E' zeppa di allegri matti che hanno sempre voglia di parlarti di che tempo farà nei prossimi giorni, di vecchine che ti raccontano di tutta la loro vita quando si siedono accanto a te in autobus, di casi sociali lasciati dalla fidanzata che hanno voglia di sfogarsi davanti a 18 birre parlando con la prima sconosciuta che capita, di personalità che hanno voglia di sapere che canzone stai ascoltando in quel momento li nell'iPod, di gente che vuole sapere che numero di bus aspetti, così, per sapere; di ubriachi che ti dicono che ti vogliono bene, di rompi coglioni che ascoltano la tua conversazione al telefono e poi ti dicono: "Brutta storia, eh?", come se sapessero perfettamente cosa ti è successo, di spazzini invadenti, di indovini alcolizzati che pretendono di conoscere la tua vita sentimentale.
Ogni volta che c'è uno di questi personaggi nei paraggi, stai sicura che verrà a parlare con me, che mi dirà qualcosa, che mi chiederà qualcosa, che vorrà sapere qualcosa della mia vita.
Deve essere la mia faccia. Devono saperlo che sarò gentile con loro, almeno per un po'.
Salvo poi annoiarmi e mandarli a quel paese o più semplicemente intimarli a farsi gli affaracci loro che voglio dire, Londra è piena di gente e cosa devi sapere cosa sto ascoltando IO in quel momento. E dove vado, e con chi sto parlando al telefono. E cosa leggo.
Io sono come la carta moschicida per le mosche. Li attraggo tutti questi soggetti particolari.
E' da quella volta alla stazione di Bologna che il mio destino da esca per gente mentalmente problematica mi perseguita.
Il giorno dopo iniziava l'università, nel lontano 2005. Scendo dal treno e questo punkabbestia con due cani e un leggero odore di molte poche docce e molte notti passate tra i suoi cani mi comincia a parlare. Segue dialogo:
"OH BELLA! Ce l'hai uno spiccio per il biglietto?"
"No, mi spiace."
"Una sigaretta?"
"No, non fumo."
"Un accendino?"
"Ma no. Non fumo."
"Una cartina?"
"Cazzo ma non fumo!"
"Vabbè ma che cazzo ci fai allora a Bologna. Vaffanculo."
Punkabbestia arrabbiato deve avermi mandato una maledizione.
Da quel giorno, capitano tutte a me.
E se avevo quasi dimenticato lo spazzino che era certo del mio essere lesbica, e cercavo di rimuovere quello che alle 4 di mattina alla fermata dell'autobus mi ha chiesto se ascoltavo più volentieri Beethoven o Chopin, e quello che in metro si era messo a leggere i miei messaggi e a scuotere la testa leggendo le mie risposte, l'altra sera davanti al primo indovino alcolizzato della mia vita non ho potuto fare a meno di pensare che devo proprio essere il loro soggetto preferito.
Perché questo mi ha vista, e ha capito tutto della mia vita sentimentale. Tutto.
Sono le 2 di notte. Chiuso il pub. Io e il manager ci avviamo verso l'autobus. Ci salutiamo con bacio sulla guancia. Attraverso la strada.
Noto uno, birra in mano, barcollante, che mi fissa. Penso che sia la mia immaginazione. E invece no.
Tizio barcollante con birra in mano punta dritto verso di me. Dritto verso di me. Per quanto poteva sembrare dritto con tutto quel barcollamento.
Io cerco di camminare più veloce, quello mi punta. Mi ferma. E inizia a parlarmi.
"Lui ti vuole."
"Cosa?!"
"Quello la, quello che hai salutato. Lui ti ama. YOU GO FOR IT." Tradotto anche in italiano con: "CORRI A FARTELO."
"Ehm, non penso proprio."
"Ma cosa dici. Quello è perso. Fattelo. Divertiti. Poi fammi sapere."
"QUELLO E' GAY."
"Dici? Ma va. No. Voi vi amate. Lo sento."
Lui lo sentiva, capito. Lui sentiva che io e il manager dichiaratamente gay ci amiamo.
E io sentivo che dopo due passi quello avrebbe vomitato.
E infatti, oh. Indovina?
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