Magazine Salute e Benessere

In Italia record di decessi prematuri per inquinamento. Padova prima in Europa per PM10

Creato il 18 ottobre 2019 da Informasalus @informasalus

inquinamento

L'Italia è il primo paese dell'Ue per morti premature da biossido di azoto (NO2) e nel gruppo di quelli che sforano sistematicamente i limiti di legge per i principali inquinanti atmosferici. Lo rivelano le centraline antismog, i cui dati sono stati raccolti e analizzati dall'Agenzia europea per l'ambiente (Aea) nel rapporto annuale sulla qualità dell'aria.

La Penisola, secondo l'analisi dei rilevamenti 2016, ha il valore più alto dell'Ue di decessi prematuri per biossido di azoto (NO2, 14.600), ozono (O3, 3000) e il secondo per il particolato fine PM2,5 (58.600). Complessivamente nell'Ue a 28 lo smog è responsabile di 372mila decessi prematuri, in calo dai 391mila del 2015. Da rilevare che, come nel quadro generale europeo, i dati indicano un miglioramento anche per l'Italia rispetto al 2015, quando l'Eea stimava i decessi prematuri per NO2 nel nostro paese a 20mila unità.

Secondo le rilevazioni più recenti, datate 2017, le concentrazioni di polveri sottili (PM2,5) più elevate si registrano in Italia e sei paesi dell'est (Bulgaria, Croazia, Repubblica Ceca, Polonia, Romania e Slovacchia). Torino contende a Parigi e Londra il primato di città europea più inquinata da biossido di azoto e, tra le città più piccole, Padova “spicca” per l'alta concentrazione media di PM2,5 e PM10. Non migliora la situazione nelle aree rurali nazionali, con superamenti dei limiti giornalieri di particolato registrati in sedici delle 27 centraline che hanno rilevato valori irregolari nell'Ue.

Due milioni di italiani vivono in aree dove i limiti Ue per i tre inquinanti principali sono violati sistematicamente. Questo riguarda in particolare la Pianura Padana, che la Nasa ha definito “la camera a gas d’Italia”. Qui vivono 23 milioni di persone, ovvero il 43% della popolazione nazionale, la cui aspettativa di vita è ridotta a causa dell'inquinamento.



Ritornare alla prima pagina di Logo Paperblog