Magazine Musica

Internationale Hugo-Wolf-Akademie – Robert Holl e Graham Johnson

Creato il 31 ottobre 2017 da Gianguido Mussomeli @mozart200657
Internationale Hugo-Wolf-Akademie – Robert Holl e Graham JohnsonFoto ©Ellen Van Lier/FB

La stagione liederistica della Internationale Hugo-Wolf-Akademie presenta quest’ anno una serie di appuntamenti molto interessanti. Assolutamente imperdibile era il concerto che il sodalizio ha organizzato per festeggiare il settantesimo compleanno di Robert Holl, il basso olandese che in questa serata tenutasi nella Vortragsaal della Staatsgallerie, il principale museo di Stuttgart, si è esibito insieme a Graham Johnson, pianista rhodesiano naturalizzato inglese che rappresenta un’ autentica leggenda vivente nel campo della liederistica del nostro tempo. Robert Holl, che è nato a Rotterdam ed stato allievo di un mito del canto come Hans Hotter, in quarantacinque anni di carriera ha raggiunto i massimi livelli di notorietà internazionale sia come interprete di ruoli come Gurnemanz, Hans Sachs e König Marke in tutti i più grandi teatri del mondo e per diverse volte anche a Bayreuth, ma soprattutto come concertista e liederista che ha lavorato insieme a direttori del calibro di Claudio Abbado, Bernard Haitink, Eugen Jochum, Daniel Barenboim e Nikolaus Harnoncourt che lo ha voluto come solista in decine di incisioni bachiane e mozartiane. Nel campo del Lieder la carriera del basso olandese è documentata da una vasta discografia che comprende pressoché tutta la maggiore letteratura e i grandi cicli come la Winterreise, Die schöne Müllerin e il Dichterliebe incisi diverse volte, oltre a più di cento proprie composizioni. Di Graham Johnson, anche lui allievo di due nomi storici del pianismo liederistico come Geoffrey Parsons e Gerald Moore, si può solo ricordare che, oltre a essere uno tra i più reputati accompagnatori liederistici degli ultimi decenni, ha scritto pagine fondamentali della letteratura musicologica culminate nella sua monumentale monografia in tre volumi intitolata Franz Schubert – The Complete Songs, pubblicata nel 2014.

Avendo ascoltato Robert Holl diverse volte negli anni Ottanta e Novanta del secolo scorso e conoscendo bene parecchie tra le sue incisioni più famose, non ho voluto perdere l’ opportunità di sentirlo ancora una volta, forse l’ ultima. Il basso olandese ha iniziato la serata in maniera prudente, con tre pagine schubertiane nelle quali si avvertiva una certa durezza di suono e qualche incertezza nel legato. Succede sempre cosí con i cantanti anziani, in quanto dopo una certa età la voce necessita di più tempo per scaldarsi. Infatti nei cinque Lieder di Pfitzner che seguivano, lo strumento di Holl ha progressivamente ritrovato tutte le sue risonanze e qualità timbriche. La voce del basso olandese è ancora piena e ferma, con pochissime oscillazioni e solo qualche durezza nelle note alte, che del resto il cantante non ha mai avuto facilissime neppure durante i suoi anni migliori. Il programma impaginato da Holl comprendeva una serie di brani accomunati dal tono di meditazione sull’ avanzare del tempo e dell’ età, quasi di tono autobiografico in un’ atmosfera generale di malinconia riflessiva stupendamente sottolineata dalle sfumature di un fraseggio che rivela uno scavo analitico della parola e un dominio della dinamica assoltamente da artista di grande classe. Splendida, sotto questo punto di vista, l’ esecuzione di In Danzig e dei due Sonette dall’ op. 41, l’ ultimo lavoro liederistico di Hans Pfitzner, per la commossa intensità dell’ interpretazione.

Di altissimo livello anche la seconda parte, aperta da quattro brani di Hugo Wolf. I Lieder del compositore austro-sloveno sono veri e propri bozzetti teatrali in miniatura e richiedono agli interpreti una capacità di caratterizzazione sintetica e immediata. Splendida, in questo senso, l’ esecuzione di Denk’ es o Seele in cui Graham johnson ha compiuto un vero miracolo di raffinatezza nella realizzazione della parte pianistica, ma di livello ancora superiore mi è appasra la lettura dei Drei Lieder nach Gedichten von Michelengelo, estremo capolavoro uscito da una mente ormai alle soglie della follia in cui Robert Holl ha messo in mostra tutto il suo carisma interpretativo ottenendo sfumature di accento davvero da liederista di classe eccelsa. Di livello altrettanto elevato i Vier Ernste Gesänge op. 121 di Brahms, un’ altra stupenda meditazione sulla morte composta dal musicista amburghese in un periodo segnato da esperienze amare come la scomparsa del suo grande amico e collaboratore Hans von Bülow e la grave malattia di Clara Schumann, sua grande amica e sostenitrice artistica. Qui Robert Holl e Graham Johnson hanno raggiunto i massimi esiti artistici della serata, con un’ esecuzione avvincente per la commossa, sobria e severa drammaticità del canto perfettamente sostenuta da una parte pianistica realizzata con assoluta attenzione nel calibrare i timbri e le dinamiche in perfetta sintonia con la parte vocale. Due bis schubertiani hanno concluso una serata davvero da ricordare, per le emozioni che Robert Holl è stato ancora in grado di regalare al pubblico di Stuttgart.



Potrebbero interessarti anche :

Ritornare alla prima pagina di Logo Paperblog

Possono interessarti anche questi articoli :