Da un momento all'altro, in un attimo, i quattro componenti di questa bella famigliola si ritrovarono trasportati a casa, veloci, nella loro autovettura, i bambini con la faccia spiaccicata al vetro a chiedersi perché non si riuscisse a superare la luna, la madre con lo sguardo dritto, vuoto, rivolto alla strada prima grigia e poi nera, ed il padre, lucido, preciso, concentrato nella guida, a sua volta condotto da un solo pensiero, che danzava al ritmo del ticchettio della freccia: arrivare ad un orario decente. Decente l'orario, ma non la cena, sia chiaro fin da subito, e benché neppure lui ormai s'aspetti più di lievitare di gioia grazie all'amorevole gastronomia coniugale, di certo non può immaginarsi quali esotici ed atroci condimenti quel nostro non dimentico intruso ha apparecchiato per i suoi ospiti. Tutti i più infidi ed inodori veleni che madre natura abbia saputo creare, lui li ha sciolti nei cibi di casa. E mentre il povero suo aiutante, il topolino, scorrazzava dentro e fuori per rifornire il suo padrone di una sempre pronta, nuova dose, quello intanto iniettava, immergeva, cospargeva, immetteva, spruzzava. Tanto febbrile era l'azione del topolino, tanto calma ed impassibile – professionale, diremmo – era quella del candido ospite, grand maitre di turno, nell'assegnare ad ogni alimento in dispensa il giusto veleno. Infidi, anche, si è detto, di questi veleni, perché non certo di quelli che portano alla morte, ma all'apatia, alla follia, e, alle volte, ad una smisurata, incomprensibile, esagerata e spesso condannabile gioia.
Da un momento all'altro, in un attimo, i quattro componenti di questa bella famigliola si ritrovarono trasportati a casa, veloci, nella loro autovettura, i bambini con la faccia spiaccicata al vetro a chiedersi perché non si riuscisse a superare la luna, la madre con lo sguardo dritto, vuoto, rivolto alla strada prima grigia e poi nera, ed il padre, lucido, preciso, concentrato nella guida, a sua volta condotto da un solo pensiero, che danzava al ritmo del ticchettio della freccia: arrivare ad un orario decente. Decente l'orario, ma non la cena, sia chiaro fin da subito, e benché neppure lui ormai s'aspetti più di lievitare di gioia grazie all'amorevole gastronomia coniugale, di certo non può immaginarsi quali esotici ed atroci condimenti quel nostro non dimentico intruso ha apparecchiato per i suoi ospiti. Tutti i più infidi ed inodori veleni che madre natura abbia saputo creare, lui li ha sciolti nei cibi di casa. E mentre il povero suo aiutante, il topolino, scorrazzava dentro e fuori per rifornire il suo padrone di una sempre pronta, nuova dose, quello intanto iniettava, immergeva, cospargeva, immetteva, spruzzava. Tanto febbrile era l'azione del topolino, tanto calma ed impassibile – professionale, diremmo – era quella del candido ospite, grand maitre di turno, nell'assegnare ad ogni alimento in dispensa il giusto veleno. Infidi, anche, si è detto, di questi veleni, perché non certo di quelli che portano alla morte, ma all'apatia, alla follia, e, alle volte, ad una smisurata, incomprensibile, esagerata e spesso condannabile gioia.