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Intelligenza artificiale e stupidità umana

Creato il 02 novembre 2017 da Albertocapece

Intelligenza artificiale e stupidità umanaIn queste due settimane ho avuto modo di scontrarmi con l’intelligenza artificiale, ovvero con la stupidità silicea, meglio la stupidity, visto l’ambito, la mentalità e la cultura in cui sta incubando: per due volte mi sono messo nel ginepraio di Paypal, evidentemente costruito per rendere le cose difficili agli uomini e facile alle macchine presunte intelligenti, per chiedere che cosa ne fosse stato di un modestissimo pagamento che mi era arrivato tramite questa sorta di scambiatore immateriale. Ma tutte e due le volte non ho avuto alcuna spiegazione ritagliata sul mio caso: il sistema mi ha inviato per due volte il medesimo polpettone di spiegazioni generiche riguardanti molte situazioni diverse tra le quali poter scegliere un’ipotesi, senza sapere se è quella giusta. In realtà il sistema, mentre permette alla società di fare molti risparmi sul personale e regalare profitti stratosferici, mette in piedi sistemi intelligenti che in definitiva sfruttano l’intelligenza oltre che la pazienza dei clienti .

Il lato nascosto della cosiddetta intelligenza artificiale che è essa è appunto intelligente in un mondo istupidito o per uscire dal gioco di parole, lo è solo nel mondo che essa stessa crea e in qualche modo, grazie alla forza dei suoi padroni, impone. E’ nata come tentativo di dare alle macchine una sorta di comportamento umano, ma lo ha fatto a partire da comportamenti già schematizzati e standardizzati, anzi, se volessimo andare a fondo, da comportamenti e modalità standardizzate all’interno di una certa società e dei suoi rapporti. Non a caso i primi successi sono arrivati nei giochi di strategia, come scacchi o go dove la maggiore potenza di calcolo di un computer è vincente all’interno di regole stringenti nelle quali  la programmazione può facilmente coprire molte possibilità e l’eventuale autoapprendimento si svolge su binari molto rigidi. Analogamente il successo della guida automatica richiede che tutta la viabilità e le strade si adattino ad essa e che i comportamenti di guida siano estremamente standardizzati, ovvero che non ci siano più guidatori umani in grado di avere azioni e reazioni imprevedibili o irrazionali. Nello stesso modo l’intelligenza artificiale immessa nei servizi, richiede una normalizzazione dell’essere umano e della società oltre che uno spaventoso impoverimento delle lingue e del loro contenuto.

Sono la persona forse più lontana dal misoneismo o da ciò che viene comunemente definito luddismo, anche se il fenomeno è stato radicalmente differente da ciò che ci viene raccontato nelle narrazioni capitaliste ad uso popolare visto che la distruzione delle macchine non tendeva affatto ad eliminarle in sé, ma a combattere il vuoto di dignità e di diritti che esse avevano creato grazie alle gestioni padronali. Tuttavia in un certo senso ci troviamo in una situazione in cui le nuove tecnologie di ogni tipo servono a espellere la gente dal lavoro, a creare una sorta di standard comportamentale ed emotivo funzionale ad ammansire le masse e plagiare gli individui perché accettino un modello predefinito dalle oligarchie. Il fatto è che queste rivoluzioni concentriche e simili ad una matrioska al contrario, si sono sviluppate, non certo a caso, proprio nel momento in cui la dialettica sociale e politica è venuta progressivamente meno e dunque il controllo sul nuovo è stato completamente sottratto alle comunità, agli stati, al discorso pubblico per essere lasciato solo agli interessi privati che finiranno per determinare a loro piacimento le logiche in cui esso si incanalerà. E che possono essere facilmente delineate visto che già sono in atto: un basso impero con grandi masse disoccupate e sfruttate, che vivono di sussidi, di poco panem et molti circenses perché dopotutto bisogna vendere la produzione o magari impegnate in guerre di sfoltimento demografico. Ma senza alcuna dignità, speranze o futuro, in una condizione sempre più passiva simile a quella di celebri distopie.

In realtà non c’è alcuna necessità storica che sia questo l’esito infausto: al contrario l’intelligenza artificiale e le tecnologie ad esse collegate potrebbero invece dar vita a molti e diversi modelli tra cui anche quello di produzione diffusa, visto che questa non necessità più della concentrazione fordista che coniuga insieme disumanizzazione, sfruttamento, profitto e potere. Tutte le pinzillacchere condite di anglicismi insensati e utilizzati proprio per nascondere la realtà anche a se stessi, con le quali ci si vorrebbe illudere che il lavoro perso in fabbrica e in ufficio sarà sostituito da nuove mansioni sono pure sciocchezze, visto che il rateo di sostituzione, ben che vada, sarà di 10 a 1 inizialmente e molto superiore in seguito: si tratta del tentativo di far credere che tutto potrà essere assorbito all’interno della società neoliberista.  Ma senza nuove iniziative politiche, nuove prospettive, nuovo protagonismo dal basso sarà praticamente impossibile deviare il cammino che ci impone la logica dell’accumulazione capitalista in un mondo però in cui questa non si presenta più come necessità storica, ma come abuso. Anzi paradossalmente come anacronismo.

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