Magazine Attualità

Il valore immenso dell'indipendenza di Bankitalia.

Creato il 29 marzo 2019 da Mirella
Vorrei spiegarvi il valore dell'indipendenza di Bankitalia raccontandovi una storia, molto inquietante e dolorosa. Sindona era un uomo a due facce: l'uomo pubblico, con lo studio in Via Turati a Milano, uno speculatore capacissimo, un vincente spregiudicato che appariva su tutte le copertine e mieteva accordi e stipulava patti di grande successo; la seconda faccia, il volto oscuro del Potere, in realtà Michele Sindona era un affarista senza scrupoli, capace di costruire un impero comprando piccole realtà bancarie in enorme difficoltà e mettendole insieme (poi vedremo come, manovrando un mondo buio e pericolosissimo). Alla fine degli anni '60 aveva messo insieme 40 milioni di dollari: Time e Business Week lo incensavano, anche la politica italiana ne era ammaliata (perfino #LaRepubblica, quando verrà fondata, ne subirà un po' il fascino, finché non si scoprirà la sua doppia faccia...). Nell'alta finanza mette le mani sulla 20esima banca d'America ed entra nel giro di un brillante avvocato conservatore, in ascesa nel mondo politico a stelle e strisce, Richard Nixon, futuro Presidente degli USA (sì, quello del #Watergate) e dei circoli oltranzisti di destra, il cosiddetto "partito del golpe". Ma è un Cittadino al di sopra di Ogni Sospetto, apprezzato perfino da Montini (futuro Pontefice, col nome di Papa Paolo VI), che lo sceglie come socio dello Ior. Parliamo dello Ior di Marcinkus, un uomo che (secondo Sindona) "s'illuse di diventare banchiere" senza averne le capacità. Fin dagli anni '60, è amico di Licio Gelli, il creatore della P2, che avrebbe voluto Sindona a capo di Bankitalia. Il giornalista Enzo Biagi fu uno dei primi a illustrarne ombre e luci. Sindona (che negava di aver progetti eversivi) non considerava Licio Gelli un filantropo, ma un anticomunista "sincero" dopo l'uccisione del fratello nella guerra civile di Spagna. Andreotti arrivò a dire che Sindona era stato "un salvatore della Lira". Per de Bortoli fu l'intreccio di un mondo fin troppo chiuso, con un credito rarefatto, che arrivò a controllare i gangli dello Stato, della magistratura, della politica e della finanza, al centro di una ragnatela del potere occulto. La caduta di Sindona coincise con una recessione mondiale ed avvenne con un buco enorme, il crac e la scoperta delle scatole vuote. Ugo LaMalfa fu l'unico a capire la realtà dei fatti: Sindona era il banchiere della mafia. Sindona, definito Uomo dell'anno dall'ambasciatore americano, si dichiarò perseguitato. Quando Guido Carli affidò a Giorgio Ambrosoli il ruolo di Liquidatore Unico dell'impero di Sindona, prima apprezzò l'idea di distruggere quella rete malata, il puzzle dei crediti e debiti di quell'impero (connessioni fra la banca privata, i partiti politici, massoni, cardinali, capitali della mafia...), ma subito capì di essere solo. L'indipendenza della Bankitalia fu l'unica ancora di salvezza per rompere questo intreccio di malaffare e di criminalità. A farne le spese fu Ambrosoli, ucciso freddamente perché si era rifiutato di farsi cooptare, il primo di una serie di assassini, cui seguì il "caffè alla Pisciotta" bevuto in carcere dallo stesso Sindona. Ma questa è un'altra storia, insieme a quella di Calvi. La verità è che, senza Guido Carli e senza l'indipendenza della Banca d'Italia, la storia d'Italia sarebbe stata costellata di orrori (ed errori) ancora più funesti.

Ritornare alla prima pagina di Logo Paperblog