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Indagine Coldiretti sulla crisi culturale e lavorativa dei giovani, causata da depressione individuale e sociale

Creato il 26 febbraio 2014 da Giuseppecocco @giuseppecocco

Indagine Coldiretti sulla crisi culturale e lavorativa dei giovani, causata da depressione individuale e sociale

La depressione, questo il vero motivo che provoca lo sconforto giovanile e, di conseguenza, le cifre e le percentuali contenute in questa indagine. La società non è altro che un grande individuo; si parla infatti, anche di corpo sociale che è la somma dei singoli e viene influenzato da dinamiche esogene ed endogene e allo stesso tempo, porta alla depressione individuale. Come si comporta il singolo depresso, vede tutto nero e per aiutarlo bisogna forzarlo a pensare positivo. Ma, da quando la crisi è cominciata, a tutti i livelli, viene ripetuto come un mantra, tutto va male e non c’è soluzione. Sui più deboli e più depressi, dai singoli alle aziende, questo atteggiamento psicologico, porta alla fuga in due modi: il suicidio o l’emigrazione. Nessuno esce dal coro pessimistico, mostrando soluzioni realistiche, illuminate dalla positività, se non dall’ottimismo, creative; nessuno salvo la Coldiretti che, soprattutto attraverso i suoi giovani, porta avanti una vera rivoluzione verde, quel verde che è anche il colore positivo e rilassante (dai prati alle divise dei chirurghi); una rivoluzione dalla passione trascinante fatta di concreti, che monta sempre più, lavorando e testimoniando, come il cambio di passo, di stile di vita, il ritorno alla campagna, rappresenti recupero di idealità e bellezza, non solo per il futuro, ma ancor più, nel presente; l’agricoltura, declinata in molte forme giovani, creative e appassionate, preso come scopo del vivere, per ritrovare sé stessi, i valori umani e della persona, attraverso un protagonismo di soddisfazione personale e felicità spirituale, ancor prima che materiale ed economica, ridando idealità e senso alla vita propria e del proprio Paese, che non fa sentire più depressi ed emarginati, ma artefici del proprio e altrui benessere.

LAVORO: DA CALL CENTER A SPAZZINO, I “SOGNI” DI 1 GIOVANE SU 4 

Nel 2014 quasi un giovane su quattro (23%) accetterebbe un posto da spazzino, il 27% entrerebbe in un call center e il 36%, pur di lavorare, farebbe volentieri il pony express. L’analisi Coldiretti/Ixè evidenzia una grande flessibilità delle giovani generazioni nel tempo della disoccupazione record; forse anche troppa, dato che, un giovane su tre, pur di lavorare, è disposto ad accettare un orario più pesante con lo stesso stipendio (33%), ma anche, in alternativa, uno stipendio inferiore a € 500 a parità di orario (32%). Nonostante tutto, però, resta solido l’obiettivo italico del posto fisso che, se si potesse scegliere sarebbe preferito dal 46% dei giovani, anche se in calo del 7% rispetto allo scorso anno. In questo ambito, tiene il mito del dipendente pubblico, al quale ambisce il 34% dei giovani. Tra chi ha già trovato un lavoro, si registrano livelli molto alti di soddisfazione, anche per il confronto con le difficoltà dei coetanei. Il 63% è tutto sommato soddisfatto perché il lavoro lo appassiona (25%), perché offre opportunità di crescita professionali (22%), ma anche perché, consente di curare altri interessi (16%) mentre appena l‘11%5 è soddisfatto del lato economico. Ad evidenziare la criticità del rapporto tra scuola e mondo del lavoro è il fatto che, solo il 30% dei giovani fa un lavoro totalmente coerente con gli studi, mentre il 23% lo fa solo in parte. “C’è un forte spirito di sacrificio nelle nuove generazioni, ma anche la consapevolezza di grandi difficoltà da superare che non devono trasformarsi in rassegnazione”, ha affermato il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo nel sottolineare che “una spinta decisiva deve partire dalla scuola che deve saper alimentare una nuova cultura imprenditoriale e del lavoro fondata su bisogni veri e su asset vincenti su cui può contare il Paese”. - I GIOVANI INVIANO UNA MEDIA DI 20 CURRICULUM/ANNO, MA IL 44% NON CERCA PIU’
Per 8 su 10 serve per trovare il posto serve la raccomandazione.
I giovani che si sono dati alla ricerca attiva del lavoro nell’ultimo anno hanno presentato in media 20 “curriculum”, ma una percentuale del 44% non ha inviato alcuna domanda di assunzione o lavoro. La grande maggioranza (41%) ha spedito un numero di domande compreso da 1 a 5 nell’arco di un intero anno. Non va però sottovalutata la presenza di una minoranza del 14% di giovani che, durante l’anno, ha ricevuto oltre 50 porte sbattute in faccia, risposte mancanti o negative, di fronte alla richiesta di lavoro. Preoccupa il fatto che l’80% dei giovani fino a 34 anni, dichiari di conoscere qualcuno che ha trovato lavoro grazie alle raccomandazioni che gli scandali e le difficoltà economiche non hanno fatto venir meno. “La crisi, come spesso accade, è un acceleratore che fa emergere i caratteri profondi di un paese, anche quelli più deteriori. Sotto questo profilo, contemporaneamente a politiche pubbliche impostate sulla “trasparenza”, serve una robusta assunzione di responsabilità individuali. E i giovani forse, hanno qualcosa in più da dare”, ha affermato il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo.
DISPOSTI AD EMIGRARE IL 51% DEI GIOVANI
Nel Paese più bello del mondo, la maggioranza dei giovani (51%), nel 2014, è pronta ad espatriare per motivi di lavoro, mentre il 64% è disponibile a cambiare città. La maggioranza assoluta dei giovani italiani, che sono stati chiamati choosy, bamboccioni o privi di ambizioniha in realtà la valigia in mano. Il motivo principale che spinge i giovani ad emigrare, è il fatto che, il 19% consideri l’Italia un Paese fermo in cui non si prendono mai decisioni; una percentuale del 18% punti il dito sulle tasse e il 17% chiami in causa la mancanza di lavoro a pari merito con la mancanza di meritocrazia. C’è tuttavia una minoranza del 27% di giovani che pensa ancora che l’Italia possa offrire un futuro per il valore del Made in Italy (23%) che si classifica alla pari con le competenze e la creatività (23%) e le risorse ambientali e culturali (23 per cento). “In un Paese vecchio come l’Italia la prospettiva di abbandono evocata dalla maggioranza dei giovani italiani, è una perdita di risorse insopportabile se si vuole tornare a crescere”, ha affermato il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo nel sottolineare che “negli ultimi cinque anni, in Itali,a sono aumentati percentualmente, tra gli occupati, gli over 55, mentre sono calati i lavoratori più giovani, a differenza di quanto è avvenuto in tutti gli altri Paesi industrializzati secondo il rapporto “Global Employment Trends 2014″”.
RENZI CHI? PER 1 GIOVANE SU 3
Quasi un giovane italiano su tre (31%) non conosce il nome del Presidente del Consiglio; il 30% quello del presidente della Camera e il 37% quello del presidente del Senato, a conferma del gap che deve essere ancora colmato tra politica e popolazione; il che evidenzia come, il positivo ringiovanimento della politica, non sia ancora entrato nel profondo delle nuove generazioni. Secondo l’indagine, appena il 5% dei giovani italiani non conosce il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e il Papa che, tra le nuove generazioni del 2014, regnano ancora incontrastati tra le star della vita economica e sociale. Se sui nomi regna l’incertezza, molto chiari sono invece gli obiettivi indicati dai giovani per il nuovo Governo con in testa l’economia e il lavoro (81%) che battono nettamente le riforme elettorali e costituzionali (43%) con l’ “Italicum”, che si classificano quasi a pari merito con i servizi come scuola, sanità e trasporti (42%). Nell’ambito economico, priorità viene data alla crescita (65%) e, a seguire, a pari merito difesa dei posti di lavoro, riduzione delle tasse e lotta all’evasione (49%). Per il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo “la crisi occupazionale si fa sentire in termini che non hanno precedenti dal 1945 ad oggi, all’interno dell’universo giovanile. Si è creata una barriera di entrata nel mondo del lavoro, che rischia di indebolire in modo strutturale la coesione sociale del nostro Paese. Pensiamo che il tempo delle “aspirine” e dei “pannicelli caldi” sia finito: auspichiamo che questo governo giovane sappia mettere in campo “misure radicali” a costo di rimettere in discussione i patti con l’Europa” .
APPENA 4% SI IMPEGNA IN POLITICA
Solo il 4% dei giovani italiani si sta impegnando in politica, anche se, il 36% lo ha pensato, ma non lo ha fatto; mentre una stragrande maggioranza (56%) è profondamente distante. A stare lontano dalla politica, sono soprattutto le giovani donne (70%) piuttosto che gli uomini. Se più di un giovane su tre (34%) giustifica il mancato impegno con uno sprezzante “sono tutti ladri”, una percentuale elevata (32%) non si ritiene adatta, mentre il 22% non è semplicemente interessato. Tra chi si impegna o impegnerebbe in politica, ben il 53% lo farebbe per il bene del Paese e degli italiani, il 31% per motivi ideali, ma ben l’8% perché ritiene che sia un buon viatico per guadagnare denaro. La diffidenza nei partiti, è maggiore rispetto a quella della politica e supera anche quella verso altre forme associative che pure soffrono la mancanza di coinvolgimento. Il 23% dei giovani si fida molto o abbastanza dei sindacati, il 26% delle associazioni cattoliche, il 41% degli ordini professionali, il 53% delle associazioni ambientaliste, il 55% delle associazioni dei consumatori, il 56% delle associazioni degli agricoltori. “Conforta scoprire che le associazioni ambientaliste, dei consumatori e degli agricoltori – che hanno messo i ‘beni comuni’ ai vertici della propria agenda – sono le uniche a registrare un livello di legittimazione medio-alto”, ha affermato il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo.
IL 79% DEI GIOVANI VUOLE QUOTE NELLE NOMINE PUBBLICHE. MEDIA DI 62 ANNI
Il ringiovanimento della politica ha creato aspettative anche per le nomine di manager in società pubbliche e partecipate statali che sono in scadenza, con il 79% dei giovani che chiede addirittura nel 2014 l’inserimento dell’obbligo di una quota giovani per le assunzioni in aziende pubbliche e private. L’analisi Coldiretti/Ixe’ evidenzia che, l’abbassamento dell’età media del Governo Renzi è considerata una scelta rilevante da mantenere anche nelle circa seicento poltrone delle società controllate dallo Stato da assegnare nei prossimi mesi. Per favorire la “staffetta generazionale” ben l’87% dei giovani chiede la fissazione di un limite di età per lo svolgimento di incarichi parlamentari, in amministrazioni pubbliche e in aziende pubbliche. Per il 56% dei giovani italiani tale limite dovrebbe essere fissato a non più di 60 anni, ma uno zoccolo duro del 25% chiede addirittura che l’età del “pensionamento” sia fissata a 55 anni per liberare posti di lavoro, mentre una percentuale del 18% chiede che il tetto sia fissato a 65 anni. Dopo il profondo rinnovamento nella politica, dai partiti alle sedi istituzionali, la classe dirigente piùvecchia d’Italia si trova nel mondo economico, secondo lo studio dei giovani della Coldiretti. I presidenti e gli amministratori delegati delle principali società a partecipazione statale hanno una media di 62 anni anche se il record è fatto segnare dagli istituti di credito, con l’età media dei presidenti e degli amministratori delegati dei principali gruppi bancari italiani che è di 69 anni. Hanno in media una età di 62 anni anche i presidenti di tutte le associazioni di impresa operanti nell’industria, nel commercio, nell’artigianato, nei servizi e nell’agricoltura e quelle dei lavoratori presenti in Italia rappresentate nel Cnel. “Non possiamo perdere terreno nella corsa del Paese e abbiamo ben presenti i mali che affliggono in questo momento l’Italia, a partire da un modello di sviluppo che sembra aver fatto il suo tempo, ma che nei suoi aspetti degenerativi ha raggiunto la popolazione nel profondo – ha sottolineato il presidente della Coldiretti, Roberto Moncalvo -. La possibilità di ripensare questo modello non può che passare da un profondo cambiamento che deve riguardare tanto le idee quanto gli uomini chiamati ad affermarle, a partire dalle classi dirigenziali”.
Tag: agricoltura familiare, bamboccioni, choosy, Coldiretti, crisi economica, depressione, disoccupazione, famiglie, giovani, Global Employment Trends, Governo, indagini, IXE', IYFF, Renzi, società

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