Magazine Psicologia

Influencer e Social Web.

Da Elisabettaricco

E’ ormai da più di vent’anni che è iniziata a livello mondiale una conversazione stimolante attraverso Internet e tante persone stanno scoprendo e inventando nuovi modi di condividere le conoscenze, le competenze, la loro vita, tutto con una incredibile rapidità.

I mercati stanno diventando sempre più intelligenti e veloci a tal punto da trasformare in maniera radicale le abitudini dei consumatori ed indurre un cambio di paradigma del marketing contemporaneo. Il celebre sociologo e mass-mediologo canadese Marshall Mc Luhan già nel 1968 aveva profeticamente intuito che grazie ai nuovi media, il mondo stava diventando davvero un “villaggio globale”.

Si basti pensare all’uso dei nostri smartphone, con una tecnologia intuitiva (vedi i prodotti Apple) i quali hanno permesso di vivere un’esperienza diretta, cambiato i nostri processi di acquisto, basti pensare all’e-commerce. Da millenni la società è fatta di piazze e mercati che oggi sono anche virtuali: Facebook, Instagram, Amazon e altri.

Gli individui post moderni (quelli dell’era internet) hanno creato un nuovo processo di acquisto e acquistare diviene un’attività ricreativa anche di natura psicologica. Ricerchiamo il prodotto che ci interessa, in giro per il web, ne confrontiamo l’esperienza con amici parenti o persone in grado di consigliarci. Prenotiamo le nostre vacanze sulle APP dei voli mentre sorseggiamo drink adagiati sul nostro divano.

Per non parlare delle piattaforme tipo Spotify o Netflix nelle quali dopo aver fruito dell’ascolto di una musica o la visione di un film, ci propongono altri contenuti commerciali sulla base delle nostre preferenze. Questo è sicuramente un salto di livello logico nel nostro rapporto con il web.

Ciò detto i brand non solo hanno a che fare con dei consumatori sempre più raffinati, evoluti e consapevoli ma anche con delle nuove figure di riferimento, come blogger e utenti influenti della rete, ovvero gli influencer sempre più autorevoli e competenti in ambiti specifici. Sono infatti persone molto attive nella rete, che scrivono, commentano, testano, e recensiscono prodotti con un impegno costante e conoscenze approfondite, diventando così capaci di creare, intorno alla loro reputazione di credibilità, un certo numero di follower talvolta delle vere proprie community riunite dall’interesse e dalla passione per un certo argomento, o prodotto o settore.

Da sempre nelle strategie commerciali delle aziende via è stato quello di sfruttare persone influenti a vantaggio del proprio business. Anche quando Internet e i social web non esistevano, si usava il potere persuasivo di alcuni “influenzatori“, basti pensare ai consigli del nostro negoziante di fiducia, ai consigli del nostro medico o di una persona che deputiamo avere una precisa competenza o un personaggio pubblico.

Possiamo dividere gli influencer prima del web, in tre gruppi.
Il primo comprende individui che, dato il ruolo, sono coinvolti nelle decisioni di acquisto di aziende o privati: consulenti, manager, figure tecniche in genere fino ai cosiddetti “prescrittori“ veri e propri intermediari capaci di guidare all’acquisto ( medici, farmacisti ecc).
La seconda tipologia è costituita da celebrità: attori, cantanti, VIP, uomini d’affari, alle quali far provare o usare il pubblico ovviamente un prodotto.
Il terzo gruppo è costituito dei giornalisti i quali possono orientare l’opinione dei lettori attraverso i loro articoli o i programmi televisivi o radiofonici da loro tenuti.

L’influencer di oggi si differenziano da quelli di un tempo per la creatività con cui comunicano e conquistano il pubblico. La loro creatività infatti consiste in una serie di abilità comunicative che, combinate con le competenze e la sensibilità verso il tema di cui si occupa, ne decreta il successo.
Il successo dell’influencer è principalmente frutto del suo stile, del modo in cui si pone verso il pubblico. Il mood dei contenuti pubblicati è colloquiale e amichevole, talvolta anche personale va da sé che trasmetta autenticità. È proprio questa caratteristica che permette la nascita di un rapporto di stima con i follower, basato sulla fiducia. Si parlano, si ascoltano, si scrivono, si leggono, e in molti casi si rispondono. Tutto ciò un brand non potrà mai conquistarlo perché è quel fattore personale, relazionale, condiviso che caratterizza i nuovi rapporti tra l’influencer e i follower.

Un altro aspetto vincente dei blogger è che non è percepito come un lavoro, ogni loro contenuto è condiviso ma è automaticamente interpretato come una comunicazione spontanea e pertanto credibile. Va da sé che i follower possono apprezzare con un like e condividere compiendo un atto sociale altrettanto spontaneo. Queste sono interazioni che generano il cosiddetto Word of Mouth (WOM) ovvero il passaparola digitale ed è proprio questa combinazione fra i like ricevuti e il WOM generato che da un lato accresce la platea dei bravi influencer e dall’altro fa gola alle aziende che hanno l’interesse a trovare un modo nuovo di conversare in maniera autentica e positiva circa il loro brand.
Oggi lavorare su WOM è la più efficace forma di marketing.

A questo punto qualche domanda per riflettere  a livello della clinica sistemica:

  1. Come per il mondo reale degli artisti, cantanti e attori, quanti giovani post moderni che intraprendono fin da adolescenti questo tipo di carriera, trascorrendo ore sul Pc, riusciranno a trarne guadagni?
  2. Quanti i genitori pronti ad accettare le modalità conseguenti ai nuovi percorsi di vita?
  3. Che percentuale di giovani delusi dall’insuccesso, cadranno nel mondo dei facili guadagni del gioco on line o di altre scorciatoie economiche che si moltiplicano sul web (truffe, commerci illeciti, azioni di violazione della privacy e ricatti?
  4. La perdita del lavoro per la chiusura dei negozi in piazza o dei grandi complessi commerciali potrà essere compensata dalla trasformazione del processo di vendita?

Bibliografia

Mente e Cervello n. 144, Anno XIV


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