Magazine Cultura

» Incontro con Giulia Ciarapica al Circolo Lettori di Torino

Creato il 09 ottobre 2019 da Marta @M_Sognatrice

» Incontro con Giulia Ciarapica al Circolo Lettori di Torino

Questi sono i giorni in cui penso con più forza alle mie amate Marche. L’8 ottobre di un anno fa, ho lasciato la mia casa, e con una macchina piena di valigie, scatoloni, e oggetti personali, sono venuta a Torino. Mi hanno accompagnata i miei genitori, e ricordo di come non sia stato per nulla facile vederli andare via e comprendere che sì, la decisione era stata presa, e ora dovevo imparare a scrivere un nuovo capitolo della mia vita. Di questo ve ne parlo meglio in un altro articolo, magari, perché oggi voglio dedicarlo a una scrittrice marchigiana che adoro: Giulia Ciarapica.

Ho scoperto Giulia scorrendo i profili dei vari book blogger su Instagram. Mi è piaciuto subito il suo modo di parlare di libri, la sua allegria e solarità contagiose, il suo pizzico di follia. E poi è della mia stessa regione, non potevo non seguirla. Ma Giulia non è solo una book blogger. Scrive anche di libri in diversi giornali – per ilFoglio e il Messaggero -, ha pubblicato un libro dove parla dei book blogger, di come scrivere di libri on-line (Book blogger. Scrivere di libri in rete: come, dove, perché, volume che spero di reperire presto!), e poi si è dedicata nell’ultimo anno alla scrittura di un romanzo. O meglio, di una trilogia.

Di Una volta è abbastanza ve ne ho già parlato, e ve lo consiglio con tutto il cuore. Quel libro profuma non solo di Famiglia, lavoro, di fadiga – il travaglio, la fatica – ma anche e soprattutto di una terra meravigliosa di cui si parla forse troppo poco: Le Marche, soprattutto la bassa Marca, che in fondo è il luogo dove è nata e tutt’ora vive. Per questo la sento anche molto affine a me, essendo io di Ascoli Piceno.

» Incontro con Giulia Ciarapica al Circolo Lettori di Torino(c) Una Valigia Ricca di Sogni

In occasione del Salone del Libro, purtroppo, non sono riuscita a presenziare al suo incontro, ma appena ho saputo di questa nuova possibilità presso il Circolo Lettori di Torino, non ho resistito! Avevo voglia di incontrarla, di scambiare qualche parola – poche, perché come sempre la mia timidezza mi blocca – e soprattutto di ascoltare le sue parole sulla sua piccola, ma preziosa, opera.

E Giulia è così, come la vedete on-line. Una persona allegra, spiritosa, preparata, ma anche semplice e carinissima! È stato bello conoscerla.

Nella Sala Filosofi del Circolo Lettori – ma quanto è bello quel palazzo? – Mario Baudino ha presentato Giulia Ciarapica e il suo libro. E oggi, voglio parlarvene un po’. Vi va?

» Incontro con Giulia Ciarapica al Circolo Lettori di Torino(c) Una Valigia ricca di Sogni

Quale è la chiave di questo libro?

La chiave di tutto sono le Marche.

Regione di cui non si parla praticamente mai, silente, a tratti ostile, che rimane nell’ombra anche per la sua stessa natura. I Marchigiani non si godono mai i frutti immediati, e non sanno riconoscere il loro valore, non pensano mai a quello che hanno ma a quello che dovrà venire. Le Marche (soprattutto la Bassa Marca, di cui parla nel suo libro) sono una regione che non è mai stata troppo indagata. 

Altro tema: made in Italy, come nascono le scarpe. Un altro aspetto di cui non si parla praticamente mai. Le scarpe, soprattutto nel luogo marchigiano, diventano un oggetto attraverso il quale costruire un possibile futuro. All’epoca, in quella provincia, infatti c’erano due sole opzioni: o si lavorava la terra o si facevano le scarpe.

Non si può parlare di sogno, ma di destino. Nessuno sognava di fare le scarpe, ma quella era l’unica alternativa a lavorare la terra, l’unica altra possibilità.

I marchigiani – così quindi i personaggi del libro – tentavano di costruirsi un futuro partendo da niente. Poi c’è chi ha avuto il guizzo, l’idea di guardare oltre le Marche (si recavano a Vigevano, Follonica, mercato di Bologna), osservare le scarpe di altre persone e poi progettare qualcosa che andasse oltre quell’ultimo progetto.

Raccontare una comunità della bassa Marca, dei calzolai, e poi in secondo luogo parlare di Famiglia.  Parlare di un universo un po’ dimenticato di una vita di provincia. 

Quindi: una Regione le Marche, una provincia e un’attività lavorativa di cui si parla poco, e infine la Famiglia.

Manca il sentimentalismo. 

Io di mio sono tutto tranne che sentimentale. Io sentimentale proprio no!

Tutti i personaggi non hanno idea di come si parli di amore e di come si faccia amore.
Sono tutti molto concentrati sul lavoro, tanto da diventare quasi un’ossessione. Ti alzi la mattina e devi portare a casa la giornata, tutto il resto è un contorno.

Valentino non parla di amore, perché l’amore lo fa e deve anche nasconderlo.
Giuliana è un’analfabeta sentimentale, non sa riconoscere il bene e non sa darlo, non sa come aggirare l’ostacolo per dimostrarsi affettuosa. Cerca di farlo più nei confronti del marito, che dei figli.

La coppia è quella che conta. Non è solo coppia di amanti, di moglie e marito, ma di professionisti, di soci, che mettevano insieme qualcosa.
Le Marche sono la prima regione in Italia per numero di aziende a conduzione familiare. Famiglia intesa non solo come nucleo familiare, ma di soci che trasformano il sentimento in lavoro e il lavoro in passione. Famiglia e lavoro diventano un’unica cosa.

» Incontro con Giulia Ciarapica al Circolo Lettori di Torino(c) Una Valigia Ricca di Sogni

Nostalgia

Il tentativo di Giulia è stato quello di restituire in parte il mood che appartiene alle persone di Casette d’Ete, che prendevano il destino in un certo modo, e avevano un proprio modo di vedere e concepire la vita. La Nostalgia come stato d’animo, per quanto sia lontano da tutti i personaggi del romanzo, è insita nel titolo: Una volta è abbastanza.

Una volta potrebbe essere abbastanza se la vita è vissuta – come la vivono tutti i personaggi nel libro – con quell’impeto in cui è nascosta quella dose di nostalgia e malinconia per qualcosa che finirà a breve e che però tu stai ancora vivendo.

Annetta

All’inizio non pensava a una storia di due sorelle, ma Annetta che doveva essere solo il punto d’inizio della storia, si era presa uno spazio molto più importante. Annetta è un personaggio che molto spesso è odiato un po’, ma è il suo personaggio preferito, simboleggia il ruolo che hanno avuto le donne all’interno di questo percorso subito dopo la seconda guerra mondiale nelle aziende calzaturiere. È un po’ il simbolo di tutte quelle donne che hanno realizzato moltissimo all’interno di queste aziende, non solo attraverso la fantasia e l’inventiva, ma anche per manovalanza. Ad es., erano le prime ad andare in laboratorio per prepararlo all’arrivo degli uomini, degli operai, dei bambini.

Annetta si è fatta da sola, lavorava da sola con poche operaie, e fece molti soldi. Fu l’unica donna che andava anche nei mercati notturni, emblema del lavoro femminile che ha avuto una parte importantissima all’interno di queste aziende e del loro sviluppo. E anche questo è un argomento di cui non si parla.

Romanzo con impostazione tradizionale 

Era il suo scopo. Restia a qualsiasi tipo di sperimentalismo, Giulia ha deciso di mettersi alla prova con un romanzo di impianto tradizionale, simile ai romanzi che ha letto, studiato, e che le piacciono.

Il suo scopo è stato quello di riscoprire le cose semplici, per concentrarsi sulla Storia, i temi, e le storie piccole che possono diventare letteratura raccontandole in un determinato modo, inserendole in certi contesti.

Il suo è un romanzo più tradizionale possibile: c’è un prologo del prologo, c’è anche una parte in cui è Casette d’Ete che parla, poi un prologo – antefatto (il nonno che racconta una storia che poi prenderà vita…) -; per centrare così l’attenzione su tutto quello che avviene senza distrazioni.

È un romanzo molto semplice, non voleva ambire a niente di più che a una narrazione piana che desse spazio a tutti i personaggi e i temi narrati.

C’è stato, ovviamente, anche un lavoro di ricostruzione, di raccolta fonti, si è ritrovata addirittura a fare la cartina di Casette D’Ete del 1945!

» Incontro con Giulia Ciarapica al Circolo Lettori di Torino(c) Una Valigia Ricca di Sogni

Ho cercato di riproporre un po’ tutto quello che è stato detto.

Grazie a Giulia, per la sua gentilezza. E, se non lo avete ancora letto, vi consiglio di far entrare la storia di Annetta, Giuliana e Valentino nelle vostre case e poi, magari, di visitare e conoscere di più una terra meravigliosa come le Marche!

Annunci

Ritornare alla prima pagina di Logo Paperblog