di dire: buon anno!
C’è una poesia di Wislawa Szymborska (premio Nobel 1996) che per me riesce a esprimere, in modo efficace, questo inafferrabile, ambiguo e affascinante senso del tempo: è il caso di proporla anche a tutti i miei lettori e amici, in questo inizio d’anno! Eccola:
“Della statua in questione si è conservato il busto,
ed è come un respiro trattenuto nello sforzo
perché deve adesso
attirare
a sé
tutta la grazia e la gravità
di quanto si è perduto.
E questo gli riesce,
questo ancora gli riesce,
riesce e affascina,
affascina e dura.
Anche il tempo qui merita una menzione di lode,
perché ha smesso di lavorare e ha lasciato qualcosa per dopo”
(“Statua greca” di Wislawa Szymborska, ripresa dal sito www.lameridiana.it)