Inside #SalTo15 - Day 2

Da Scriptomanti

Salone bagnato, salone fortunato? Ieri sera, dopo aver pubblicato il riepilogo del
Parrebbe di sì; vediamo perché.
Day 1, ho ricevuto su Whatsapp il seguente messaggio da parte del Benny:

Visto che sono un tipo mattiniero e sarei comunque giunto a Torino molto presto, indipendentemente dalla prestanza fisica del mio compare, o dal diluvio noetico che mi ha accolto al mio risveglio, ne ho approfittato per contattare una mia amica, fotografa provetta, appassionata ornitologa, esperta ricercatrice nel campo dei dung beetles, atletica, gnocca, single, insomma uomini cosa state aspettando?, per organizzare una colazione insieme e fare quattro chiacchiere.
Ha pagato lei.
Hell yeah, la giornata è iniziata bene.
Transitando da una ciancia all'altra, è spuntato fuori, non ricordo come, l'argomento sciopero dei mezzi pubblici, previsto per la giornata 15 Maggio.
Perdindirindella, in realtà non mi sono espresso proprio in questi termini: mi ero dimenticato di verificare la notizia e di controllare le eventuali fasce orarie garantite.
Google alla mano, ho aperto il sito della GTT, già temendo di dover tornare a casa prima del previsto.

In effetti, chiudere l'unico servizio di metropolitana che conduca al Salone Internazionale del Libro durante il suo svolgimento, e in concomitanza con una fioritura primaverile di turisti per tutta la città, pareva proprio brutto. Tra un pettegolezzo e un caffè, tra risate e
Che culo; un vero intervento divino!
Ringraziamo il dio Denaro, che ci segue sempre con grande affetto.
Le corsie erano più popolate rispetto alla giornata precedente, ma c'era ancora una relativa calma; prima che le scolaresche iniziassero a sciamare nello stand, impedendo ogni tentativo di accesso, mi sono fiondato da Giunti per cercare di ottenere un tesoro che giovedì mi era stato precluso. brioches mangiate a scrocco, si sono fatte le dieci e per la seconda volta ho messo piede nel #SalTo15.

Le ragazze erano appena uscite per un giro promozionale ma, grazie all'organizzazione molto torinese dei padiglioni, tutta cardi e decumani, sono riuscito a compiere un'abile manovra di accerchiamento e di incontrarle " face to face con somma nonchalance. "Salve, posso lasciarle un volantino?"
"Certo. Posso avere anche una di quelle?" Ho chiesto, indicando le shopper che teneva appese al braccio. Ecco a lei".
E la presi. [cit.]
Dopo tanta fortuna, ho deciso che sarebbe stato assai prudente cercare un rifugio dalle rivendicazioni del karma, chiedendo asilo al tempio ricostruito della Gran Loggia d'Italia.
È stato così che, alle undici ho avuto il piacere di ascoltare i fratelli Massoni parlare del tema:
Simbologia muratoria e Regime Notturno. La Nera serenità dell'Astro femminile.
Non chiedetemi che cosa questo voglia dire.
Non ne ho la più pallida idea.
I Massoni sono uno spasso.
Penso di avere un vocabolario abbastanza ricco, e spesso mi capita di dover spiegare il significato di certe parole, magari tecnicismi biologici o gergo spinto da nerd: con loro, invece, ho riprovato dopo tanto tempo la genuina sensazione di sentire una frase e di non capirne il significato perché due terzi delle parole che la compongono mi sono del tutto nuove.
L'idea che mi sono fatto, comunque, è che si trattasse di una supercazzola misticheggiante.

L'interrogativo di partenza è stato: poiché nel rito iniziatico si fa esplicito riferimento a una componente solare, e perciò maschile, la massoneria tende ad escludere le donne?

Il Gran Maestro ha detto no.

"Vedete il compasso? È lo strumento con cui si disegna il cerchio, che rappresenta la circolarità (e grazie al cavolo, aggiungo io) che è quindi metafora dell'utero femminile".

"Vedete la pianta del tempio massonico? È rettangolare e ha una sola uscita, proprio a simboleggiare l'utero materno".

"Vedete il triangolo sacro? Altro non è che la forma rovesciata di un utero".

A quel punto, mi sarei voluto alzare in mezzo a tutti quei confratelli, e solo confratelli badate bene, e chiedere: "Gran Maestro, è evidente che il rito massonico consideri ed apprezzi la donna; ma allora la f**a dov'è?"

Lo so, sarebbe stato un po' rude.

Forse è per questo che non mi hanno insegnato la loro stretta di mano segreta.

Quando poi hanno cominciato a raccontare il mito di Pistis Sophia, eona un po' tonta che si è fatta fregare dall'arconte Faccia di Leone, ho abbandonato la loggia per cercare Benny e, dato che nel frattempo si era fatta la mezza, un posto dove riposare le stanche natiche e pranzare.

Anche se ero stato seduto fino ad allora.

Il Lingotto è un fottuto bunker: per pubblicare quattro Tweet, o nel caso del Buon, chattare qualche riga di Whatsapp, bisogna andare in giro come rabdomanti alla ricerca di quello spazio francobollare dove ci sia segnale, con la diretta conseguenza che, nel primo pomeriggio, avevamo entrambi lo smartphone quasi scarico.
Disdetta.

Per rimediare siamo stati obbligati a seguire una conferenza su Mush & Go presso il Future Lab, l'area tecnologica dedicata ai libri del domani; unico sito della fiera dove ci fossero delle prese di corrente alle quali poter collegare il caricabatterie.

Oltre ai due relatori, super entusiasti, il pubblico era composto da quattro esperti nel campo, nelle prime due file, e gli Scriptomanti, in fondo.

Con il presentatore che cercava di coinvolgerci tutti e noi che non avevamo il cuore di dirgli che ci trovavamo lì solo per parassitare un po' di corrente elettrica.

Di nuovo carichi e pimpanti, il rush finale del pomeriggio è stato all'insegna dei VIPs, e fatelo sentire quel Ps sputacchiante mentre lo leggete.

"Mozzo, guarda! Massimo Carlotto!".

"Oh, Benny, ma quello non è Andrea Vitali?"

"Massì, l'autore di romanzi".

"Mozzo, è appena passato Enzo Bianchi".

"Ma quel teologo che scrive su La Stampa!"

"Ho la faccia di uno che legge La Stampa?"

E così via anche con Cristicchi e Mieli; gli unici che hanno ricevuto il doppio riconoscimento sono stati Guido Catalano e Zerocalcare.

Quest'ultimo in catene presso lo stand della Bao, a produrre in serie disegnetti per i fan fino a un istante prima dell'incontro che si sarebbe tenuto alle 16,30 e al quale avremmo partecipato come pubblico.

L'ultima conferenza della giornata.

"Vorrei ringraziare Michele per essere qui con noi".

Ce lo siamo chiesti in coro.

Perché oggi abbiamo scoperto che Zerocalcare si chiama Michele.


Potrebbero interessarti anche :

Possono interessarti anche questi articoli :