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In giro per Bologna … Via Del Borgo di San Pietro.

Creato il 11 marzo 2015 da Signoradeifiltriblog @signoradeifiltr
In giro per Bologna … Via Del Borgo di San Pietro.



Ho abitato diversi anni nella piazza di via del Borgo di San Pietro, la strada che unisce via delle Moline con le mura di Porta Galliera in quartiere Irnerio, e conosco un poco di storia di questo “piccolo mondo” che un tempo era considerato quasi una periferia e ora è pieno centro. Alla via fu dato questo nome, perché molti terreni della contrada appartenevano alla cattedrale di S. Pietro e gli abitanti delle case che vi furono costruite pagavano un canone annuo alla chiesa.
“Il fantasma di Borgo San Pietro” era il titolo del primo romanzo di appendice apparso sulle pagine de Il Resto del Carlino, scritto da Cesare Chiusoli, che fu anche il primo direttore del giornal
e.
Era il 1885, il foglio costava allora 2 centesimi e veniva dato dai tabaccai a chi comprava un sigaro toscano, come resto di una moneta da dieci centesimi, detta appunto il ”carlino”, e da qui poi il nome “il resto del carlino”.
Erano anche quelli gli anni in cui si sviluppava Borgo san Pietro, strada interna alla cinta muraria, ma non considerata centrale, forse allora un po' malfamata, vicino a piazza del Mercato che era il regno degli imbonitori e dove venivano eseguite le sentenze di impiccagione per ladri e truffatori.
Il Borgo faceva razza a sé coi suoi giovani :i “buli” e le “bule”. Se qualche “milordino” (signorino di altri quartieri) osava avvicinarsi a una ragazza del Borgo per infastidirla o anche per corteggiarla, erano fatti suoi: nessuno poteva aver l'ardire di entrare in via Del Borgo e prendersi una delle ragazze del posto. I ragazzotti del Borgo portavano un fazzoletto di seta al collo, vestivano calzoni di velluto marrone a campana, giubbetto di panno blu con bottoni dorati e una fascia rossa alla cintura. Spesso indossavano orecchini e alto cappello, chiamato al ratt, e si accompagnavano con un bastone di canna di bambù. Le ragazze portavano uno scialle bianco di seta legato dietro la nuca, dove un grosso pettine reggeva un'enorme acconciatura di capelli nerissimi.
Celeberrima è la statuetta della Madonna del Soccorso che ancora oggi si può visitare dentro la Chiesa della piazzetta. La statua proteggeva l'ingresso nel Borgo, nel 1520 fu eretta una cappella per ospitare la statua, ritenuta miracolosa per aver salvato i borghigiani dalla peste. Con le donazioni dei devoti la chiesa fu ampliata nel 1581. A quei tempi, trenta giorni dopo Pasqua veniva portata con grande partecipazione degli abitanti in processione fino alla chiesa di San Rocco al Pratello, dove restava per 30 ore: dalle 10 della domenica alle16,30 del lunedi. Era una grande festa per i parrocchiani e durante tutto il tempo i devoti del Pratello e del Borgo non facevano altro che mangiare e bere.
Dopo l'apertura della Via Irnerio, il Borgo rimase diviso in due tronchi: quello a nord fu distrutto dal terribile bombardamento del 23 maggio 1944, ad opera degli anglo americani, durante la Seconda Guerra Mondiale, e sotto le macerie una parte importante dell’anima popolare bolognese scomparve per sempre. La parte alta rimase miracolosamente intatta e ancora oggi conserva una fisionomia che ricorda l’ambiente pittoresco del tempo che fu, con le piccole abitazioni interamente porticate e dipinte a colori vivaci.
Il bombardamento distrusse anche la Chiesa, ma non la statuetta che don Arturo Giovannini, detto Don Zvanein, aveva messo in salvo al primo suonare della sirena di allarme antiaereo. Don Zvanein morì sotto le macerie.

Nel dopoguerra la chiesa venne ricostruita dall'architetto L.Vignali.
Don Zvanein era come un padre per i parrocchiani e si preoccupava dell' educazione dei più giovani , è rimasto famoso per la “multa “ di 4 soldi che faceva pagare a chi veniva scoperto ubriaco.
Un altro personaggio del Borgo, ricordato per la la sua attività, fu Pietro Ferri detto Luvein . Antesignano degli odierni centri di riciclaggio egli si era arricchito commerciando il “rusco”. Spiego a chi non è bolognese che il rusco da noi altro non è che l'italianizzato “rossc “ che in dialetto significa immondizia, pattume.

In giro per Bologna … Via Del Borgo di San Pietro.

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