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Immigrazione: verso il peggio a rimorchio della Chiesa che le spara sempre più grosse

Creato il 16 agosto 2015 da Rosebudgiornalismo @RosebudGiornali
il-piano-Bdi Gigi Montonato. C’è del nervosismo nella Chiesa. Il Papa le spara sempre più grosse. Respingere i migranti è un atto di guerra. Da parte di chi e contro chi? Le guerre si fanno tra Stati, non tra masse informi e anonime di gente. Non sa quel che dice, parla come un veterocomunista che non ha mai visto mondo. Diventa minaccioso perfino quando prega la Madonna per accogliere i poveri e gli umili e sbaragliare i ricchi e i superbi (Angelus del 15 agosto).

Ben strano il suo guevarismo. Il testo della sua enciclica “Laudato si’…” è in testa alle classifiche dei libri più venduti; i suoi gadget vengono pubblicizzati perfino dalla televisione; in ogni edicola è pieno di pubblicazioni delle sue case editrici. E’ un business formidabile. Questo papa è una macchina di soldi, ben più dei suoi predecessori. Spara a zero contro i soldi e intanto ne produce in quantità industriali, da autentico capitalista.

Il suo verbo, plebeo e risentito, sta creando nella Chiesa non pochi malumori, soffocati ma non eliminati. Quando Nunzio Galantino, segretario generale della Cei, se ne esce con certi improperi e ingiurie contro dei politici, che fino a prova contraria rappresentano le istituzioni dello Stato, delle due l’una: o vuol lanciare un messaggio al Papa di smetterla e di lasciare agli “inferiori” di accapigliarsi coi politici o ha perso la testa nella confusione generale che regna nella Chiesa italiana da quando è giunto questo papa dai confini del mondo.

La Chiesa deve fare la Chiesa. E’ tanto difficile capire che lo Stato deve fare lo Stato? E che quel che deve fare lo Stato non è esattamente quello che vuole fare la Chiesa? Non è difficile capirlo. Ma la Chiesa ha dei flussi di memoria, che le creano illusioni di cesaropapismo; diventa arrogante e minacciosa; soprattutto ricattatoria. Sa che i politici italiani pendono da sempre dalle sue labbra. Sa che la politica italiana è in crisi, che non ha un solo suo rappresentante autorevole e credibile. Ne approfitta per ricattare l’azione del governo, del parlamento, delle istituzioni. Cerca di sfruttare il momento suo buono; dopo, chissà che cosa può accadere. Perfino Salvini che aveva ragione di rispondere al papa per come avrebbe meritato si è astenuto per non sentirsi a quell’altezza – così ha detto – e a Galantino ha risposto in modo morbido, da mezzo chierichetto.

Si può essere favorevoli o contrari alla politica del governo italiano verso l’immigrazione. Non è questo il punto. Nessuno può essere favorevole senza condizioni, a parte il Papa, che parla senza cognizione temporale. Ma è un fatto che né la maggioranza di governo né l’opposizione elaborano uno straccio di rimedio a quella che è un’autentica invasione, i cui effetti devastanti si vedranno di qui a qualche tempo.

Certo, non è solo una questione italiana. Ben lo vediamo. E’ una questione europea e mondiale, di non facile soluzione. In altri tempi si sarebbe già tentato di risolverla con la forza, non respingendo i barconi dei migranti, ma creando nelle loro terre le condizioni perché questi potessero vivere in pace e nel progresso, mettendo fine alle lotte tribali, alle dittature e dando concreti aiuti di ogni genere a quelle popolazioni. Ma  dopo settant’anni di pace e di rifiuto della guerra non è opzione neppure da considerare alla lontana. Vediamo che perfino a quattro passi da noi le soldataglie dell’Isis, in Libia, spadroneggiano, uccidono, distruggono sotto gli occhi della comunità internazionale. Le ambasciate chiudono. Gli Europei scappano con la coda tra le gambe, come cani bastonati.

La grande illusione delle democrazie occidentali è che la guerra per non volerla è sufficiente conoscerla. Invece la guerra, che lo si voglia o meno ammettere, è un’opzione da tenere sempre pronta. Si tratta casomai di gestirla nella maniera più opportuna.

Ci chiediamo fino a che punto dovranno arrivare i signori della guerra per provocare la giusta reazione dell’Occidente. Dobbiamo aspettare attentati sulla Cupola di San Pietro, alla Porta di Brandeburgo, a Westminster, alla Torre Eiffel? Dobbiamo aspettare stragi su stragi nel cuore delle nostre città, delle nostre stazioni, delle nostre metropolitane, dei nostri musei, delle nostre chiese? Dobbiamo aspettare che si arrivi a tanto?

La Chiesa non può predicare guerre, ma non può favorire le politiche di chi le guerre le fa in maniera ricattatoria e con prospettive di conquista di civiltà. C’è da rimanere trasecolati dalla noncuranza della Chiesa cattolica all’invasione islamica dell’Italia e dell’Europa. Di qui a non molto i cattolici finiranno per sentirsi discriminati in casa loro. E se una prospettiva del genere la si vuole considerare benzina sul fuoco della propaganda di destra, allora terra-terra ci chiediamo: che fanno qui tante moschee, parafrasando il manzoniano dell’Adelchi “che fan qui tante pellegrine spade?”.

A noi laici la questione della fede può interessare poco o punto; ma purtroppo non è solo questione di fede. Qui ci stanno cambiando tutto, ci stanno facendo diventare altro, non per buoni motivi, non per farci crescere, non per prospettive di miglioramento; ma per pusillanimità, per viltà, per quel poltronismo borghese che tanti guasti ha provocato nel passato all’Europa quando non affrontava i problemi con tempestività e determinazione e lasciava che diventassero enormi e catastrofici, come le due guerre mondiali hanno dimostrato. Ci avviamo al peggio!


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