In moto a Campo dei Fiori per ammirare le stelle

Creato il 15 marzo 2014 da Nonsoloturisti @viaggiatori

Finalmente il sole! Tempo di gite fuori porta per iniziare la stagione sulle due ruote.

Poichè siamo un po’ “giù di allenamento” decidiamo per una destinazione piuttosto vicina: Campo dei Fiori, sopra Varese, con il suo famoso osservatorio. Poco traffico, le montagne innevate sullo sfondo e tanta voglia di stare all’aperto. Da Varese la strada inizia a salire passando tra incantevoli ville di fine dell’Ottocento e primi Novecento.

Al bivio tra Sacro Monte – a cui si accede attraverso un suggestivo arco – e Campo dei Fiori continuiamo a salire verso quest’ultimo e ci inerpichiamo per una strada che diventa sempre più stretta fino a raggiungere il limite accessibile per i mezzi non autorizzati a raggiungere la Cittadella di Scienza della Natura “Salvatore Furia” con il parco e l’osservatorio.

Parcheggiamo e proseguiamo a piedi raggiungendo dopo poche centinaia di metri la terrazza panoramica da dove si apprezza la vista sui cinque laghi e, più a est, la città di Varese. Siamo al cancello d’ingresso del parco montano comunale “Leopoldo e Maria Zambeletti” che comprende un giardino montano, una riserva integrale speciale, un centro di studi botanici e una serra fredda sperimentale per la conservazione della biodiversità, tutti gestiti interamente da volontari.

Le automobili parcheggiate lungo la strada che porta a Campo dei Fiori sono davvero numerose e molte persone passeggiano con i cani, mentre qualche genitore cerca di convincere i bambini a raggiungere almeno la curva successiva. I più sportivi corrono, cercano di guadagnare la vetta in mountain bike o si cimentano in qualcosa di simile al nordic walking.

Nel bosco la neve è ancora alta una spanna, ma la strada è pulita. Gli alberi che costeggiano il percorso sono altissimi, alcuni sono secolari, e mentre ci si avvicina al Campo diventano più radi. Una passeggiata un po’ impegnativa con l’abbigliamento da moto, ma la vista che regala il punto panoramico a 1622 metri sul mare da dove lo sguardo può spaziare a 360 gradi sulla cerchia alpina, i laghi, la pianura è una degna ricompensa.

Qui sorge la “Cittadella” che, come spiega l’opuscolo, è “destinata alla divulgazione scientifica, alle visite naturalistiche, ai giovani, per condividere una esperienza di ricerca e di impiego utile del tempo libero, un ponte di comprensione tra la scienza e il popolo” e accoglie migliaia di visitatori ogni anno, molti dei quali giungono qui per partecipare alle conferenze “tra terra e cielo”, a giornate e serate di osservazione e alle visite diurne per scolaresche.

Mi viene subito in mente la mia prima volta al Planetario di Milano, credo che frequentassi la seconda elementare e l’emozione che provai quando si abbassarono le luci sulla ricostruzione della skyline di Milano e gradualmente la cupola si illuminò delle migliaia di luci delle stelle e delle costellazioni visibili nel nostro cielo. Parlando con gli amici, soprattutto quelli che hanno bambini, mi sono resa conto che pochi sanno – o si ricordano – che Milano vanta questa istituzione incredibile dove si possono trascorrere pomeriggi e serate emozionanti a osservare il cielo e scoprire le tante favole e leggende legate alle costellazioni visibili nel nostro cielo, diverse in base alle stagioni e sempre emozionanti, per un costo inferiore a un cono gelato.

Ma torniamo all’Osservatorio Astronomico di Campo dei Fiori che con le sue tre cupole è il più grande d’Italia tra quelli destinati prevalentemente all’osservazione pubblica. La prima cupola, però, dispone di un telescopio dedicato principalmente alla ricerca rendendo questo osservatorio un importante polo scientifico a livello internazionale.

Nella seconda cupola c’è un telescopio riservato all’osservazione pubblica, ma nelle serate di apprendimento visuale delle costellazioni sulla grande terrazza vengono montati altri strumenti per concedere a gruppi fino a 80 persone di imparare a osservare il cielo. La terza cupola, con un diametro di sette metri e mezzo, è la più grande e può ospitare un telescopio dal diametro di un metro, benché attualmente vi sia collocato uno strumento di dimensioni inferiori utilizzato esclusivamente per attività di ricerca.

In attesa della prima occasione propizia per una serata ad osservare le stelle, ci “accontentiamo” di ammirare l’incantevole panorama che si apre davanti ai nostri occhi, con il Lago Maggiore e la vista maestosa del Monte Rosa, incredibilmente candido in questo inverno che ci ha regalato nevicate così abbondanti come non accadeva da tantissimi anni.

Con un cielo così terso i ghiacciai rilucono quasi abbaglianti e in me la voglia di disegnare qualche curva con gli sci è tanta. Ma mi rifarò. Verso sud, invece, la foschia permette giusto di vedere i laghi vicino a Varese. È un vero peccato, perché un amico mi ha detto che nelle belle giornate limpide si riesce a vedere persino la madonnina sulla guglia maggiore del Duomo di Milano.

Torniamo alla moto e riguadagnamo la valle, facendo finta di non vedere la deviazione per il ristorante con una bella terrazza soleggiata dove ci dicono si mangi molto bene. Sarà per la prossima volta, magari di sera, per rifocillarci a dovere prima di inerpicarci lungo la salita e ammirare le stelle.

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