In una sala strapiena.

Da Suddegenere


foto di Antonio Deruda

L’undici marzo, con un paio di giorni di preavviso, sono stata invitata ad intervenire  alla presentazione di un libro (C’è un’Italia migliore-N.Vendola), alla quale sarebbe stato presente anche un candidato a sindaco della mia città (Salvatore Scalzo) per la sua prima uscita pubblica. Nonostante le mie reticenze – dovute in gran parte al mio personale imbarazzo a parlare con il microfono, in questo caso ad un pubblico misto, numeroso e “sconosciuto” – ho accettato. Ho pensato , infatti, che sarebbe stata un’ ottima opportunità  per puntare- finalmente, anche se per pochissimi minuti- l’attenzione sulla vita delle donne in Calabria e nella mia città, per parlare della Rete (a chi non ci conosce e a chi potrebbe amministrarci), per fornire – magari- una controimmagine ,  e per conoscere altre donne .

Complessivamente, sette sono stati gli interventi ( sei di uomini ed il mio). Ho iniziato subito col ringraziare Carla Rotundo e Caterina Primiero, che mi avevano chiesto di essere presente all’incontro e avevano voluto fortemente che parlassi quella sera. Carla e Caterina se ne sono molto stupite, ma ritengo presupposto imprescindibile il riconoscimento dell’altra , che peraltro loro hanno operato per prime , in maniera controcorrente, proponendo che intervenissi io, che (in piu’) non sono iscritta ad alcun partito politico.

Non volendo sforare i tempi (mi erano stati chiesti cinque minuti), ho cercato di sintetizzare al massimo:

“” Lo scorso ottobre abbiamo dato l’avvio ad un “incontro” tra donne, che a definire storico, nella nostra regione, non si rischia affatto di esagerare.

Ci siamo ritrovate per la prima volta assieme il 9 di ottobre a Cosenza, un centinaio di donne, diverse per età, provenienza geografica, esperienze di vita e professionali, anche pratica politica, per affrontare assieme un’emergenza : quella della mancata emissione, da parte dell’amministrazione regionale, del bando per la legge 20 del 21 agosto 2007 che prevede il finanziamento ai centri antiviolenza. La nostra azione politica è partita dalla difesa del Centro Lanzino di Cosenza, come presidio di donne a rischio chiusura, attraverso una serie di richieste forti e partecipate all’amministrazione regionale, ma va oltre.

Il nostro comune sentire, infatti, è quello di un disatteso obbligo a rappresentare le nostre esigenze di cittadinanza da parte delle Istituzioni e della politica.

Alle ultime elezioni regionali il numero delle consigliere elette è stato pari a zero, al consiglio comunale di Catanzaro su 40 consiglieri solo 3 sono donne, e altrettanto irrilevante è la presenza delle donne nelle posizioni decisionali di enti locali, aziende pubbliche ed imprese private. Circa due donne su tre, in Calabria, risultano disoccupate pur avendo un livello di istruzione elevato, ed un’alta percentuale  rinuncia prematuramente all’idea di trovare un lavoro (o è catturata dal sommerso), il lavoro delle donne non è mai stato considerato una leva economica per azionare la crescita generale.Facciamo sempre meno figli, meno delle donne che vivono al nord, e quando ne facciamo non siamo di certo agevolate a conciliare i tempi di vita e lavoro, basti pensare che nella nostra città non esiste da anni oramai un nido comunale e che pochissime sono le scuole primarie che garantiscono il tempo pieno. Le piu’ giovani migrano per non fare ritorno nella nostra regione.

Abbiamo avuto modo di verificare,anche di recente, che viviamo in una regione, ed in una città, nella quale la banalizzazione del femminile convive con la volontà di alcuni e alcune di limitare le scelte delle donne rispetto al proprio corpo.

Tutti questi dati: i dati sulla ricchezza, il lavoro e la distribuzione del lavoro di cura, la presenza nello spazio pubblico e nelle istituzioni, la consistenza della violenza di genere, non fanno altro che mostrare un persistente e crescente divario tra donne e uomini .

Riteniamo che cio’ rappresenti una vera e propria emergenza sociale e culturale, completamente trascurata dalle istituzioni e dalla politica, che da sempre considerano le questioni delle donne residuali rispetto ai processi di cambiamento complessivi della società calabrese, dimenticando e forse del tutto ignorando che le donne sono una risorsa e una autentica forza di mutamento.

Noi, al contrario, vogliamo agire da protagoniste, anche nel ripensamento urgente della cultura di questa regione, di cui valore e dignità femminili devono essere tratto costitutivo. Nel nostro sguardo c’è un andare oltre che segna la gestione della cosa pubblica in modo nuovo e siamo pronte ad assumerci il carico pesante di questa politica ereditata in modo proporzionale a quanto gli uomini di potere sono disposti a farsi da parte. A questo proposito, rifiutiamo di farci arruolare da chi non ci conosce né ci riconosce come soggetto politico, da chi si ricorda delle donne in modo strumentale e funzionale alla politica dei partiti.

Vogliamo svelare inoltre la retorica odierna sulle Pari opportunità, in cui gli stessi luoghi istituzionali sembrano diventare compatibili con la logica della produttività e “siamo stanche infine di vedere rubricare la “questione femminile” sotto la paternalistica voce di “tutela” e problema sociale, considerando la donna una sorta di minus habens cui non solo si manca di riconoscere la forza della differenza, ma addirittura se ne sancisce la intrinseca fragilità e debolezza.

Concretamente, a quanti ci amministrano chiediamo anzi tutto di ascoltarci, di guardare alla nostra politica e di rispettare le nostre esigenze. Sappiamo che il vero cambiamento culturale può avvenire solo attraverso la contaminazione di saperi e di pratiche politiche diverse. Si tratta certamente di un lungo cammino, che comincia dal riconoscimento e dal dialogo con le diverse voci interne ed esterne alle Istituzioni e alla politica; un cammino che nasce e si sviluppa dalle relazioni tra donne e uomini impegnati nel cambiamento dell’attuale paradigma culturale” (collettiva_femminista sassari). A questo proposito, presenteremo al piu’ presto una serie di proposte e richieste specifiche che intendiamo sottoporre a tutti i candidati a sindaco della nostra regione alle prossime elezioni comunali e che andranno dalla democrazia paritaria al rafforzamento degli strumenti per il contrasto alla violenza, all’adozione del bilancio di genere, alla realizzazione di un Piano degli orari e dei tempi, a quanto di piu’ specifico riguarda la nostra città, ed alla dichiarazione antimafia come premessa imprescindibile per chi si vuole occupare della cosa pubblica.

Maria Minicuci nel 1989, scriveva: “…E’ una fase intermedia che vede la fine di un mondo e l’inizio di un altro. Un nuovo femminile è alle soglie…” . Non sono certa di quanto questa valutazione possa essere attuale oggi rispetto alla vita delle donne in Calabria, so per certo pero’ che la Rete delle Donne quella soglia la vuola oltrepassare, magari con gli uomini al fianco. “”

Sono sopravvissuta al microfono, e mi è parso che quanto detto abbia avuto un certo effetto tra chi avevo di fronte, nonostante la brevità.Ritrovarsi li’ è stata una specie di festa per noi amiche!Ho molto apprezzato  Gianni Speranza che sicuramente è un uomo predisposto all’ascolto e che subito dopo si è speso a parlare di donne come risorsa importante, lanciando un messaggio al giovane candidato che è stato accolto da una sala strapiena ed entusiasta, in un Comune nel quale ogni stanza è abbellita da enormi ritratti, non uno di donna.


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