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Inter, Spalletti chiamato a rimettere la chiesa al centro del villaggio. Con Mancini…

Creato il 24 dicembre 2017 da Agentianonimi
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Seconda sconfitta consecutiva e 4 gol in due partite. Tutto ciò a cui l’Inter di Spalletti ci aveva abituato è scomparso. Solidità difensiva e gioco fluido hanno lasciato il posto a incertezze, dubbi e gestione del pallone macchinosa.  Ora i nerazzurri sono terzi, a -5 dal Napoli capolista e a +2 sulla Roma, vale a dire dal quarto posto, ultimo slot per andare in Champions.

Una situazione analoga, come potrete ricordare, è accaduta anche a Mancini due stagioni fa. Sempre sotto Natale, sempre alla vigilia di Milan e Lazio. Una prova di forza a cui l’Inter è chiamata a rispondere, ancora una volta. Proprio la sconfitta casalinga contro la Lazio segnò per i nerazzurri un declino inesorabile che portò, poi, all’ottavo posto a fine stagione.

Tuttavia, l’Inter di Mancini e quella di Spalletti, sono ben distanti dall’essere simili. La situazione del calendario, il cinismo della squadra, la giusta mentalità (fino a dicembre), per il resto differenze abissali. Non per sminuire l’operato di Luciano da Certosa, ma l’autentico miracolo da Roberto da Jesi non è stato mai celebrato: una squadra fisica, poco tecnica, efficace quanto basta. Un gol per vincere, raramente più di uno. Una difesa pressappoco identica, con il solo Murillo come novità rispetto a quela attuale, ma un centrocampo fisico e poco qualitativo: Kondogbia, Medel, Felipe Melo.

Insomma, Spalletti ha in mano una rosa certamente meno ampia, ma con doti tecniche migliorate. La difesa, migliore del campionato prima del match contro l’Udinese, ha subito un calo mentale anche per colpa di un centrocampo poco reattivo. Borja Valero sembra correre a vuoto, si stanca subito e non legge più situazioni di gioco come ad inizio campionato; Gagliardini e Vecino non danno più strappi importanti alla squadra, ma si limitano ai passaggi in orizzontale; Perisic si limita al proprio lavoro, senza incidere, così come i cross sterili di Candreva.

Che il vero problema sia il trequartista? Se l’Inter del Mancio poteva contare su Ljajic e Jovetic e il camaleontico 4-3-1-2, il modulo spallettiano de 4-2-3-1 con degli interpreti come Perisic e Candreva deve dare risultati migliori. E Brozovic e Joao Mario, dopo le prestazioni più che deludenti potrebbero lasciare spazio al nome nuovo di Pastore. Se fosse veramente lui la risoluzione a tutti i problemi? Fatto sta che Spalletti deve riportare la chiesa al centro del villaggio, come disse una volta un saggio. Altrimenti si rischia di lasciar correre punti, senza accorgersi di avere in mano oro e dimenticandosi di quanto legno c’era prima in squadra.

a cura di Matteo Tombolini (@MatteoTomb)

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