Imprese, per ogni nuova attività avviata, ne chiudono due: l’incubo dei commercianti descritto da Confesercenti

Creato il 03 settembre 2014 da Nicola933
di Grazia Serao - 3 settembre 2014

Di Grazia Serao. Secondo una stima di Confesercenti nei primi sei mesi del 2014 il settore commerciale ha perso almeno 2,2 miliardi di euro di fatturato. Si tratta di un trend negativo che l’Italia si trascina dietro da molti anni e dal quale non riesce a risalire. Da tempo imprese e consumatori attendono una ripresa che sembra non arrivare mai.

La gravità della situazione appare ancora più evidente da un ulteriore dato diffuso da Confesercenti: un’attività commerciale su quattro vive meno di tre anni. Vuol dire che le aspettative di vita delle imprese italiane sono ai minimi storici e le possibilità di sopravvivenza sono pressoché nulle.

Mauro Bussoni, Segretario Generale Confesercenti, analizza in maniera laconica la gravità della situazione e le sue cause: “L’avvio del 2014 è stato peggiore di quanto ci aspettassimo. Anche la stagione dei saldi ha avuto risultati generalmente al di sotto delle aspettative (si stima che ogni famiglia abbia speso in media 65 euro, ndr.), anche se con grandi differenze territoriali. Siamo entrati nel terzo anno di crisi del commercio, e molte imprese semplicemente non ce la fanno più, schiacciate dalla diminuzione dei consumi delle famiglie e l’aumento della pressione fiscale. Spaventa, inoltre, la doppia batosta Tari/Tasi. Come se non bastasse –aggiunge- sui piccoli commercianti si è abbattuta dal 2012 anche la liberalizzazione delle aperture del commercio. Introdotta dal Salva-Italia del Governo Monti con lo scopo di rilanciare consumi e occupazione, è stata un vero flop: i previsti effetti benefici sono tuttora ‘non pervenuti’, ed il settore ha perso tra il 2012 e il 2013 oltre 100mila posti di lavoro tra imprenditori e dipendenti, registrando allo stesso tempo 28,5 miliardi di minori consumi di beni da parte delle famiglie”. 

A soffrire di più sembra siano i piccoli esercizi commerciali, i primi a subire gli effetti della diminuzione dei consumi da parte delle famiglie. Ma non solo: chiudono anche imprese che hanno una lunga storia imprenditoriale alle spalle.

Ciò che lascia sorpresi e che molto spesso gli imprenditori decidono di chiudere le saracinesche nel silenzio generale, senza che nessuno se ne accorga, approfittando del periodo di ferie estivo. Tra luglio e agosto, per ogni nuova impresa commerciale che è stata avviata, ben due sono invece, defunte. A giugno 2014 più del 40% delle attività aperte nel 2010 - quasi 27mila imprese - hanno chiuso bruciando investimenti per 2,7 miliardi di euro.

Il 2014 avrebbe dovuto far registrare l’inizio della ripresa dei consumi, che invece sembra ormai rimandata al 2015. Se qualcuno ancora non se ne fosse reso conto, il baratro è vicino. Chi ci salverà?


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