Magazine Diario personale

Impressioni di inizio giugno

Da Drfrededison @dr_frededison

scogliera_aci_trezza

«Io e te» le dico con mezzo sorriso in volto, ma senza distogliere lo sguardo dall’orizzonte «siamo due nostalgici prematuri. A ventitré anni abbiamo l’agrodolce di due quasi settantenni.»

«Già!» mi risponde con il suo tono scherzoso. Certe volte è bello sentirsi dire delle ovvietà. Ti rassicura che il mondo attorno a te tu non lo stia soltanto immaginando.

Da una radiolina portatile in lontananza si sente qualche sovreccitato annunciatore gracchiare da un altoparlante sicuramente minuscolo il nome di Vera Lynn.

«Dai, dimmi qualcosa. In questi momenti so che stai per dire qualcosa, e sinceramente non aspetto altro.» È la prima volta che mi sento dire qualcosa del genere. «Fammi sorridere. Fammi inumidire poco poco gli occhi.»

Sorrido e per un attimo soltanto abbasso lo sguardo verso il mare, per dimostrare un po’ di imbarazzo. Dondolo leggermente i piedi giù dal bordo ripido dello scoglio «Anche perché, non è che ci sia altro da aspettare…»

Sorride e mi guarda con una leggera impazienza. «Eh già…»

«Abbiamo ventitré anni, eppure siamo ancora qui. Nonostante tutti i giorni sprecati non abbiamo voluto smettere di crederci. Almeno finora. Questa stramaledetta estate sta arrivando e noi siamo qui ad aspettarla, pronti a fingere di sperare che quando finisca possa lasciare qualcosa di diverso, che ci lasci vivere altri nove mesi con meno amarezza di quanta ne abbiamo appena abbandonata. Ma lo sappiamo, l’amarezza arriverà tutta insieme. Non appena scorgeremo quell’aereo, o quel treno che ci riporterà dove dicono dobbiamo andare.»

Con gli occhi bassi sorride e dopo qualche istante mi parla. «Che bello.»

«Cosa?»

«In fondo non hai detto nulla di originale. Cioè, penso che in tanti in questo momento stiano pensando ciò che tu hai appena detto. Però questo resterà qui. Solo per noi. In un universo parallelo invece di dirlo per me lo stai postando online.» Il suo tono è leggermente più serio ora.

«Mi auguro che i nostri figli non abbiano mai bisogno di usare il verbo “postare”…»

Guardiamo gli unici due colori che le otto di sera concedono ai tramonti sulla scogliera.

Appoggia la testa sulla mia spalla. «Filosofo di sta ceppa.»

Mi fingo offeso. «Dici sempre che mi vuoi bene e poi invece mi prendi in giro.»

«Che cambia, in fondo?»

…but i know we’ll meet again some sunny day.


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