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Influencer ante litteram

Da Lorenzorobertoquaglia

Influencer ante litteram

L'Adorazione dei Magi di Paolo Veronese


Da alcuni anni sempre più spesso ci imbattiamo nel termine influencer. Il Corriere della Sera di oggi, domenica 3 febbraio, vi dedica addirittura una pagina intera, la numero 19, a firma di Candida Morvillo. 
Ma chi è un influencer e, soprattutto, di cosa si occupa?
Il termine si trova di solito abbinato alla parola marketing (influencer marketing) e viene utilizzato nel mondo dei social network (Facebook, YouTube, Instagram ecc.).
Si può definire un influencer un utente di questi social (quindi una qualsiasi persona che abbia aperto un proprio profilo utente su uno di questi social) che pubblichi tramite di essi, foto, video o altri generi di contenuti (qualche frase o commento, possibilmente di senso compiuto). Il quidin più che deve possedere un influencer, rispetto ad un comune utente, consiste però nella sua capacità di “influenzare” altri utenti (definiti in gergo social i propri follower – seguaci).
Questo è il vero “potere” che definisce e detiene un influencer: condizionare le scelte dei propri seguaci. A fare cosa? Beh, qui entra in gioco l’altra parola abbinata a influencer: marketing. Le definizioni di marketing sono molteplici, ma tutte hanno a che fare con la parola vendita. Allora possiamo dire in estrema sintesi che l’influencer ha il potere (o si presume che abbia, o ritiene di avere, a seconda dei casi) di orientare i consumi dei suoi seguaci.
Rimane però ancora un aspetto da valutare, per comprendere appieno il ruolo dell’influencer. Per essere veramente tale, l’utente influencer deve essere ritenuto dai suoi seguaci “affidabile” e “credibile”. E come si diventa affidabili o credibili nel mondo dei social? Dipende dal numero di seguaci che si riesce a tenere legati al proprio profilo: per darvi un’idea, alcuni influencer italiani hanno 16 milioni di follower (Chiara Ferragni) e 11,5 milioni (Gianluca Vacchi). Più seguaci, più credibilità, più affidabilità, più guadagno.
Eh sì, perché i maggiori influencer, anche solo per pubblicare una foto, un commento, un video di alcuni minuti dove compaiono con qualche oggetto o con qualche vestito addosso, ricevono un mucchio di soldi. Quanto vale il lavoro sui social? I prezzi di mercato possono oscillare tra un minimo e un massimo, e dipende da quale influencer lo pubblica e su quale canale. Un post su YouTube può andare da 10.000 a 250.000 euro; un post su Facebook da 5.000 a 150.000 euro; un post su Instagram da 5.000 a 100.000 euro. I prezzi chiaramente si riferiscono a top influencer con milioni di seguaci in giro per il mondo, ma comunque rende l’idea del giro d’affari che potenzialmente si può generare con i canali social. Di cosa si occupano gli influencer? Gli argomenti sono certamente di spessore e per tutti i gusti: in rete si trovano travel influencer che si occupano di viaggi, fashion influencer che sviluppano, seguono e anticipano la moda, poi vi sono i fitness influencer che possono spaziare dal campo degli integratori alimentari all’abbigliamento sportivo. Infine, i food influencer vi permettono di conoscere i piatti più caratteristici di tutto il mondo. Da poco si sta sviluppando una nuova categoria di influencer, i book influencer: persone che postano su Instagram una foto con una copertina, oppure un video dove presentano o commentano un libro e si auto definiscono influencer culturali.
Personalmente, ho avuto la fortuna di vivere la mia gioventù in un tempo in cui avevo come influencer culturale la “terza pagina” del Corriere e le persone che mi hanno “influenzato” si chiamavano Afeltra, Biagi, Fallaci, Montanelli, Pasolini, Pivano solo per citarne alcuni e in ordine alfabetico.
Intendiamoci, non ho nulla contro le persone che, sfruttando la tecnologia ora disponibile, i social media, pensano di essersi inventate questo lavoro. Mi domando solo: ma i milioni di follower che seguono attraverso i social quello che pubblicano giornalmente questi influencer che cosa cercano in questi contatti? Perché ogni giorno si collegano a questo o quel social per vedere la foto o il video postato da tizia o caio? Qual è il desiderio che li tiene collegati: è semplice curiosità o c’è dell’altro?
Nel paragrafo precedente ho scritto “pensano di essersi inventate un lavoro”, perché recentemente sono stato al Museo Diocesano di Milano e ho avuto la fortuna di ammirare il capolavoro del pittore Paolo Veronese, l’Adorazione dei Magi, “traslocato” in quella sede per le festività natalizie, per gentile concessione della Chiesa di Santa Corona a Vicenza, dove di solito è collocato.
Veronese dipinge l’opera nel 1573, quando ha 45 anni. È nel pieno della sua attività artistica, è affermato e riconosciuto affidabile e credibile come pittore. Riceve da un importante e ricco signore della sua città, Vicenza, una somma per dipingere un’opera che dovrà rendergli onore e garantire fama nel tempo.
E il genio di Paolo Veronese ci propone l’Adorazione dei Magi dove i mantelli indossati dai tre maghi raffigurano le stoffe preziose, prodotte dal ricco committente dell’opera, che trova posto anche lui nella parte sinistra del dipinto. La finezza della pennellata del pittore rende alla perfezione la qualità e il colore delle stoffe tessute e vendute in tutte le corti d’Europa dal committente che si assicura in questo modo la massima forma di pubblicità consentita alla sua epoca. 
Paolo Veronese si può quindi definire un influencer ante litteram.
Passati i secoli, e perso il valore delle informazioni di marketing sull’attività tessile e commerciale del committente del quadro, cosa ci resta? Per fortuna, ci rimane l’opera straordinaria di Paolo Veronese; anche se non tutti conoscono la storia del dipinto, non importa poi molto: per l'Adorazione dei magi ci sarà sempre un posto nei libri di storia dell’arte.
Ma tra cinquecento anni, che cosa verrà ricordato degli influencer dei primi anni del XXI secolo?

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