I motivi per cui si viaggia sono diversi e ciò un po’ influisce sul tipo di passeggero che ci si trova davanti, quindi, tralasciando ciò, direi che possiamo permetterci di classificare i passeggeri secondo i tratti più salienti.
IL PRECISINO
Tipetto interessante il precisino, è quello che la valigia la posiziona sul nastro con eleganza e seguendo le istruzioni esposte sul banco (è l’unico che le nota), che per scrupolo si è portato quattro copie della prenotazione, con anche quelle relative all’alloggio perché non si sa mai. Ogni tasca della valigia è chiusa ermeticamente con il lucchetto, non mancano le etichette nominative (almeno due), e questo tipo di passeggero gira spesso e volentieri con carta e penna per prendere appunti su numero del gate, orario e indicazioni di vario genere.
IL SACCENTE
Il mio preferito, quello con cui riuscivo a divertirmi e ad arritarmi allo stesso tempo. Lui sa e non c’è storia che tenga, non ha importanza che tu stia lavorando in aeroporto da secoli, che forse ne sai qualcosina di più di lui riguardo alle regole di compagnia, perchè tanto alla fine, ha sempre ragione lui. La valigia pesa 20 kg da prenotazione, ma per lui sono 23kg “perchè ho letto così” o perchè “sono anni che viaggio”. Sono anche anni che sei un pirla patentato, se vogliamo dirla tutta.
IL PACIFICO
IL PAUROSO-PARANOICO
IL VIAGGIATORE SERIALE
Prendere un aereo è come prendere l’autobus la mattina presto per andare a lavorare, una serie di operazioni automatiche che non prevedono nemmeno l’obliterazione del biglietto una volta saliti a bordo. Arriva al banco, il suo passaporto è un collage di timbri da qualsiasi parte del mondo, il suo zaino da campeggio usurato, sotto il limite di peso permesso e con tuttpao il necessario. L’unica cosa che chiede è il posto sul corridoio, per essere libero nei movimenti durante il volo, non ti chiede nemmeno alcuna informazione riguardo al volo, perchè sa di poterla reperire da solo.
IL TECNOLOGICO
Carta d’imbarco elettronica, la stampa su fogli per lui è qualcosa che appartiene al passato, ora si usa lo smartphone e non ha nemmeno tutti i torti, io stessa preferisco l’utilizzo del dispositivo al posto di avere un foglio volante, ma c’è tipo tecnologico e tipo tecnologico. Quello che col telefonino ci vive e se potesse farsi portare la carta igienica in bagno con un clic lo farebbe, che viene a conoscenza del ritardo di un volo prima dell’addetta e chi invece ci prova disperatamente, senza arrendersi all’idea che forse la tecnologia non è il suo forte. Quelli che si scaricano l’applicazione di compagnia ma non fanno il check-in online (qui trovate come si fa e perchè è importante farlo), quelli che non riescono più a risalire alla carta d’imbarco elettronica, quelli che prenotano dal telefonino sbagliando data del volo… c’è l’imbarazzo della scelta. Un consiglio: fate un salto al banco, giusto per scrupolo.
IL LAVORATORE
Lui viaggia per lavoro, bagaglio leggero, a volte anche solo la ventiquattrore, la prenotazione gliel’ha fatta la segretaria per cui lui è già tanto se sa a che ora parte e la destinazione. Dal nervosismo latente, attenzione a come ci si pone, che lui non sta andando in vacanza, sta andando a lavorare, quindi dietro un completo da uomo con cravatta in corredo, potrebbe celarsi un giramento di coglioni che è meglio non risvegliare. Posto finestrino, per lavorare indisturbati.
IL CHIACCHIERONE
L’EX DIPENDENTE AEROPORTUALE
L’aeroporto è stata la sua casa per anni, ci è affezionato, qualunque sia il motivo che lo abbia portato a prenderne le distanze. Le dinamiche le conosce, dopo essere stato dall’altra parte non riuscirà mai a vedere sè stesso come parte del resto dei passeggeri. Solitamente li considera per la maggior parte incompetenti e confusionari, se potesse salterebbe dall’altra parte del banco e si farebbe il check-in da solo. Arriva in aeroporto due ore prima del suo volo, non tanto per fare la coda al banco (lui sa fare il check-in online), ma per salutare quel centinaio di colleghi di cui, nel profondo, sente la mancanza. Conosce le regole a menadito, si informa, non arriva mai impreparato.. è deformazione professionale, ma ha il vizietto di dimenticarsi di non essere più parte dello staff e di mettersi in mezzo quando non dovrebbe. Perdonatelo, non lo fa con cattiveria, è solo un modo di sentirsi parte di un mondo che prima gli apparteneva, che gli manca, ma non così tanto da tornarci.